rotate-mobile
Domenica, 3 Luglio 2022
Il cantiere previdenziale

Pensioni, dal flop di Quota 100 un tesoretto di 10 miliardi per la riforma previdenziale

Fondi incagliati per anni e poche adesioni: la riforma delle pensioni di Lega e 5 stelle è stata un flop ma ora, finita la sperimentazione, si possono sbloccare circa 10 miliardi di euro

Le domande per il pensionamento tramite Quota 100 accolte dal 2019 al 2021 sono state poco meno di 380 mila, "ampiamente al di sotto di quelle attese". Lo spiega l'ultima analisi dell'Inps e dell'ufficio parlamentare di bilancio che decreta il flop di una delle misure cardine del primo governo Conte, quello gialloverde con M5s e Lega. Presentata come la riforma "anti Fornero" a ricorrere a Quota 100 sono stati soprattutto dipendenti pubblici, 63enne e con 39 anni di contributi. Ma come detto i tassi di adesione nel 2019 e 2020 si sono rivelati inferiori a quelli ipotizzati: ha coinvolto solo un terzo delle persone che avevano maturato il diritto e ha lasciato inalterata la prospettiva previdenziale per la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori. 

Il mancato uso dei fondi accantonati per i previsti prepensionamenti lasciano liberi 10 miliardi di euro. Risparmi che potrebbero dar ossigeno all'azione assistenzale del governo e alle nuove riforme in cantiere, in primis quella delle pensioni. 

La riforma delle pensioni: verso quota 41

"Ci possiamo aspettare il rallentamento della spesa pensionistica sul Pil solo a partire dal 2036, per l'effetto combinato della scomparsa dei pensionati baby-boomers, l'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita e l'applicazione generalizzata delle regole di calcolo contributivo (da 17,4% al 13,3% nel 2070)" spiega la neo presidente di Upb Lilia Cavallari. "Nel 2022 la spesa pensionistica segnerà il 15,7 del Pil in aumento sul 2021 (16,2%), a circa il 33% della spesa corrente e al 29% della spesa totale" osservando come l'incidenza della spesa sia "aumentata a partire dal 2019 per effetto della contrazione dell'economia per la crisi legata al covid e dei pensionamenti di Quota 100".

Le ipotesi attualmente in discussione sulla flessibilità in uscita dal lavoro costano nel triennio 2023-25 da 3,5 a 18 miliardi. Il presidente Inps Pasquale Tridico ha inoltre spiegato che Quota 41, indipendente dal requisito anagrafico, senza incrementi della speranza di vita e con finestre trimestrali, costerebbe 17-18 miliardi. L'opzione del calcolo contributivo, con 64 anni di età e almeno 35 di anzianità contributiva, a condizione di aver maturato un importo della pensione pari ad almeno 2,2 volte l'assegno sociale (anziché 2,8 volte), costerebbe 6 miliardi; infine, l'anticipo della quota contributiva con almeno 63 anni, 20 di contributi e un importo minimo di 1,2 volte l'assegno sociale (al compimento del requisito di vecchiaia viene riconosciuta anche la quota retributiva) costerebbe 3,5 miliardi.

L'opzione di andare in pensione con il regime contributivo a 64 anni a partire da 35 anni di anzianità contributiva abbassando però il coefficiente da 2,8 a 2,2 volte l'assegno sociale, avrebbe un costo nel triennio di circa 6 miliardi. L'altra ipotesi di uscita a 63 anni con almeno 20 anni di contribuzione e un importo di almeno 1,2 volte l'assegno sociale ma soltanto per la parte contributiva, rimandando la parte retributiva al compimento dei 67 anni, costerebbe circa 3 miliardi.

Questi sono i dati, ma il cantiere previdenziale è tutt'alto che chiuso.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Pensioni, dal flop di Quota 100 un tesoretto di 10 miliardi per la riforma previdenziale

Today è in caricamento