Sabato, 16 Ottobre 2021
Pensioni

Pensioni, su quota 100 più ombre che luci: ecco le ipotesi sul tavolo

I limiti della riforma sono evidenti, ma finora il Pd si è mostrato molto timido sul tema. Una delle opzioni percorribili è quella di uno stop anticipato: per ora però nessuno si sbilancia

L'ultimo studio della Ragioneria generale dello Stato ha riacceso il dibattito sulla così detta quota 100. Secondo l’organo del Mef la riforma approvata lo scorso anno avrà effetti fino al 2036 arrivando a costare la bellezza di 63 miliardi. Una cifra che il presidente dell’Inps Tridico giudica spropositata: a suo dire infatti quota 100 costerà "3,9 miliardi il primo anno, 8 il secondo e 8 l'altro. Quindi meno di 20 miliardi nel triennio". 

Tridico: "Quota 100? Costerà 20 miliardi in tre anni"

"Probabilmente - ha spiegato Tridico commentando lo studio - la Rgs intende qualcos'altro: si intende che qualcuno che va in pensione oggi con quota 100 continuerà a prendere una pensione in futuro, ma questa persona che va in pensione oggi sarebbe comunque andata in pensione a 67 anni. Quindi, quell'ammontare che si somma e diventa 63 miliardi fa parte di una somma che è già prevista". 

Ammesso che sui numeri abbia ragione Tridico non si può certo dire che venti miliardi in tre anni siano una cifra trascurabile. Con i soldi di quota 100 si potrebbero ad esempio tagliare in modo consistente le tasse sul lavoro. Oppure si potrebbe introdurre un assegno universale per chi ha dei figli (come sembra intenzionato a fare il nuovo governo, tra mille difficoltà). O ancora: si potrebbe investire sull’università e sulla ricerca colmando il divario - sempre più ampio  - che ci separa dagli altri Paesi europei in termini di risorse destinate all’istruzione. E così via. 

I limiti della riforma

D’altra parte i limiti di quota 100 sono ormai noti. Secondo quanto comunicato lunedì dallo stesso Tridico finora "abbiamo avuto circa 170mila domande di quota 100 per pensionamento anticipato e questo vuol dire circa la metà rispetto a quanto previsto in sede di relazione tecnica, circa 290mila". Non è chiaro quante siano le domande respinte, ma è un dato di fatto che almeno finora la misura abbia avuto poco appeal tra i potenziali beneficiari, vuoi l’assegno più basso, vuoi per il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro. In poche parole quota 100 costa tanto, ma interessa una platea tutto sommato non così ampia di pensionati.

Delle 176mila domande peraltro solo 45mila sono arrivate da donne, un numero davvero troppo esiguo per non suscitare qualche interrogativo. E ancora: quota 100 è una misura che di fatto esclude chi ha avuto carriere discontinue, con buona pace di chi ha svolto lavori usuranti. E c’è un ultimo aspetto che vale la pena sottolineare: la riforma voluta dal governo giallo-verde "scade" di fatto nel 2021 e creerà pertanto delle disparità di trattamento tra chi riuscirà a beneficiarne e chi resterà fuori.  Si parla di uno "scalone" di ben cinque anni tra un lavoratore che andrà in pensione a dicembre del 2021 e un altro che maturerà i requisiti a gennaio del 2022.  

Pensioni, quale futuro per la quota 100

Quale sarà dunque il futuro di quota 100? Dai banchi dell'opposizione il Pd ha criticato la riforma con toni molto aspri, ma una volta al governo i dem sono sembrati molto più cauti sull'ipotesi di cancellare la riforma. Secondo le indiscrezioni uscite dai giornali negli ultimi giorni, una delle possibilità è quella di uno stop anticipato tra un anno. Tra le altre opzioni (citiamo dal Sole 24 Ore) c'è anche quella di reintrodurre gli adeguamenti automatici all'aspettativa di vita o rimodulare le finestre di uscita. Ma per ora non c'è nulla di concreto. Nessuno si sbilancia. Toccare le pensioni nel nostro Paese vuol dire perdere voti e (purtroppo) non ci sarebbe da stupirsi se alla fine dovesse prevalere il calcolo elettorale. 

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