Mercoledì, 24 Febbraio 2021

Pensioni e Quota 100: chi può andarci e chi no

Il perno della riforma del sistema previdenziale del governo Lega-M5s è senza dubbio l'uscita dal lavoro anticipata con minimo 62 anni di età e 38 di contributi.  Ma come funziona? A chi conviene? Ecco tutto quello che c'è da sapere

Foto di repertorio

Tra le misure su cui il governo gialloverde punta per superare la legge Fornero e riformare il sistema previdenziale spicca la cosiddetta 'Quota 100', oltre al taglio delle pensioni d'oro e la pensione di cittadinanza fino a 780 euro al mese. Tali misure, inserite nel disegno di legge della Legge di Bilancio che dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2018, salvo cambiamenti nel testo, dovrebbero scattare il prossimo anno. 

Cos'è la Quota 100

Ma come funziona la Quota 100? Chi può usufruirne e quando? Queste sono soltanto alcune delle principali domande che i contribuenti si pongono fin da quando questa novità previdenziale è stata nominata la prima volta. Ecco una guida completa per capire meglio come potrebbero cambiare le uscite dal lavoro nel prossimo futuro.

Quota 100, Opzione donna e pensioni d'oro: cosa cambia sul fronte previdenziale

La Quota 100 non è altro che un meccanismo che consente ai lavoratori di andare in pensione anticipatamente quando la somma dell'età anagrafica e quella degli anni di contributi versati equivale a 100. Il requisito minimo sono i 62 anni di età e di conseguenza i 38 anni di contributi, con quest'ultimo che rimane fermo anche per i contribuenti con età superiore. Per questo motivo, per i lavoratori con 63, 64, 65 e 66 anni si parlerà di Quota 101, 102, 103 e 104. Il discorso cambia per chi raggiunge i 67 anni, che potrà uscire dal lavoro con le vecchie regole, accumulando il requisito minimo di 20 anni di contributi. 

Rischio assegni più bassi

Ma se da un lato lasciare il lavoro in anticipo può essere una bella notizia, esiste anche l'altra faccia della medaglia: le penalizzazioni. Il pensionamento anticipato può comportare assegni più 'snelli' anche del 21-24%. Uno sconto che il presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha quantificato in circa 500 euro in meno per i dipendenti pubblici. Invece, secondo alcune simulazioni riportate dal quotidiano Repubblica, un lavoratore che andrà in pensione a 62 anni con 38 di contributi, invece di prendere 1778 euro al mese, ne prenderà 1.442. Per questo motivo i lavoratori nati tra il 1953 e il 1957, che nel 2019 raggiungeranno un'età compresa tra i 62 e i 66 anni, dovranno pensare bene se scegliere la Quota 100 o continuare a lavorare: il taglio dell'assegno potrebbe variare dal 2% di chi esce con 42 anni di contributi ad un massimo del 20% per chi va in pensione con il requisito contributivo minimo.

Le quattro finestre

Un'altra novità riguardante la Quota 100 è quella delle finestre d'uscita. Infatti, se la riforma venisse approvata definitivamente, non si potrà andare in pensione in qualsiasi momento, ma soltanto nelle quattro finestre che si 'apriranno' ogni tre mesi. Facendo un rapido calcolo, chi raggiungerà i requisiti per l'uscita dal lavoro nel mese di marzo 2019 potrà andarci ad aprile. Quelle successive saranno a luglio e ottobre 2019, e gennaio 2020. Di Maio e Salvini hanno parlato di “Quota 100 da febbraio”, ma in attesa di il testo completo della riforma si suppone che i due vicepremier abbiano fatto riferimento alla possibilità di presentare domanda per l'uscita anticipata a partire da febbraio 2019.

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Divieto di cumulo

I lavoratori che nel 2019 potranno beneficiare della Quota 100 sono circa 380mila, di cui 150mila nella Pubblica Amministrazione. Va ricordato che l'uscita anticipata dal lavoro con questa misura non sarebbe obbligatoria, ma a scelta del contribuente. Ogni persona sarà libera di continuare a lavorare per aumentare gli anni di contributi ed evitare un'assegno previdenziale più basso, o scegliere di andare in pensione, magari perché a rischio esubero in un'azienda in crisi o perché risulta particolarmente conveniente in quel momento. Quello che sarà vietato ai lavoratori che decideranno di andare in pensione con la Quota 100 sarà però il cumulo dei redditi da lavoro con quelli previdenziali.

Ape sociale e Opzione Donna

Come alternative alla Quota 100, la proposta di legge prevede la proroga dell'Ape sociale e dell'Opzione Donna. Quest'ultima misura permette alle donne di lasciare il lavoro a 58-59 anni con 35 anni di contributi, ma con un taglio del 20% della pensione per effetto del calcolo interamente contributivo dell'assegno. In attesa del documento ufficiale, resta da chiarire se tale età tiene conto degli incrementi dell'aspettativa di vita e della decorrenza che è stata tenuta in considerazione fino ad oggi. Ricordiamo inoltre che si può usufruirne del pensionamento anticipato soltanto accettando esclusivamente il sistema di calcolo contributivo.

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Uscita in anticipo rispetto alla Fornero

Il superamento della legge Fornero era uno dei punti chiave del programma di governo Lega-M5s, che con la Quota 100 intendono abrogare il meccanismo dalla legge approvata durante il Governo Monti. Così facendo i lavoratori potranno andare in pensione fino a cinque anni prima di quanto avrebbero potuto fare con la precedente norma.

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