Mercoledì, 2 Dicembre 2020

Pensioni, verso Quota 102: chi (e quanto) viene penalizzato

L'ipotesi più probabile per il dopo Quota 100 resta quella di permettere il pensionamento con 64 anni di età e 38 di contributi. In arrivo anche un canale privilegiato per i lavoratori usuranti e la Quota 41 per quelli fragili

Foto di repertorio

In pensione a 64 anni di età e 38 di contributi. È questa al momento l’ipotesi più plausibile di riforma del sistema previdenziale per sostituire Quota 100, in scadenza nel 2021. Secondo i dati di Progetica riportati dal “Corriere della Sera” i beneficiari di Quota 102 dovranno però accettare una consistente (ma fisiologica) riduzione dell’assegno: si parla di una pensione più bassa di circa il 4% per ogni anno di anticipo della pensione.

Pensioni, di quanto scende l'importo con Quota 102 

Chi sceglierà di uscire dal lavoro con 3 anni e 8 mesi di anticipo avrà invece una riduzione che potrebbe arrivare anche al 15% del trattamento previdenziale. Non poco. Ma del resto con una minore quota contributiva è del tutto fisiologico che l’importo sia più basso. Del resto già con Quota 100, spiega ancora il “Corsera” chi va in pensione in anticipo accetta una riduzione che dal 2-3% al 14% rispetto a chi sceglie i requisiti ordinari.

In arrivo penalizzazioni ad hoc per chi va prima in pensione?

La riforma che vedrà la luce potrebbe tuttavia prevedere anche penalizzazioni ad hoc per chi sceglie la strada più breve per lasciare il lavoro. Si parla in questo caso di un taglio sull'assegno previdenziale pari al 2,8-3% della quota contributiva. Ma per ora, è bene ribadirlo, si tratta solo di ipotesi. Il dialogo tra governo e parti sociali è solo all’inizio. L’obiettivo è evitare lo scalone di ben cinque anni tra gli esclusi da Quota 100 (ovvero i nati a partire dal 1960) e chi invece rientrerà per poco nei requisiti.

Pensioni, INPS ANSA-2

Quota 41 per i lavoratori fragili

Sul tavolo c’è anche un’altra ipotesi: quella di rendere più facile il pensionamento con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Al momento questa possibilità è concessa solo ai così detti lavoratori precoci e che appartengono a determinate categorie, ma potrebbe essere estesa anche ai lavoratori fragili (ad esempio malati immunodepressi, persone in attesa di trapianto e chi ha altre gravi patologie).

Pensioni, un canale privilegiato per chi svolge lavori usuranti

La nuova riforma dovrebbe prevedere anche un canale privilegiato per chi esegue lavori usuranti. È stato lo stesso premier Giuseppe Conte a ribadire qualche settimana fa che è necessario mettersi “attorno a un tavolo e fare la lista dei mestieri gravosi” perché “ a chi lavora in altoforno, in acciaierie... a loro non possiamo prospettare una vita lavorativa così lunga. Dobbiamo differenziare". Per questi lavoratori si era parlato della possibilità di uscire dal lavoro a 62 anni (o 63) con 37 o 38 anni di contributi. Ma la strada che porta alla nuova riforma è ancora molto lunga.  

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