Quota 100: in pensione senza verifica, ma c'è il rischio 'trappola'

L'Inps ha dato l'ok a procedere con la liquidazione provvisoria delle domande di pensione quota 100 a partire dal 1° aprile, anche in assenza della Comunicazione Unilav. Usb: "Si rischiano molti contenziosi"

Foto di repertorio

Il 1° aprile 2019 sarà una data storica per i lavoratori italiani in procinto di andare in pensione. Non tanto per qualche 'pesce d'aprile' particolarmente importante, ma perché quest'anno tale data coincide con la prima finestra disponibile per uscire dal lavoro con la cosiddetta 'quota 100', la riforma del sistema previdenziale che prevede la possibilità di andare in pensione con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi. 

Nonostante lunedì 1° aprile sia sempre più vicino, la 'macchina' della quota 100 non è ancora entrata a regime tanto che, in vista del debutto nella prima finestra, l'Inps ha disposto alle direzioni regionali, alle direzioni di coordinamento metropolitano e alla strutture territoriali dell'Istituto, di procedere con la liquidazione provvisoria della domande di pensione quota 100 a partire dal 1° aprile senza verificare l'avvenuta cessazione di attività dei lavoratori dipendenti. L'ordine è contenuto in un messaggio datato 11 marzo e inviato dal direttore generale dell'Inps, Gabriella Di Michele, a tutti gli uffici dell'Istituto di previdenza. Cosa vuol dire? In parole povere che l'Inps inizierà a liquidare le pensioni per i lavoratori che sceglieranno l'uscita con quota 100, anche in assenza del documento Unilav, che attesta l'avvenuta cessazione di un servizio. 

Quota 100, in pensione senza verifica 

Come recita il messaggio del presidente Inps, l'eccezione avverrà soltanto per questa prima finestra: "Esclusivamente per le pensioni quota 100 con decorrenza 1° aprile 2019, atteso il meccanismo della prima finestra utile, si ritiene opportuno consentire in via straordinaria di procedere alla liquidazione provvisoria sulla base delle dichiarazioni di cessazione contenute nella domanda, a ricorrere dei prescritti requisiti, in mancanza di un dato certificato dal datore di lavoro attraverso le comunicazioni obbligatorie Unilav, attestante l'avvenuta cessazione del rapporto di lavoro dipendente".

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Ma c'è un problema, cosa succederebbe nel caso in cui una pensione si rilevasse indebita dopo essere stata liquidata senza il documento Unilav? Come confermato da Gabriella Di Michele, se si dovesse presentare questa eventualità l'ente provvederà al recupero delle somme versate indebitamente, con il pensionato che dovrà restituire gli assegni percepiti: "Rimane fermo che – conclude il messaggio dell'Inps - successivamente alla disponibilità nell'archivio Unilav dei dati relativi alla cessazione, le liquidazioni delle pensioni effettuate in via provvisoria dovranno essere verificate e si dovrà procedere al recupero degli eventuali ratei indebiti corrisposti al richiedente nel caso di difformità tra la dichiarazione resa nella domanda e le informazioni presenti in Unilav".

Quota 100, cos'è il documento Unilav

L'eventualità di concedere l'uscita dal lavoro senza i documenti che verifichino l'effettivo pensionamento del dipendente ha scatenato diversi dubbi, soprattutto tra i sindacati, ma prima di vedere le perplessità emerse, capiamo meglio cos'è il documento Unilav. 

La 'Comunicazione obbligatoria Unificato Lav', abbreviato Unilav, è un modulo standard che il datore di lavoro deve compilare  quando deve comunicare l'assunzione di un dipendente, la cessazione di un rapporto di lavoro (dimissioni o licenziamento), la proroga o la trasformazione di un contratto a tempo determinato. La trasmissione di questo documento da parte dei datori di lavoro, sia pubblici che privati, permette a quest'ultimi di assolvere in un 'sol colpo' gli obblighi nei confronti degli enti come l'Inps (per funzioni legate alla previdenza), l'Inail (per quanto riguarda gli infortuni o le malattie) e l'Ispettorato Nazionale del Lavoro, che invece vigila sulla correttezza dei rapporti di lavoro stipulati.

Quota 100, in pensione senza verifica: ''Rischio contenziosi''

Come detto in precedenza, concedere la pensione senza il documento che attesti la cessazione del rapporto lavorativo potrebbe comportare l'erogazione di assegni previdenziali indebiti e un conseguente lavoro di 'recupero crediti' che potrebbe dar luogo ad uno 'tsunami' di contenziosi. Una criticità espressa anche da Luigi Romagnoli dell'Usb (Unione Sindacale di Base):  "L'Unilav è il documento che dovrebbe garantire l'avvenuta cessazione dal servizio. E invece si dà indicazione di procedere lo stesso alla liquidazione della pensione senza Unilav, rinviando a dopo la verifica. Questa soluzione si presta a un successivo contenzioso e anche a un successivo aggravio del lavoro per gli addetti dell'Inps. Si vuole liquidare velocemente quota 100 per passare all'incasso alle elezioni europee".

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Ma quella relativa al concedere pensioni senza verifica non è l'unica perplessità palesata da Usb: ''Concentrarsi su quota 100 per un organico già ridotto all'osso vuol dire mettere in secondo piano le pensioni ordinarie, con quello che può comportare. Noi chiediamo che le pratiche pensionistiche siano lavorate secondo l'ordine di arrivo, e non preferendo alcune alle altre".

''Infine – conclude Romagnoli -l'ipotesi di cui si parla di uno sportello dedicato per quota 100 di 25 ore settimanali per ogni sede metterebbe ancora più in difficoltà il personale che già a fatica riesce a portare avanti le attività esistenti. E se non bastasse, l'istituto sta pensando a delle aperture di sabato che metterebbero ancora più in crisi il sistema".

Una serie di problematiche che potrebbero rendere 'ostico' l'esordio di quota 100 nella finestra del 1° aprile. Un inizio 'agevolato' dalla mancanza di verifiche, ma che potrebbe riservare diversi 'pesci d'aprile' per i pensionati che, a controlli avvenuti, si troveranno costretti per qualche motivo a restituire la pensione.

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