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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Pensioni: il piano per lasciare il lavoro dal 1º gennaio e la "garanzia" per i giovani

Il confronto tra governo e sindacati sulla riforma proseguirà con tre tavoli tecnici. La tabella di marcia è molto serrata

La strada della riforma delle pensioni è tracciata. Ma lo striscione del traguardo per la "nuova" flessibilità in uscita dal lavoro ancora non si vede. Il confronto tra governo e sindacati sulla riforma delle pensioni proseguirà con tre tavoli tecnici. La tabella di marcia molto serrata conferma che il governo è intenzionato a fare sul serio: un tavolo tecnico scatterà già giovedì 20 gennaio sui trattamenti previdenziali di giovani e donne mentre un primo momento di verifica politica sull'andamento del confronto è stato fissato per il 7 febbraio.

Pensioni: ecco la pensione di garanzia per i giovani

Il leader della Cisl, Luigi Sbarra, al termine della riunione al ministero del Lavoro assicura che il primo tema sarà la pensione di garanzia per i giovani, che "subiscono il combinato disposto di carriere lavorative frammentate, atipiche e flessibili con il sistema contributivo puro - ha detto Sbarra - per costruire una pensione di garanzia sia per i giovani che per le donne, riconoscendo periodi di disoccupazione, formazione e attività legata all'assistenza e alla cura dei familiari. Partiamo il 20 gennaio con questo primo tavolo tecnico cui ne seguiranno altri due per discutere di previdenza complementare e flessibilità in uscita".

Il piano della pensione di garanzia nasce dal fatto che molti lavoratori, con carriere discontinue nonostante la lunghezza, potrebbero avere in futuro pensioni di importo veramente limitato, al punto da necessitare interventi di assistenza. Che fare dunque? La proposta che circola da molto tempo, mai presa in considerazione da alcun governo, è quella di un fisso di circa 1000 euro lordi al mese di pensione a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro (ma lavoro inteso con tutti gli anni compres, anche quelli con buchi contributivi). Nessuno anticipo pensionistico dunque, con il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi contributivi dei precari ora.

L'obiettivo dei sindacati oggi come oggi è "cambiare e trasformare il sistema pensionistico, conferendo maggiore sostenibilità sociale, tanta inclusività soprattutto per giovani e donne, più flessibilità e stabilità - ha detto il numero uno della Cisl - dobbiamo superare le rigidità ragionieristiche della legge Fornero e uscire anche dalla logica delle quote che hanno penalizzato le fasce deboli e precarie. Bisogna assicurare assegni dignitosi a ragazze e ragazzi incastrati in percorsi lavorativi frammentati, ma anche riconoscere a chi ha dato il proprio contributo la libertà di uscire prima dal circuito produttivo, partendo dal presupposto che i lavori non sono tutti uguali. Le nostre proposte sono sul tavolo. Chiediamo pensioni di garanzia per i giovani, incentivi alle madri lavoratrici, con un uno sconto di almeno un anno di contributi per figlio, riconoscimento previdenziale del lavoro di cura, sostegno alla previdenza complementare, estensione e conferma strutturale dell'Ape sociale. Per tutti, poi, bisogna riconoscere la libertà di uscire dal mercato del lavoro a partire da 62 anni o 41 di contributi. Quanto agli assegni pensionistici in essere, rivendichiamo l'allargamento della platea della 14esima e l`adeguamento per i prossimi anni anche alla luce dei rincari di prezzi e tariffe. Sono questi i punti di una riforma che definisca una staffetta tra generazioni, dando dignità alla terza età e promuovendo il turnover nei luoghi di lavoro".

"Un incontro utile anche se interlocutorio. E' importante che il Governo abbia confermato l`intenzione di confrontarsi con l'obiettivo di arrivare a una riforma previdenziale che dia stabilità al sistema e che cambi l'attuale impianto, nell`ambito di un percorso che conferma l'approdo ad un sistema contributivo". E' cauto il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, al termine dell'incontro al ministero del Lavoro. "Altrettanto importante - ha detto - è che tutti i punti della nostra piattaforma saranno oggetto del confronto, anche se siamo consapevoli che esistono delle distanze, come già è emerso rispetto al tema del ricalcolo contributivo". Ghiselli ha aggiunto che "ovviamente per noi quello che conta sarà il merito delle proposte del governo e a quel punto potremo dare un giudizio e valutare le nostre scelte".

"Abbiamo iniziato a entrare nel merito delle questioni analizzando il nostro sistema pensionistico e abbiamo chiarito che nessuno di noi pensa di cambiare il sistema contributivo", ha detto il leader della Uil, Pierpaolo Bombardieri. "Ma abbiamo sottolineato l'esigenza di intervenire su alcuni temi e proposte che abbiamo fatto - ha aggiunto - intanto giovani e donne, che rappresentano un'emergenza. Poi flessibilità in uscita e previdenza integrativa. Ci misureremo sulla compatibilità sociale ed economica delle proposte che abbiamo fatto. Nei prossimi giorni lavoreremo dal punto di vista tecnico per mettere a punto le proposte".

Chi potrà lasciare il lavoro nel 2023

Sulla riforma delle pensioni continua a gravare l’incognita delle ricadute sul governo della partita per l’elezione del presidente della Repubblica, che formalmente comincerà in Parlamento quattro giorno dopo il primo round tecnico in programma. Una variabile non di poco conto e che potrebbe sparigliare le carte in tavola.

In ogni caso per l’esecutivo il punto di partenza del confronto è rappresentato dalla proposta unitaria dei sindacati, che prevede, tra l’altro, pensionamenti flessibili già a 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica e che poggia sull’attuale sistema misto “retributivo-contributivo”. Una proposta che è stata nuovamente discussa nell’incontro di ieri. Si parte da lì. Bisogna fare "in fretta", perché senza modifiche, tra un anno i canali di uscita rimarrebbero solo quelli ordinari, mai venuti meno dal 2012: 67 anni di età per la vecchiaia o 42 anni e 10 mesi di contributi per l’anticipata (uno in meno per le donne).

I paletti di Draghi (ma presumibilmente di chiunque sarà premier) sono anticipi pensionistici in cambio del ricalcolo contributivo: pensione in base a quanto si è versato dunque. Il problema è che con il ricalcolo contributivo l'assegno per molti lavoratori con carriere discontinue, periodi di cassa integrazione, precariato, basso salario è destinato a essere al limite della soglia di povertà. La certezza è che tutti gli eventuali correttivi rimarranno solo e soltanto nel solco del sistema contributivo: si intende con metodo retributivo il calcolo dell’assegno pensionistico sulla base delle ultime retribuzioni, mentre con metodo contributivo si tiene in considerazione l’ammontare dei contributi effettivamente versati.

L'Ape Sociale può essere la chiave

C'è una condivisione di partenza sull'approccio che ipotizza dal prossimo gennaio uscite dal lavoro anticipate totalmente contributive e sull’allargamento del bacino dell’Ape sociale. E, in questo senso, un segnale è già arrivato con l’ok del governo all'emendamento alla manovra che fa scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inserisce i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali è possibile utilizzare l’Anticipo pensionistico.

L'anticipo pensionistice "Ape Sociale" può essere la trave portante della riforma: oggi consente il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti).  L'Ape sociale, dove Ape sta per anticipo pensionistico, è un’indennità erogata da parte dello Stato destinata a soggetti - al momento basata su 63 o più anni di età in particolari condizioni di difficoltà, per esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati senza la possibilità di diventare a tutti gli effetti pensionati per motivi di età  - che hanno necessità di un aiuto economico prima di poter accedere alla pensione di anzianità. 

La misura dell’Ape sociale, introdotta nel 2017, con la manovra è stata prorogata anche al 2022. Dal 2023 potrebbe essere estesa a molti più lavoratori rispetto al passato, diventando la base della riforma.

Sullo sfondo resta il presidente dell'Inps Tridico: da mesi continua a proporre una soluzione di compromesso che si basa sullo scambio tra flessibilità e ricalcolo contributivo dell'assegno. Si potrebbe in tal caso anticipare l'uscita a 64 anni ottenendo solo la quota contributiva dell'assegno. Poi dai 67 anni si riceverebbe anche la parte retributiva: una soluzione per ora passata sottotraccia ma che diventerebbe da "pole position" anche per i sindacati se quel "64 anni" diventasse "62 o 63 anni". Secondo molti esperti è una strada percorribile.

Tre mesi di tempo, poi ne sapremo di più. L’obiettivo è quello di definire le linee guida dei nuovi interventi sulla previdenza, da far scattare nel 2023 una volta che si sarà esaurita Quota 100, in tempo utile per il Def di aprile. Una deadline precisa, quella del Documento di economia e finanza, su cui tutti concordano. 

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