Lunedì, 12 Aprile 2021
Italia

Pensioni, secondo l'Inps il sistema si regge sul lavoro degli immigrati

In Italia 5 milioni di pensionati devono accontentarsi di meno di mille euro al mese, mentre l'Inps stacca per un milione di fortunati assegni superiori ai 3mila euro. Questo il quadro di un Paese dalle mille contraddizioni tratteggiato dalla relazione del presidente Tito Boeri

Tito Boeri, presidente dell'INPS FOTO ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Solo il 4,1% delle pensioni è erogata con il sistema contributivo (ossia prendi in base a quello che hai effettivamente versato) previsto dalle ultime riforme pensionistiche mentre la stragrande maggioranza delle pensioni è erogato con il sistema retributivo (calcolate in base ai redditi percepiti negli ultimi anni di lavoro di ciascuna persona).

"Per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese". Questo il passaggio contenuto nel rapporto annuale dell'Inps che sta facendo tanto discutere.

In poche parole secondo il presidente dell'Inps Tito Boeri le riforme delle pensioni funzioneranno solo se crescerà il numero di chi ha un lavoro e versa i contributi Inps. E l'Italia non può fare a meno dei migranti poiché la popolazione sta invecchiando e in Italia ci sono sempre meno nascite. 

Quindi come ribadisce l'Inps nel rapporto annuale, gli immigrati che lavorano restano cruciali per la sostenibilità del sistema pensionistico. Le previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l'età del ritiro per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili "è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese".

L'Inps segnala che eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana, ovvero dei tassi di occupazione femminili e maschili potranno correggere gli squilibri demografici nel lungo periodo ma non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio.

Un intervento che non è piaciuto al vicepremier Matteo Salvini che ha commentato su twitter: "il Presidente Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare di tantissimi italiani. Vive su Marte?"

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Pronta la risposta di Boeri: "I dati sull'immigrazione sono incontrovertibili, vengono da Istat, Eurostat e organismi internazionali. In Italia c'è un problema, siamo attrezzati a gestire la longevita' ma non siamo attrezzati a gestire il fatto che ci siano meno persone che entrano nel mercato del lavoro". E infine conclude il presidente dell'Inps: "Io mi limito a fare il mio lavoro, il mio mandato scade nel 2019, ci sono ancora tantissime cose da fare".

Pesioni, ultime notize

Ma qual è l'Italia che emerge dalla relazione dell'istituto di previdenza? Un ritratto a tinte fosche del Belpaese dove metà dei poveri ha meno di 34 anni e deve i giovani vivono sulle proprie spalle una probabilità di diventare poveri "5 volte più alta di quella dei loro nonni".

Secondo i dati dell'Inps sono oltre 5,5 milioni i pensionati che percepiscono un assegno lordo sotto i mille euro al mese e rappresentano il 40% dell'intera platea di pensionati pari a oltre 15milioni 477mila. Sono questi alcuni dei dati contenuti nella relazione Inps presentata oggi in Parlamento.

Assegno da 3mila euro per un milione di pensionati 

Per quasi 3,5 milioni, invece il reddito pensionistico oscilla tra i 1000 e i 1500 euro, il 22,3% del totale, mentre rappresentano il 18,1%, circa 2,8 mln, quelli con una pensione tra i 1500 ed i 1900 euro. Solo il 10,8%, pari a 1,6 milioni, percepiscono assegni tra 2mila e 2.500 mentre in 875mila, solo il 5,75, denuncia un reddito da pensione tra i 2.500 e i 2.900 euro. Una pattuglia che sale a 1milione e 113 mila pensionati infine, quella che dichiara un reddito pensionistico da 3mila euro e oltre.

Di Maio: "Aumenteremo le minime a 780 euro"

Il 47,1% dei pensionati risiede al Nord contro il 19,5% di quelli che abitano al Centro e il 31% di quelli che risiedono nel Mezzogiorno mentre sono il 2,4% , circa 371mila, quelli che percepiscono la pensione all'estero. Al Nord come al Centro l'importo medio mensile lordo si aggira sui 1.600 euro che scendono a 1300 al Sud mentre all'estero i pensionati denunciano assegni medi di 316 euro. Complessivamente i pensionati Inps maschi sono il 47% del totale, le femmine il 53% mentre resta immutato il gap di reddito: l'importo medio mensile per gli uomini si aggira sui 1.788 euro contro i 1.271 delle donne.

Vitalizi, via le super pensioni dei sindacalisti

"I titolari di cariche elettive vanno trattati come tutti gli altri lavoratori" spiega il presidente Inps, Tito Boeri, che punta il dito anche contro le "condizioni previlegiate" delle pensioni dei sindacalisti. "Per queste non serve una legge ma solo il nulla osta del ministero del lavoro alla nostra circolare di 1 anno fa".

"Limando la componente di privilegio delle loro pensioni in modo coerente con quanto si intende fare per gli altri lavoratori e non punendoli per il solo fatto di aver servito il nostro Paese come parlamentari".

Inps: "Servono più tutele per lavoratori della gig economy"

La Relazione Inps presentata al parlamento fa il punto anche sulla "gig economy", ovvero il cosidetto lavoro temporaneo "on demand" che ha nel dibattito sulle tutele per i rider solo uno degli aspetti più rappresentativi e che rappresentano secondo i dati inps poco più del 10% dei lavoratori nel loro complesso.

Rider peraltro, annota ancora la relazione, "che, almeno per le piattaforme di consegna più note, sono caratterizzati da contratti come le collaborazioni della Gestione Separata e il lavoro autonomo occasionale, e da dinamiche relativamente note di come si svolge l'attività lavorativa" Nulla o molto poco invece si sa, " e non ci si pone domande dal punto di vista del dibattito politico", dice ancora l'Inps sulle altre componenti della gig economy, "che con alta probabilità sono associate a forme di contratti informali/verbali, che potrebbero utilizzare forme di pagamento alternative come i buoni regalo o le ricariche telefoniche, o che comunque potrebbero non essere soggetti a nessuna forma di tutela, contribuzione sociale, e tassazione".

"Quasi il 70% dei lavoratori della gig economy svolge questi lavoretti come secondo lavoro o durante gli anni di studio e tra questi gig worker il grado di soddisfazione del proprio lavoro è relativamente elevato.

"Vi sono però anche persone, a volte non più giovanissime, che trovano in questi impieghi saltuari l'unica fonte di reddito" dice ancora l'Inps secondo cui "un lavoratore della gig economy su cinque ha queste caratteristiche". Un numero ancora piccolo in termini assoluti, lo 0,85% del totale degli occupati in Italia, ma nondimeno è opportuno tenerne conto.

Occupazione stabile in calo e boom dei contratti a termine: "Effetto dello stop ai voucher cancellati dal governo Renzi"

Per gli occupati a tempo indeterminato si registra una dinamica opposta a quella generale: infatti da 14,1 milioni sono scesi a 13,8 milioni mentre aumenta l'occupazione a termine passando da 3,7 milioni a 4,6 milioni. Nel 2017 un innesco importante all'espansione dei rapporti a termine è, anche in questo caso, giunto dalla soppressione, a marzo 2017, della regolazione tramite voucher delle prestazioni di lavoro accessorio.

"Gli indizi di tale movimento - spiega l'Inps - sono stati subito nettissimi fin dal marzo 2017 con l'immediato ritorno alla crescita dei contratti di lavoro intermittente"

115mila giovani in fuga all'estero: +11%

Purtroppo la fuga all'estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni non sembra essersi arrestata neanche con la fine della crisi.  "Nel 2016 - spiega il presidente Inps Tito Boeri - l'ultimo anno per cui sono disponibili i dati dell'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero, abbiamo perso altre 115.000 persone, l'11% in più dell'anno precedente".

Un dato probabilmente anche "sottostimato", quello dei 115mila in fuga, prosegue ricordando come "le nuove registrazioni di italiani alla sicurezza sociale di Paesi come la Germania e il Regno Unito sono da due a tre volte superiori ai cambiamenti di residenza notificati all'Aire".

Migranti, Inps: "Aumentare flussi regolari"

Per ridurre l'immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare". Il 'suggerimento' arriva dal presidente Inps, Tito Boeri che rileva come la "forte domanda di lavoro immigrato in Italia" si riversi di fatto "sull'immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto" alimentata "da decreti flussi del tutto irrealistici".

Quando si pongono infatti, dice ancora, "forti restrizioni all'immigrazione regolare, aumenta l'immigrazione clandestina e viceversa: in genere, a fronte di una riduzione del 10% dell'immigrazione regolare, quella illegale aumenta tra il 3-5%", stima ancora Boeri che ricorda come negli Stati Uniti il boom degli illegali sia cominciato nel '64 quando è stato chiuso il Bracero program e come il fenomeno sia invece iniziato a calare "quando ha cominciato a essere pienamente messo in atto l'Immigration Reform and Control Act, che ha regolarizzato milioni di lavoratori messicani".

Perché l'Italia ha bisogno degli immigrati

E la domanda di lavoro immigrato in Italia "è forte" perchè , prosegue, sono "tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell'assistenza alle persone non-autosufficienti. Tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere". A cominciare dai lavori domestici.

"La domanda di colf e badanti delle famiglie italiane è in costante aumento alla luce anche dell'incremento tendenziale del numero di persone non-autosufficienti. Tuttavia, in mancanza di decreti flussi con quote per colf e badanti, l'ultimo nel 2011, il numero di lavoratori domestici extra-comunitari iscritti alla gestione Inps tende inesorabilmente a ridursi, non compensato (o compensato in minima parte) dall'aumento dei lavoratori comunitari o italiani che non hanno problemi coi visti. Ma non appena c'è un provvedimento di regolarizzazione del lavoro nero (come nel 2008-9 o nel 2012), il numero di colf e badanti extracomunitarie si impenna, a dimostrazione del fatto che questi lavori continuano a essere richiesti, ma vengono svolti senza versare i contributi sociali".

Boeri bacchetta il decreto dignità

Il presidente dell'Inps non ha mancato di fare le pulci all'azione del nuovo governo, partendo dal "decreto dignità" varato lunedì dal Consiglio dei ministri, in merito sopratutto all'intervento sul precariato che trova il plauso di Boeri per il taglio delle proroghe da 5 a 4 per i contratti a termine ma anche critiche per la reintroduzione delle causali che "comportano un forte appesantimento burocratico scoraggiando la creazione di lavoro soprattutto nelle pmi" con il rischio "di trovarsi con meno lavoro e della stessa qualità".

"Se infatti, come già sottolineato lo scorso anno, 5 proroghe dello stesso contratto sono troppe perchè consentono un periodo di prova praticamente di 3 anni non si vede perchè reintrodurre le causali che comportano un forte appesantimento burocratico scoraggiando la creazione di lavoro soprattutto nelle pmi", spiega proponendo piuttosto "di aumentare i contributi sociali su questi contratti ad ogni proroga".

Non solo. "Se lo scopo è quello di favorire la conversione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato non si vede poi perchè aumentare i costi per entrambe le tipologie di contratti. Il rischio è di trovarsi con meno lavoro e della stessa qualità", conclude.

Tra le misure proposte dal nuovo governo bocciate dal presidente dell'Inps anche l'introduzione di quota 100 che Boeri stima avrà un impatto - nella versione 'pura' - "fino a 20 miliardi di euro all'anno sui conti dello Stato". 

"Inoltre ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 (o 41 anni di contributi) si avrebbero subito circa 750.000 pensionati in più".

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