Pensioni, requisiti e contributi per la Quota 100: ci sono due notizie "buone" e una cattiva

Nessuna penalizzazione per chi va in pensione prima, ma ci vorranno 38 anni di contributi. Le ultime ipotesi sulla Quota 100

Foto d'archivio

Sulle pensioni il governo tira dritto. Non solo l’esecutivo gialloverde ha intenzione di introdurre la Quota 100, ma a quanto pare (lo riferisce Enrico Marro sul Corriere della Sera) con la prossima legge di bilancio dovrebbe essere congelato anche l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita (vedremo tra poco cosa significa). E non è tutto. C’è un’altra notizia buona per chi è prossimo alla pensione. Secondo il leghista Claudio Durigon "chi andrà in pensione con quota 100 non subirà alcuna penalizzazione". Dunque non ci sarà nessun ricalcolo dei contributi a partite dai versamenti effettuati dopo il 1996 come si era paventato in un primo momento. E nessuna penalizzazione dell’1-1,5% sull’assegno.

Pensioni, età e penalità: ecco come cambiano i calcoli degli assegni 

L’obiettivo di Quota 100,  ha spiegato ancora Durigon, è infatti quello di "favorire il ricambio generazionale nei luoghi di lavoro". Il governo gialloverde stima che circa 400mila persone potranno lasciare il lavoro grazie alla nuova riforma. Resta da capire se i costi saranno gli stessi circolati nelle ultime settimane: 8-8,5 miliardi di euro il primo anno, un miliardo in più negli anni successivi.

Pensioni, ultime notizie: Quota 100 ma solo per chi ha 38 anni di contributi

E la notizia cattiva? La riforma che il governo si appresta a varare in realtà avrà però quasi sicuramente dei paletti per quanto riguarda gli anni di contributi versati. Per poter accedere al trattamento previdenziale bisognerà infatti aver maturato almeno 38 anni di contributi. In sostanza solo chi ha 62 anni e 38 di contributi potrà andare in pensione con la Quota 100. Chi ad esempio ha 63 anni e 37 di contributi dovrà aspettare un altro anno prima di ritirarsi dal lavoro. Insomma le quote saranno le seguenti: 62+38 (Quota 100), 63+38 (101), 64+38 (102) e via dicendo.

Si tratta ovviamente di una indiscrezione di stampa, per cui bisognerà aspettare la manovra per capire se il governo intenderà procedere in questo modo. Certo la necessità di far quadrare i conti è evidente.

Pensioni, allo studio il blocco dell'aspettativa di vita

Come dicevamo però allo studio del governo c’è anche il congelamento dei requisiti relativi alla speranza di vita che scattano il prossimo anno. La sospensione dell'adeguamento dovrebbe riguardare i requisiti per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi) e della pensione anticipata standard (42 anni e 10 mesi di contributi; 41 anni e 10 mesi le donne) che quindi, salvo sorprese, non verranno incrementati di cinque mesi dal 1° gennaio 2019. Insomma chi non ha maturato i 38 anni di contributi per la Quota 100 potrà comunque andare in pensione a 66 anni e 7 mesi anziché a 67. Ma come detto si tratta di una ipotesi ancora allo studio.

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