Martedì, 27 Luglio 2021
Economia

Di Maio lancia la 'Quota 41' per tutti: cos'è e come funziona

Il candidato premier del Movimento 5 Stelle ha rivelato la novità del suo programma sul tema pensionistico: estendere a tutti la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di contributi, cosa che attualmente spetta soltanto ai lavoratori precoci

Luigi Di Maio (FOTO ANSA)

La campagna elettorale in vista delle Elezioni Politiche 2018 si combatte sui programmi e le pensioni sono uno dei temi chiave. Uno dei punti di partenza del Movimento 5 Stelle rimane l'abolizione della legge Fornero, come confermato da Luigi Di Maio a Tgcom24: “Siamo rimasti gli unici a volere l’abrogazione della legge Fornero: l’accordo nel centrodestra si doveva basare su quello ma ieri Berlusconi ha detto che non si abolisce più”. Ma la novità più 'ghiotta' rivelata dal candidato dei 5 stelle è sicuramente la 'Quota 41': “Noi abbiamo un progetto che si chiama quota 41, che dice che dopo 41 anni di lavoro devi andare in pensione, non esiste più la somma di tempo di lavoro ed età. La legge Fornero va abolita non solo per chi deve andare in pensione ma per i giovani che devono trovare lavoro”.

Cosa cambierebbe con la Quota 41 del Movimento 5 Stelle

La proposta di base di Di Maio è quella di estendere a tutti la Quota 41, attualmente valida soltanto per i lavoratori precoci. Il Movimento 5 Stelle non ha ancora pubblicato il programma ufficiale, ma la riforma che hanno in mente dovrebbe mandare in pensione tutti i lavoratori dopo 41 anni di servizio, a prescindere dall'età e dall'aspettativa di vita. Cosa cambierebbe rispetto all'attuale sistema pensionistico? Si tratterebbe di un vero e proprio sconto, visto che ad oggi per raggiungere la pensione d'anzianità servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e dieci mesi di contributi per le donne. Ma questi limiti sono destinati ad aumentare nel 2019 a causa dell'innalzamento dell'aspettativa di vita certificato dall'Istat: dal prossimo anno ci vorranno o 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi di contributi per le donne

Va ricordato che già nel 2015 gli stessi grillini avevano proposto durante l'iter della legge di Bilancio, una 'contro-manovra' in opposizione alla finanziaria del governo Renzi, in cui, tra le proposte avanzate in tema pensionistico, c'era anche l'abolizione qualunque vincolo anagrafico per il diritto alla pensione di chi abbia maturato 41 anni di contributi. In quel caso il Movimento 5 Stelle aveva stimato un costo circa un milione e 800mila euro, da coprire con diverse 'mosse', come una maggiore tassazione sui giochi e tagli ai ministeri. L'anno seguente il Movimento ci provò ancora, ma l'emendamento venne bocciato. 

Cos'è la Quota 41

In realtà la proposta di Di Maio della Quota 41 non è una vera e propria novità. Infatti esiste già, per i cosiddetti lavoratori precoci, la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di contributi. Per lavoratori precoci si intende tutte quelle persone che hanno lavorato almeno per 12 mesi, anche non continuativi, prima del compimento dei 19 anni. Questo sconto, introdotto ufficialmente nel 2017, consente di andare in pensione in anticipo rispetto alle norme previste previste dalla Legge Fornero.

Questo intervento normativo prevede la possibilità di andare in pensione dopo 41 anni di contributi, a prescindere dall'età anagrafica, per quei soggetti che hanno lavorato almeno 12 mesi prima dei 19 anni e che risultino in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995. In seguito alle modifiche apportate con la Manovra 2018 ecco i cinque profili di tutela della quota 41 per i lavoratori precoci: 

  •  Lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi.
  • Lavoratori dipendenti ed autonomi che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità (ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104); dal 2018 sono inclusi anche coloro che assisitono parenti e affini di secondo grado conviventi.
  • Lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • Lavoratori dipendenti addetti a lavori usuranti o lavoratori notturni con almeno 64 notti lavorate l’anno
  • Lavoratori dipendenti che svolgono da almeno sei anni in via continuativa negli ultimi 7 anni (dal 1 gennaio 2018, da almeno sette negli ultimi dieci anni, al momento del pensionamento attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento in modo continuativo (si tratta dei cd. lavori gravosi). Dal 1° gennaio 2018 le professioni definite gravose diventano 15 dalle precedenti 11 (con inclusione degli operai agricoli, lavoratori della pesca, marittimi ed impianti siderurgici)
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