Giovedì, 4 Marzo 2021

In pensione a 64 anni con 38 di contributi: il piano del governo per superare Quota 100

Il governo pensa a una nuova flessibilità con l’adozione integrale del metodo di calcolo contributivo almeno sugli anni mancanti al raggiungimento della soglia di vecchiaia (penalizzazione del 2,8-3% per ogni anno d’anticipo)

Il piano del governo per superare Quota 100 prevede una nuova flessibilità partendo da un minimo di 64 anni d'età e 38 di contributi (una quota 102 di fatto). A parlarne oggi è il Sole 24 Ore, che spiega come l'esecutivo intende mantenere la spesa intorno ai 5 miliardi e di scendere possibilmente a 3-4 negli anni successivi. 

In pensione a 64 anni con 38 di contributi: il piano del governo per superare Quota 100

Secondo questo schema la riforma delle pensioni punta a un intervento dagli oneri decisamente inferiori agli stanziamenti previsti a suo tempo dal “Conte 1” a tinte gialloverdi con la manovra 2019 e il decreto n.4 del 2020: quasi 4 miliardi lo scorso anno, 8,4 miliardi nel 2020 e circa 8,7 miliardi nel 2021, mantenendo l'asticella sopra gli 8 miliardi anche negli anni successivi. Questa è l'ipotesi che il governo presenterà ai sindacati: 

Una nuova flessibilità partendo da un minimo di 64 anni d'età e 38 di contributi (una quota 102 di fatto) con l’adozione integrale del metodo di calcolo contributivo almeno sugli anni mancanti al raggiungimento della soglia di vecchiaia dei 67 (penalizzazione del 2,8-3% per ogni anno d’anticipo) e con un ripristino quanto meno parziale del meccanismo di adeguamento automatico all’aspettativa di vita, bloccato fino al 2026. Un intervento che potrebbe essere accompagnato da requisiti più generosi (62 anni d’età e un “minimo” contributivo più basso) e “penalità” più blande per i lavoratori impegnati in attività gravose.

Ma per ora dall'altra parte della barricata c'è un muro. I sindacati spingono per una flessibilità ad ampio raggio partendo dai 62 anni o, in alternativa, a una quota 41 per tutti e non solo per i lavoratori precoci. Ma in questo caso i costi lieviterebbero fino a 20 miliardi. E farebbero saltare le altre voci della riforma, ovvero: 

  • la pensione di garanzia per i giovani i (una sorta di integrazione al minimo non prevista dal sistema contributivo);
  • la rivalutazione degli assegni, rimasta bloccata con la legge di bilancio. 

Rimane sul tavolo anche il problema della previdenza integrativa insieme agli sconti fiscali. Intanto la legge di bilancio che sarà approvata entro la fine dell'anno porta con sé la proroga di un anno di Ape sociale e Opzione donna e il recepimento della ultima pronuncia della Consulta sulle pensioni d’oro. Con i ritocchi apportati alla Camera sono entrate in corsa la nona salvaguardia per gli esodati e il prolungamento di 3 anni dell’isopensione. 

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