Domenica, 26 Settembre 2021
Economia

Pensioni, ufficiale l'innalzamento dell'età: i 15 lavori esclusi dall'aumento

Cambiano i requisiti: dal 2019 si potrà andare in pensione a 67 anni, cinque mesi in più rispetto ad ora. Non vale per tutti: ecco chi si salva

Andremo in pensione - se ci andremo - cinque mesi più tardi. Lavorando di più, va da sé. Tutto è stato ufficializzato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ragioniere generale dello Stato di concerto con il direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative del ministero del Lavoro. Nel biennio 2019-2020 ci vorranno cinque mesi in più per accedere alle varie forme di pensionamento, rispetto a quest'anno. Il decreto prevede infatti "un incremento di cinque mesi dei termini per il pensionamento" e stabilisce che "i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva sono incrementati di 0,4 unità".

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Oggi l'accesso alla pensione di vecchiaia per gli uomini è previsto a 66 anni e sette mesi. Stesso limite per le dipendenti del settore pubblico, mentre per le dipendenti del settore privato bastano 65 anni e sette mesi, contro i 66 anni e un mese delle lavoratrici autonome. L'anno prossimo scatterà un nuovo minimo a 66 anni e sette mesi per tutti i lavoratori e le lavoratrici, con l'obiettivo di raggiungere l'equiparazione del trattamento pensionistico tra uomini e donne. Dal 2019, invece, la soglia per tutti è a 67 anni di età.

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Pensioni, perché aumentano i requisiti?

L'innalzamento dell'età pensionabile è dunque ufficiale. Cambiano quindi i requisiti richiesti per il pensionamento, con un incremento di cinque mesi rispetto ai limiti di questo e del prossimo anno. L'aumento dei requisiti deriva dalla variazione della speranza di vita rilevata dall'Istat nel triennio 2014-2016: "Vista la nota del presidente dell’Istituto nazionale di statistica – si legge ancora in Gazzetta Ufficiale – con cui si comunica che la variazione della speranza di vita all'età di 65 anni e relativa alla media della popolazione residente in Italia tra l’anno 2013 e l'anno 2016 è pari a 0,4 decimi di anno; il predetto dato, trasformato in dodicesimi di anno equivale ad una variazione di 0,5 che, a sua volta arrotondato in mesi, corrisponde ad una variazione pari a cinque mesi".

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Pensione anticipata, lavoratori precoci e assegno sociale: cosa cambia

Le modifiche non riguardano solo gli assegni di vecchiaia, ma anche la pensione anticipata, quella per i lavoratori precoci e quella per coloro che usufruiranno dell'Ape social. Per quanto riguarda la pensione anticipata, sulla base dei contributi versati finora il limite era fissato a 42 anni e dieci mesi, ma ora salirà a 43 anni e tre mesi. Per le donne si passa da 41 anni e dieci mesi a 42 anni e tre mesi. Per i lavoratori precoci, coloro che hanno versato almeno dodici mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni, dai 41 anni di contributi si passa a 41 anni e cinque mesi, con lo stesso limite fissato sia per gli uomini che per le donne. L'assegno sociale, invece, oggi arriva a 65 anni e sette mesi: salirà nel 2018 a 66 anni e sette mesi, per poi arrivare l'anno successivo a 67 anni. La variazione della speranza di vita avrà effetti sull'Ape social a partire dal 2021, fatta eccezione per l'aumento di cinque mesi previsto per le categorie di lavori considerati gravosi.

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I 15 lavori esclusi dall'aumento dell'età

Sono esclusi dall'aumento dell'età per la pensione di vecchiaia a 67 anni e dall'incremento di cinque mesi per i contributi necessari alla pensione anticipata nel 2019 i lavoratori impegnati in 15 categorie di lavori gravosi. Si tratta di circa 14.600 persone. Per rientrare nei requisiti bisogna aver svolto le mansioni gravose da almeno sette anni nei dieci precedenti il pensionamento ed avere un'anzianità contributiva di almeno 30 anni. Dopo la trattativa con i sindacati sulla previdenza, alle undici categorie incluse nell'Ape social si sono aggiunte altre quattro categorie. Ecco in sintesi i 15 lavori gravosi per cui non scatterà l'aumento dell'età a 67 anni:

- Operai dell'agricoltura, della zootecnia e pesca;
- Pescatori della pesca costiera in acque interne, in alto mare, dipendenti o soci di cooperative;
- Lavoratori del settore siderurgico di prima e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricomprese nella normativa del decreto legislativo 67/2011;
- Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne;
- Operai dell'industria estrattiva, dell'edilizia e della manutenzione degli edifici;
- Conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
- Conciatori di pelli e pellicce;
- Conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
- Conduttori di mezzi pesanti e camion;
- Personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
- Addetti all'assistenza personale di persone in condizione di non autosufficienza;
- Insegnanti della scuola dell'infanzia ed educatori degli asili nido;
- Facchini, addetti allo spostamento merci e assimilati;
- Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
- Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.
 

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