In pensione prima, ma con un assegno più basso: la strada (obbligata) per dire addio alla Fornero

La richiesta dei sindacati, le proposte sul tavolo e una strada che sembra quasi obbligata per garantire flessibilità in uscita ai lavoratori. Ecco cosa potrebbe cambiare dopo il 2021

Foto di repertorio

In pensione a 62 anni oppure con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. È questa la proposta, nota già da tempo, dei sindacati per il dopo-Quota 100. Dall’altra parte c’è l’idea del governo di introdurre una riforma molto più soft che punti in sostanza ad allargare la platea dell’Ape Sociale con un  occhio di riguardo per chi svolge lavori particolarmente usuranti. Parti sociali ed esecutivo sono chiamati a trovare un compromesso partendo da distanze siderali.

La Uil ha già fatto capire che darà battaglia: "Quota 100 non si tocca" ha affermato il segretario Domenico Proietti commentando le dichiarazioni del premier olandese, il quale "ha avuto l’ardire di chiedere l’abolizione di quota 100". E invece non solo Quota 100 non dovrebbe essere toccata, ma dopo il 2021, "occorre una flessibilità d’accesso alla pensione più diffusa. In Italia si va in pensione quattro anni dopo la media europea: noi proponiamo di riallineare il nostro sistema a quanto avviene in Europa".

Pensioni, le ipotesi di Tridico e Boeri

La principale ipotesi allo studio è un radicale ripensamento della cosiddetta riforma Fornero per evitare di costringere i lavoratori ad aspettare i 67 anni per lasciare il lavoro. Come suggerito da molti esperti di previdenza ciò tuttavia potrà avvenire solo se i pensionati accetteranno un taglio al loro assegno. Una delle proposte sul tavolo è quella del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, il quale mesi fa ha spiegato che "la flessibilità rispetto ai 67 anni va garantita, soprattutto se ragioniamo in termini di logica contributiva. Si fissa una linea di età per l’uscita, poi il lavoratore deve essere libero di scegliere quando andare in pensione. Ovviamente con ricalcolo contributivo". 

"Tagli per chi va prima in pensione"

L’idea avanzata da Stefano Boeri, ex presidente dell’Inps, è invece quella di ridurre la pensione di circa l'1,5 per cento per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni. In sostanza, in entrambi i casi, la flessibilità in uscita verrebbe concessa solo a patto di una più o meno pesante penalizzazione sugli assegni. Né potrebbe essere altrimenti. 

Pensioni sempre più basse?

Già oggi chi sceglie quota 100 rinuncia sostanzialmente ad una pensione più ricca, pur di lasciare prima il lavoro. Con la nuova riforma questo meccanismo potrebbe essere accentuato. Con un'aggravante. Con gli attuali coefficienti di trasformaziome, chi andrà in pensione dal 1° gennaio 2021, subirà già in maniera automatica dei "mini-tagli" sulla quota contributiva dell'assegno rispetto a coloro che sono andati in pensione negli anni precedenti. Il valore dei coefficienti di trasformazione è stato infatti rivisto di nuovo al ribasso (qui i dettagli). A questa penalizzazione potrebbe aggiungersene un'altra che andrebbe a scapito di chi usufruisce della flessibilità. 

Verso la nuova riforma delle pensioni

Che cosa devono aspettarsi dunque i pensionati dalla nuova riforma? Al momento ci sono pochi indizi, ma visto e considerato lo stato delle finanze pubbliche, e tenendo conto che la nuova riforma dovrà giocoforza costare meno di quota 100, l’unica strada verosimile è quella di tagli, più o meno cospicui, per chi decide di lasciare prima il lavoro. Insomma, si potrà (forse) andare in pensione anche a 62-63 anni, ma a patto di accontentarsi di un trattamento più basso, anche rispetto a coloro che già oggi usufruiscono di Quota 100.

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Questa strada potrebbe salvare  il governo dalle accuse di aver "reintrodotto" la Fornero e allo stesso tempo non risultare del tutto sgradita a quella parte di opinione pubblica che chiede una politica più rigorosa per  quanto riguarda la spesa pensionistica. In ultimo, anche l’Ue potrebbe concedere il disco verde al governo. Ma per ora non sono che ipotesi. Il confronto con le parti sociali è solo all’inizio.

Pensioni, cambiano i requisiti: via Quota 100, spazio alla "nuova" Ape Sociale

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