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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Un cantiere aperto

Pensioni: cosa cambia con Quota 102, Opzione donna e Ape sociale

Nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri c'è la soluzione ponte dopo l'esaurimento a fine 2021 di Quota 100: si potrà accedere all'indennità dell'Inps con 64 anni di età e 38 di contributi. Stretta anche sull'esodo delle lavoratrici. Tutte le novità

Dodici mesi di Quota 102 per superare Quota 100, la misura sperimentale che per tre anni ha permesso l'uscita anticipata dal lavoro e scadrà a fine 2021, e successivamente nuovi interventi per il sistema pensionistico. La soluzione "ponte" transitoria del 2022 sulle pensioni è contenuta nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri. Cosa cambia in sostanza? Nel 2022 per andare in pensione saranno necessari 64 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva. Quota 100 invece prevedeva il pensionamento a 62 anni con 38 anni di contributi. L'età ordinaria per andare in pensione, al di fuori dei sistemi delle quote, è di 67 anni.

Pensioni nel 2022: cosa cambia con Quota 102, Opzione donna e Ape sociale

Sono oltre 214mila le pensioni anticipate, con Quota 100, rispetto all'età di vecchiaia liquidate dall'Inps con decorrenza nei primi nove mesi del 2021 ed è probabile che a fine anno si possano aggirare sui livelli del 2020 quando furono 292mila. Gran parte dei pensionamenti anticipati è con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 per le donne), ma le uscite con Quota 100 sono comunque una parte consistente delle uscite prima dei 67 anni.  Il passaggio l'anno prossimo a Quota 102, innalzando l'età minima a 64 anni, frenerà almeno questa parte dell'esodo.

Alcuni calcoli fatti dalla Cgil limitano a 10mila le uscite a fronte delle oltre 100mila annue con Quota 100. Secondo il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, Quota 102 riguarderebbe una platea di sole 15mila persone. "È una presa in giro, è uno strumento che permette ai politici di dire che sono soddisfatti. Sostanzialmente rientra in gioco la legge Fornero", ha detto Bombardieri. Sta di fatto che l'anno prossimo avranno 64 anni coloro che già avrebbero potuto accedere a Quota 100 con 62 anni. Ci rientreranno, dunque, coloro che negli anni di Quota 100 avevano l'età ma non abbastanza contributi. Bisognerà essere nati nel 1958 o negli anni precedenti.

Nell'importo della pensione non ci sono penalizzazioni, se non quelle dovute al montante contributivo e quindi all'anticipo di uscita. Secondo una prima simulazione, coloro che hanno una retribuzione lorda di 30mila euro - con 1650 euro di netto mensile - perderebbero tra i 40 e i 160 euro rispetto all'assegno pensionistico pieno che avrebbero incassato a seconda della lunghezza dell'anticipo. Chi incassa 50mila euro annui, invece, perderebbe tra i 100 e i 210 euro a seconda dell'anticipo.

Come cambiano Ape sociale e Opzione donna

Sulle pensioni "l'obiettivo è il ritorno in pieno al sistema contributivo, con una transizione a Quota 102", ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nella conferenza stampa dopo l'approvazione della manovra, spiegando che il governo ha messo mano a Opzione donna e all'Ape sociale "ampliando la gamma di soggetti che possono utilizzarle". Per quanto riguarda l'Ape sociale, si allarga la schiera delle attività gravose, ovvero quelle che danno diritto con 36 anni di contributi (6 degli ultimi 7 impegnati in attività faticose) e 63 anni di età a chiedere l'indennità che traghetta fino al pensionamento. Oltre ai conduttori di macchinari per l'estrazione di minerali, agli operai agricoli e agli artigiani sono compresi tra gli altri i professori di scuola primaria e materna, i magazzinieri, gli addetti alla consegna, gli estetisti, i lavoratori delle pulizie, i portantini e i tecnici della salute.

Cambia anche Opzione donna. Per quanto riguarda le lavoratrici, sarà possibile accedere al pensionamento con il calcolo dell'assegno interamente contributivo non più con 58 anni di età e 35 di contributi, oltre un anno di finestra mobile se dipendente (59 anni e 18 mesi di finestra se autonome), ma con 60 anni se dipendente e 61 se lavoratrice autonoma. Oltre a questo restano previste le finestre, quindi si uscirà con 61 anni se dipendente e 62 e mezzo se autonoma. Ci rientreranno le dipendenti nate nel 1961 e le autonome nate nel 1960 (se in presenza dei contributi necessari non sono già uscite quest'anno). Si ridurrà probabilmente il numero delle persone che decideranno di uscire (nei primi nove mesi di quest'anno 14.555, oltre 11mila entro i 61 anni).

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