Lunedì, 8 Marzo 2021

Pensioni e spesa pubblica: perché sulla manovra ha vinto Di Maio

In cambio della "pace fiscale" i 5 Stelle portano a casa reddito e pensioni di cittadinanza, le proposte-manifesto del loro programma. Salvini invece deve cedere terreno sulla Flat tax

Luigi Di Maio

Esuberante sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, remissivo – o quasi – in materia di economia. È un Matteo Salvini a due facce quello visto in questi primi mesi di governo. Se sugli sbarchi il ministro dell’Interno ha fatto il bello e il cattivo tempo imponendo la sua linea a tutta la coalizione (un protagonismo che, sondaggi alla mano, si è rilevato proficuo dal punto di vista del consenso), il leader della Lega è apparso molto più prudente e ragionevole in materia di conti pubblici. E la nuova legge di bilancio sta lì a dimostrarlo.

Salvo sorprese la Lega dovrebbe portare a casa la flat tax per le imprese e le partite Iva, la riduzione dell'Ires per le aziende e la pace fiscale. Certo quest’ultima misura – che di fatto è un condono – sarà dura da digerire per l’elettorato pentastellato, ma per il resto Di Maio dovrebbe riuscire a inserire nella manovra molti dei provvedimenti più cari ai 5 Stelle. Il reddito di cittadinanza, ovviamente, ma anche l’aumento alle pensioni minime e il taglio agli assegni pensionistici sopra i 4mila euro.

Con la Flat tax brindano le partite Iva, ma non tutte

Si tratta di proposte bandiera del M5s, ma anche di misure costose. Molto costose. Per il reddito di cittadinanza si parla di una spesa di 10 miliardi di euro (in campagna elettorale il costo stimato dagli stessi M5s era di 17 miliardi, è possibile dunque che la platea dei beneficiari sia meno ampia), mentre per le pensioni di cittadinanza il conto potrebbe essere anche più salato: oltre i 16 miliardi di euro secondo i calcoli di Itinerari Previdenziali, la fondazione presieduta dal leghista Alberto Brambila (che non a caso si è scagliato più volte contro l'aumento delle pensioni minime). 

pensione di cittadinanza-2


Il costo stimato per la Flat tax destinata alle partite Iva è invece di soli 3,5 miliardi di euro a partire dal 2019. Briciole rispetto agli oltre 20 miliardi che richiedono le misure targate 5 Stelle. Quanto alle pensioni, la Quota 100 per alleggerire la legge Fornero dovrebbe avere un costo pari nel 2019 a 13 miliardi di euro al lordo delle tasse e 9 miliardi al netto. A regime il costo salirebbe a circa 20 miliardi al lordo delle tasse e oltre 13 miliardi al netto (Fonte: centro studi Tabula). Ma com'è noto il superamento della legge Fornero è un obiettivo comune del governo Legastellato. 

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Non è però solo una questione di costi dei singoli provvedimenti: è dal punto di vista "ideologico" che Di Maio ha vinto la sua battaglia. La Lega è stata costretta ad accettare misure che dal punto di vista economico guardano a sinistra e sono di fatto assistenzialiste. Il taglio della tasse promesso con la Flat tax per le famiglie (costo stimato oltre 40 miliardi di euro) arriverà solo nel 2020. Ma il M5S sta già mettendo le mani avanti: la tassa piatta - dicono i 5 Stelle - non dovrà aiutare i ricchi e sarà modulata su tre aliquote. In poche parole non sarà una Flat tax. 

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