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Martedì, 18 Gennaio 2022
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Pensioni, si cambia: a che età si potrà lasciare il lavoro dal 31 dicembre 2022?

I sindacati chiedono con la riforma tanta flessibilità in uscita per tutti a partire dai 62 anni di età o 41 anni di contributi. I paletti di Draghi (ma presumibilmente di chiunque sarà premier) sono anticipi pensionistici in cambio del ricalcolo contributivo. E il piano Tridico con "due quote" è sempre sul tavolo: tutte le vere ipotesi per la riforma

L'anno nuovo delle pensioni si presenta con sfumature positive per gli assegni che crescono un po'. Ma - importi precisi a parte - la flessibilità in uscita resta nel 2022 appesa a sistemi e schemi vecchi, sperimentali e soprattutto provvisori. La revisione della legge Fornero è affidata attualmente a tre tavoli, ma ancora non se ne conosce il calendario esatto. Senza modifiche, tra un anno i canali di uscita rimarrebbero solo quelli ordinari, mai venuti meno dal 2012: 67 anni di età per la vecchiaia o 42 anni e 10 mesi di contributi per l’anticipata (uno in meno per le donne). Non accadrà, l'età sarà senz'altro più bassa. 

Chi va in pensione quest'anno 

E' terminata dopo tre anni di sperimentazione Quota 100 dopo tre anni, si passa a Quota 102 per chi somma 64 anni di età e 38 di contributi. Ma Quota 102 è roba "per pochi". Al massimo 16.800 lavoratori Le prime uscite per Quota 102 saranno a maggio ed agosto, per via delle finestre di legge di tre e sei mesi previste per dipendenti privati e pubblici che raggiungono i requisiti.

Opzione Donna è stata super confermata. Si tratta di una opzione che permette l'uscita anticipata alle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno compiuto 58 o 59 anni, rispettivamente, nel 2021 e possono contare su 35 anni di contributi. Le finestre sono molto lunghe, 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e ben 18 mesi per le autonome: le donne, nate entro il 1963 o 1962, lasceranno il lavoro tra la fine di quest’anno e il prossimo. La platea interessata è di 17 mila donne.

L'Ape sociale è stata confermata per il 2022 e allargata a più mansioni gravose: da 15 a 23 categorie. Poco pià di 20mila gli "apisti" quest'anno. Calano da 36 a 32 anni i contributi richiesti a edili e ceramisti per poter richiedere l’Ape e uscire così dal lavoro a 63 anni.

Per chi invece accede al pensionamento con la legge Fornero nessun cambiamento è atteso per il 2022, né nelle modalità di accesso né nel sistema di calcolo applicato per l’assegno previdenziale. Quest'anno tra Quota 102, Opzione Donna e Ape sociale allargata, i lavoratori in potenziale uscita anticipata nel 2022 saranno 55mila circa.

Pensioni: le ipotesi 2023 per lasciare il lavoro

I sindacati chiedono tanta flessibilità in uscita per tutti a partire dai 62 anni di età o 41 anni di contributi. I paletti di Draghi (ma presumibilmente di chiunque sarà premier) sono anticipi pensionistici in cambio del ricalcolo contributivo: pensione in base a quanto si è versato dunque. Il problema è che con il ricalcolo contributivo l'assegno per molti lavoratori con carriere discontinue, periodi di cassa integrazione, precariato, basso salario è destinato a essere al limite della soglia di povertà. I sindacati chiedono anche una pensione di garanzia che permetta ai giovani con importanti buchi contributivi di avere pensioni dignitose, equità per i lavori gravosi e le donne. Tanta carne al fuoco: il tempo per organizzare una riforma vera che superi la Fornero c'è. Si preannunciano mesi di duro confronto.

Il punto fermo è che tutti gli eventuali correttivi rimarranno solo e soltanto nel solco del sistema contributivo: si intende con metodo retributivo il calcolo dell’assegno pensionistico sulla base delle ultime retribuzioni, mentre con metodo contributivo si tiene in considerazione l’ammontare dei contributi effettivamente versati. Le stime più pessimistiche riportano che per il 60% di chi è entrato nel mondo del lavoro a metà degli anni ‘90, l’importo sarà sotto la soglia di povertà considerando anche che non è prevista un’integrazione al minimo. La riforma delle pensioni Fornero del 2011-2012 ha già predisposto numerose modifiche al sistema previdenziale italiano, segnando il passaggio definitivo dal metodo retributivo a quello contributivo.

Ape Sociale o piano Tridico dal 2023: cosa può succedere e chi lascerà il lavoro

Per il 2023 sono nulle le chance di successo per l’ipotesi di pensionamenti anticipati con 62 anni, svincolati dal ricalcolo contributivo dell’assegno, che è contenuta nella piattaforma unitaria sulla previdenza consegnata dai sindacati a Palazzo Chigi. Invece ci sarà una condivisione di partenza sull'approccio che ipotizza dal 2023 uscite anticipate totalmente contributive e sull’allargamento del bacino dell’Ape sociale. E, in questo senso, un segnale è già arrivato con l’ok del governo all'emendamento alla manovra che fa scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inserisce i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali è possibile utilizzare l’Anticipo pensionistico.

L'anticipo pensionistice "Ape Sociale" può essere la trave portante della riforma: oggi consente il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti).  L'Ape sociale, dove Ape sta per anticipo pensionistico, è un’indennità erogata da parte dello Stato destinata a soggetti - al momento basata su 63 o più anni di età in particolari condizioni di difficoltà, per esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati senza la possibilità di diventare a tutti gli effetti pensionati per motivi di età  - che hanno necessità di un aiuto economico prima di poter accedere alla pensione di anzianità. 

La misura dell’Ape sociale, introdotta nel 2017, con la manovra è stata prorogata anche al 2022. Dal 2023 potrebbe essere estesa a molti più lavoratori rispetto al passato, diventando la base della riforma.

Per la riforma previdenziale il presidente dell'Inps Tridico continua a proporre una soluzione di compromesso che si basa sullo scambio tra flessibilità e ricalcolo contributivo dell'assegno. Non è di certo una novità, è da tempo che il presidente dell'istituto sostiene questa proposta senza tuttavia trovare troppi consensi. Si potrebbe in tal caso anticipare l'uscita a 64 anni ottenendo solo la quota contributiva dell'assegno. Poi dai 67 anni si riceverebbe anche la parte retributiva: una soluzione per ora passata sottotraccia ma che diventerebbe forse accettabile anche per i sindacati se quel "64 anni" diventasse "62 o 63 anni". Satremo a vedere.

Nessun aumento dell’età della pensione almeno fino al 2025

Nessun aumento dell’età della pensione almeno fino al 31 dicembre 2024. A stabilirlo è il decreto del ministro dell’Economia, Daniele Franco, del 27 ottobre in cui si spiega che le future modifiche all’età pensionabile si legheranno all’aumento della "speranza di vita", che verrà calcolata solo dal 1° gennaio 2023. In sintesi quindi fino al 2024 l’età richiesta sia per la pensione di vecchiaia che per quella dell’assegno sociale è "congelata" a 67 anni. Ma con la riforma si troveranno non una, bensì più strade, per permettere a migliaia di lavoratori di lasciare il lavoro prima, in anticipo, da 62-63 anni, senza tagli troppo pesanti sull'assegno mensile rispetto alla cifra che si otterrebbe a 67 anni.

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