Giovedì, 15 Aprile 2021

Quota 100, nella sanità pubblica c'è un problema: l'emblematico caso dei chirurghi

Quando (e se) quota 100 entrerà in vigore, alcune stime prevedono che nel Lazio un chirurgo su cinque coglierà l'occasione: "Sarebbe una vera emergenza". E in tutto il Paese sarebbero 70mila i medici verso la pensione

Davvero Quota 100 potrebbe causare un bel po' di difficoltà alla sanità pubblica italiana? Se ne parla da qualche tempo, sin da quando il sindacato Anaao Assomed ha lanciato l'allarme sulle possibili conseguenze negative che l’introduzione di uno dei capisaldi del programma di governo (ma il decreto non c'è ancora, arriverà nel mese di gennaio) potrebbe avere, minando il corretto funzionamento del comparto sanitario. Qual è il cuore del problema? Permettendo l’uscita anticipata a 62 anni - con 38 di contributi - ci potrebbe essere un vero e proprio svuotamento delle “corsie”, perché molti medici potrebbero scegliere di andare in pensione andando così ad influenzare negativamente la qualità del sistema. I giovani medici neo specialisti, infatti, non basterebbero per far fronte alle assenze. La 'Quota 100' non riguarderà i medici di famiglia, i quali fanno riferimento all'Enpam, cassa pensioni privata.

70mila medici verso la pensione

Un po' di numeri (tutte ipotesi, sia chiaro: senza decreto non si può andare oltre) sommando i 45mila medici  che potrebbero andare in pensione con la legge Fornero ai 25mila che potranno usufruire della Quota 100, otteniamo la cifra 'monstre' di 70mila unità.
Come sottolinea il sindacato, oggi  vanno in pensione i nati nel 1952/1953. La curva demografica, elaborata e diffusa dall'Anaao Assomed fin dal 2011, mostra che con quota 100 l'uscita interesserà in pochissimo tempo i nati tra il 1954 e il 1957, più di 25 mila tra medici e dirigenti sanitari. A questo punto bisognere assumere giovani e neo specialisti per sostituire i medici andati in pensione, ma il 'ricambio' dovrebbe essere così rapido da non permettere il trasferimento delle esperienze.

"Non è più sufficiente garantire che non ci saranno tagli né taglietti per la sanità - ha detto il segretario Carlo Palermo - Chi ha responsabilità di governo ha il dovere etico di spiegare come intende affrontare il fenomeno descritto, sia ai colleghi che rimarranno al lavoro in condizioni organizzative sempre più precarie, sia ai cittadini che hanno diritto a cure tempestive, di qualità e sicure. Il Conto annuale dello Stato mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che limitatamente al 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Diversi miliardi, se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi".

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Roma, il caso dei chirurghi 

Esemplificativo è il caso dei chirurghi del Lazio. Oggi come oggi i chirurghi in servizio negli ospedali pubblici di Roma e del Lazio sono 500, molti non lontanissimi dall'età pensionabile. Quando (e se) quota 100 entrerà in vigore, permettendo a chi ha 62 anni d'età e 38 anni di contributi di andare in pensione, alcune stime prevedono che almeno 100 chirurghi di Roma e del Lazio, vale a dire uno su cinque, coglieranno l'occasione al volo. Un bel problema per la sanità pubblica, in tal caso. 

Pierluigi Marini, primario del San Camillo di Roma, e presidente dell'Acoi, l'Associazione dei chirurghi ospedalieri italiani, lo ha fatto presente con chiarezza in un'intervista al Corriere della Sera: "Già ora siamo pochi, ma se davvero un chirurgo su cinque andrà in pensione, sarebbe una vera emergenza. Si rischierebbe di non garantire i livelli minimi assistenziali. I reparti di chirurgia, negli ospedali della capitale e della regione, sono retti da ultrasessantenni. Infatti la generazione dei chirurghi 40enni e 50enni è stata saltata a causa del blocco del turn-over, imposto dalla manovra di rientro dal debito della sanità laziale". Un vuoto prevedibile da anni, perché la fuga dalle sale operatorie degli ospedali pubblici italiani è in atto da tempo.  La soluzione è una sola: aprire una grande stagione di assunzioni in Sanità, eliminando l'anacronistico blocco della spesa per il personale. 

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