Sabato, 19 Giugno 2021
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Pensioni: la sintesi è quota 41 "generale"

Il tema pensioni sarà centrale nel dibattito pubblico nei prossimi mesi. Mantenere l'equilibrio dei conti pubblici senza penalizzazioni per chi ha alle spalle decenni di lavoro sarà forse l'impresa più ardua del governo Draghi. Da Quota 41 a Quota 102, passando per Quota 92 e la "doppia quota" proposta da Tridico, lo scenario è per ora mutevole

Il quadro non è affatto semplice e il rebus pensioni è tutt'altro che risolto. Che cosa succederà dal 1 gennaio 2022 è un vero e proprio punto di domanda. La scadenza di Quota 100 si avvicina sempre più, e in tal modo non si potrà più utilizzare il meccanismo per la pensione anticipata che, pur se in numero inferiore alle attese, a ha permesso a moltissimi italiani di lasciare il lavoro. Da Quota 41 a Quota 102, passando per Quota 92 e la "doppia quota" proposta da Tridico, lo scenario è per ora mutevole. Su Quota 41 sembrano essere tutti d'accordo. "Peccato" che senza sapere a quanto ammonterebbero le reali penalizzazioni sull'assegno per ogni anno di pensionamento anticipato, si parla di ipotesi teoriche. Ecco come stanno oggi le cose.

Pensioni, che cosa succede dopo il 31 dicembre 2021

Il tema pensioni sarà centrale nel dibattito pubblico nei prossimi mesi, per un motivo molto semplice: l'Italia del 2021 è composta da una popolazione sempre più vecchia, con sempre meno giovani in circolazione e che accedono a un mercato del lavoro sempre più povero mentre dall'altro lato le pensioni vengono erogate per sempre più anni. Mantenere l'equilibrio dei conti pubblici senza penalizzazioni per chi ha alle spalle decenni di lavoro e punta al meritato riposo sarà forse l'impresa più ardua del governo Draghi. 

La demografia non rientra tra i focus del dibattito politico italiano, ma il trend demografico è una questione di economia. Non è un segreto infatti che lo squilibrio graduale ma costante della spesa previdenziale va a comprimere ulteriormente la spesa per istruzione e sanità. 

Che cosa succederà sul fronte pensioni? Dopo mesi di voci, è tempo di iniziare il vero confronto tra governo, sindacati e parti sociali. Per arrivare a una sintesi dopo l'estate. "Dopo aver impostato il lavoro su riforma degli ammortizzatori e sulle politiche attive per il lavoro, possiamo dire che ci sono le condizioni per aprire un confronto sul tema della previdenza - ha detto di recente il ministro del Lavoro Orlando - Credo che le proposte di intervento che saranno prossimamente individuate e condivise non possano essere più di carattere sperimentale e transitorio, ma dovranno essere orientate, in termini di sostenibilità ed equità e di una prospettiva di lungo periodo. Dovranno avere carattere strutturale".

Il 31 dicembre scade Quota 100, che prevede di andare in pensione a 62 anni con una contribuzione minima di 38 anni. Sul fatto che dopo 41 anni di lavoro e di contributi un cittadino abbia diritto di andare in pensione c'è convergenza da più parti: dai sindacati fino a Fratelli d'Italia. Ma tramutare questa comune convinzione in Quota 41 non sarà facile.

Quota 41: che cosa prevede l'ipotesi che piace a tutti

Quota 41 è da mesi l’ipotesi più apprezzata dalle parti sociali: in pratica la pensiona è realtà una volta raggiunti i 41 anni di contributi, per tutti i tipi di lavori. Piace poco ai lavoratori l'idea (che al momento resta tale, con qualsiasi "Quota") di un ricalcolo basato sulla proporzione tra coefficiente della pensione a 67 anni e coefficiente di uscita a 63 o 64 anni. Con coinvolgimento degli anni di versamento contributivo precedenti al 1996 e alla Riforma Dini. Cosa che avrebbe importanti benefici sulle casse Inps, e pochi invece per chi dopo aver lavorato tanti anni avrebbe diritto a godersi la pensione per cui ha versato per decenni i contributi.

Quota 41 avrebbe un grande merito: semplificare la matassa pensioni. E nessuno ovviamente, dalla Cgil al Carroccio, in linea teorica la osteggerebbe. "Bene la proposta della piattaforma sindacale per quota 41 per non tornare alla legge Fornero" ha ribadito da tempo il Sottosegretario all’Economia, Claudio Durigon (Lega). "Anche noi pensavamo a Quota 41, non posso che essere d’accordo con la proposta dei sindacati per non tornare alla legge Fornero" sottolinea il sottosegretario leghista, spiegando che "Quota 100 nasceva come una norma per la flessibilità in uscita che ha bloccato l’aspettativa di vita prevista dalla legge Fornero". Adesso "aspettiamo il tavolo convocato dal ministro del Lavoro Orlando e le proposte che arriveranno", afferma Durigon. "Se vogliamo uscire dalla crisi innescata dal Covid serve una riforma strutturale con una visione pensionistica. La crisi - conclude - farà parecchi licenziamenti quindi saranno necessari strumenti di flessibilità in uscita".

Nel dettaglio, Quota 41 prevede la pensione anticipata con 41 anni di contributi senza un requisito anagrafico. Accompagnata da strumenti che consentano una certa flessibilità può essere la chiave di volta. Attenzione. Per qualcuno Quota 41 esiste già. Dopo anni di discussione e lotte sindacali per re-introdurre un tetto massimo contributivo di 41 anni per uomini e donne, ovvero la cosiddetta Quota 41, l’articolo 1 co. 199 della Legge di Bilancio 2017 ha dato il via libera per questo tipo di intervento che concede particolari agevolazioni in termini di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro almeno in favore di categorie di lavoratori che abbiano condizioni lavorative ed economiche particolarmente disagiate. Allargare la platea è l'idea alla base del ritorno di Quota 41 al centro del dibattito pubblico. 

Opzione Donna e Ape sociale dovrebbero essere rinnovate. Le altre ipotesi sono Quota 102 (che però sarebbe un evidente peggioramento per tutti rispetto a Quota 100, Quota 92 (a fronte di un ricalcolo interamente contributivo della pensione), Quota 41, la flessibilità dai 62 anni di età chiesta dai sindacati. Senza contare il potenziamento del contratto di espansione che, di fatto, consente mandare in pensione su base volontaria i lavoratori fino a 5 anni prima (60 mesi) rispetto ai requisiti ordinariamente richiesti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Tridico (Inps) ha dal canto suo avanzato l'ipotesi di permettere dal 2022 di andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l'assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l'altra quota, che è quella retributiva. Parallelamente sarebbero confermati o introdotti in caso di necessità strumenti ad hoc per tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima".

Lo scivolo di 5 anni per lavoratori pubblici e privati

Parecchio interesse ha destato anche la proposta avanzata dal Ministro Brunetta che riguarda fondamentalmente i dipendenti della pubblica amministrazione, lo scivolo di 5 anni. Si tratterebbe di permettere ai dipendenti pubblici di accedere alla pensione a 62 anni con possibili penalizzazione sull’assegno (calcolo interamente contributivo?) che dovrebbe in qualche modo andare a ricalcare l’isopensione, oggi consentita ai soli dipendenti del settore privato, essendo l’anticipo interamente a carico del datore di lavoro. Inserendo le penalizzazioni, in ogni caso, si pensa che a pagare l’anticipo potrebbe essere il dipendente stesso ed in questo modo non ricadrebbero sulle casse dello Stato.

Invece il potenziamento del contratto di espansione consentirebbe di mandare in pensione su base volontaria i lavoratori fino a 5 anni prima (60 mesi) rispetto ai requisiti ordinariamente richiesti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Già introdotto dal Decreto Crescita nel 2019 ma solo per aziende di grandi dimensioni (oltre 1.000 lavoratori, e con un anticipo di soli due anni), l’ultima manovra ne ha ampliato la platea coinvolgendo anche le medie imprese (organico di almeno 250 lavoratori). Ora con il Decreto Sostegni bis arrivea un ulteriore step abbassando la soglia per l’accesso ai contratti di espansione a 100 dipendenti e ampliando ancora la platea di possibili beneficiari di circa 15 mila aziende e circa 27 mila dipendenti nel 2021 (altrettanti nel 2022). Il contratto di espansione dà la possibilità di ridurre l’orario di lavoro, opzione della quale potranno beneficiare i dipendenti privi dei requisiti per  accedere allo scivolo: per loro una speciale cassa integrazione a costo zero per l’azienda con riduzione massima dell’orario pari al 30%. Secondo i sindacati la proposta è eccessivamente costosa. Staremo a vedere.

Lo scalone "secco" da evitare 

Se non si interviene in nessun modo, il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età da inizio gennaio 2021. Senza un’eventuale armonizzazione, per gli esclusi ci sarà un aumento secco di cinque anni dei requisiti di pensionamento. Irragionevole che il gpverno Draghi non intervenga. Ma sul come lo farà, per ora ci sono più dubbi che sicurezze. Il fatto che sui quotidiani e nelle dichiarazioni di esperti e politici sia Quota 41 l'ipotesi più accreditata ha una ragione molto concreta: potrebbe essere esercitata in alternativa al pensionamento di vecchiaia che resterebbe agganciato al requisito anagrafico di 67 anni di età per uomini e donne.

Con la prossima Riforma pensioni la misura verrebbe estesa non solo a tutti i precoci, ma anche alla totalità dei lavoratori, che potrebbero andare in pensione fino a un anno prima rispetto all’attuale requisito per la pensione anticipata: 42 anni e un mese per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne.

Ma converrà a tutti una eventuale Quota 41? Forse no

Ma converrà a tutti una eventuale Quota 41? Tutto dipenderà dalle penalizzazioni. Da 25 anni a questa parte con l’introduzione del sistema di calcolo contributivo, i contributi accumulati annualmente determinano la pensione mediante l’applicazione di un coefficiente che cresce con l’aumentare dell’età anagrafica, fino a raggiungere il massimo al compimento dei 71 anni. Per questo scatta la penalizzazione in termini di assegno pensionistico con la pensione anticipata. In soldoni, quanto si perde con la pensione anticipata? Dipende dall’età anagrafica al momento in cui si esce dal mercato del lavoro e dal montante contributivo accumulato a quel momento. Nel calcolo, pesa anche se si è lavorato nell’ultimo anno prima di accedere alla pensione oppure no. Per ogni anno per cui si anticipa l’accesso alla pensione si perde un coefficiente di trasformazione che, anno dopo anno, cresce sempre di più. E dettagli su come funzionerebbe il calcolo in caso di Quota 41 "per tutti" non ne abbiamo al momento. 

Sono tanti i lavoratori precoci che reclamano la possibilità di lasciare il lavoro dopo aver versato ben 41 anni di contributi, maturando così a buona ragione il diritto - ritengono - di pensionarsi comunque, al di là dell’età. Lo scoglio da superare sarebbe la cospicua diminuzione dell’importo dell’assegno pensionistico per chi beneficia dell’uscita anticipata, come prevede attualmente Quota 100. Se le condizioni saranno persino peggiorative rispetto a Quota 100 difficile pensare che Quota 41 si riveli vantaggiosa. Solo a settembre-ottobre secondo i beninformati si capirà davvero dove vuole andare a parare l'esecutivo sul fronte pensioni.

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