Venerdì, 26 Febbraio 2021

Pensioni, il governo alla prova del nove: il piano Di Maio per cancellare i privilegi

Dopo lo stop alle pensioni d'oro e il taglio dei vitalizi si conferma l'idea del governo: eliminare i vecchi privilegi per trovare i fondi per una riforma organica delle pensioni. A che punto è la riforma delle quote e quali norme rischiano di saltare

La riforma delle pensioni in stand by se rallenta l'economia? L'indice 'spia' dell'Istat "continua a registrare flessioni sui ritmi di crescita economica condizionata dalla contrazione dell'export": una brutta notizia per il governo che ha impostato tutta la politica economica sulla ipotesi di una crescita del Pil italiano. Se l'economia non corre anche le riforme previdenziali rischiano di restare nel cassetto in attesa di tempi migliori. 

Pensioni, ultime notizie 

Se il ministro dell'economia Tria ha annunciato che la flat tax firmata 5 stelle e Lega sarà inserita nella prossima legge di bilancio, la riforma delle pensioni rischia di slittare. Che fine hanno fatto le ormai note quota 100 e quota 41?

Il riordino del sistema previdenziale che prevede il superamento della legge Fornero dovrebbe essere incardinato nella nuova manovra finanziaria allo studio del Governo. Ma per riuscire ad contenere l'aumento dell'età pensionabile occorre una manovra che ha costi importanti per le casse dello Stato: il dossier è sul tavolo del ministro del Lavoro Luigi Di Maio che deve trovare la quadra per poter inserire anche flat tax e il primo step del reddito di cittadinanza evitando lo sforamento dei conti pubblici.

Il "cantiere pensioni" caratterizzerà il prossimo autunno con una vera e propria prova di forza del Governo che proverà ad inserire alcune misure correttive previste nel “contratto” di coalizione.

Quanto costa la riforma delle pensioni

L'incontro con il presidente dell’Inps, Tito Boeri dopo gli scontri dei giorni scorsi sul decreto dignità,  ha convinto Di Maio nel perseguire l'introduzione di quota 100, pensione a 64 anni di età e 36 anni di versamenti contributivi, nonostante i pareri di Boeri secondo cui la riforma legastellata costerebbero troppo e danneggerebbe l’occupazione giovanile. A sostengo del vicepremier anche l'esperto di previdenza della Lega, Alberto Brambilla, che ha confermato la volontà dell'esecutivo di fermare l'esperimento dell'Ape Sociale che costa allo Stato quasi due miliardi all'anno.

Dopo lo stop alle pensioni d'oro e il taglio dei vitalizi si conferma l'idea base: eliminare i vecchi privilegi per trovare i fondi per una riforma organica delle pensini. 

Al momento le indiscrezioni circolate dal fronte Lega che ipotizzano l'introduzione della quota 100 tra età e contributi con un'età minima di 64 anni e la possibilità di andare in pensione a qualsiasi età avendo 41 anni e mezzo di contributi potrebbe costare circa 12 miliardi l'anno. Una cifra che potrebbe scendere di circa due-tre miliardi se si introducessero anche il ricalcolo contributivo e le limitazioni ai contributi figurativi, come mette in evidenza Stefano Patriarca, esperto di previdenza, a lungo consulente di Palazzo Chigi nella passata legislatura e ora alla guida della società di ricerca Tabula.

Pensioni, scontro tra governo e sindacati

I sindacati CGIL. CISL e UIl hanno scritto una lettera al Governo ed al Ministro del lavoro Di Maio chiedono al più presto un confronto per aprire una discussione sulle pensioni: per tutta risposta durante il question time in Parlamento Di Maio ha annunciato un vero e proprio colpo di scure verso "le anomalie" nelle pensioni dei sindacalisti.  Un clima non certo ideale per sedersi al tavolo delle trattative e cercare di lavorare insieme per dare vita alla nuova riforma delle Pensioni 

Allo stato attuale il sistema pensionistico vigente prevede che nel 2018 si concluda il percorso di equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne nel settore dei dipendenti privati e dei lavoratori autonomi. La pensione di vecchiaia per queste categorie, infatti, nel 2018 verrà erogata al raggiungimento dell’età di 66 anni e sette mesi sia per gli uomini che per le donne.

Perché si rischia di lavorare fino ai 70 anni (o anche di più) 

Per quanto riguarda la pensione anticipata, invece, per il 2018 non sono previsti cambiamenti nei requisiti per la generalità dei lavoratori, ma viene introdotta la possibilità di pensionamento anticipato con soli 41 anni di contributi per i cosiddetti "lavoratori precoci" (12 mesi di contributi maturati entro il compimento dei 19 anni di età e in una determinata condizione di tutela stabilita dalla norma), nei limiti dei fondi annualmente stanziati e che abbiano fatto richiesta di certificazione dei requisiti per l’accesso al beneficio entro il 1° marzo 2018.

Sempre in ambito di contributi assistenziali l'inps ha comunicato come nel primo semestre 2018 sono stati erogati benefici economici a 267mila nuclei familiari - raggiungendo 841mila persone - grazie al REI, la misura di contrasto alla povertà che ha sostituito il Sostegno per l'Inclusione Attiva.

Pensioni, bonus part time per chi sceglie il rinvio e resta a lavoro

Intanto in attesa della quota 100 -  che in ogni caso non diventerà realtà prima del nuovo anno con l'archiviazione dell'ape social - è attiva una opzione interessante per chi non vuol andare subito in pensione e lavora nel settore privato: il bonus part time, introdotto dalla Legge di Stabilità del 2016 e rivolto a chi che una volta raggiunta l’età per la pensione di vecchiaia (66 anni e 7 mesi e 20 di contributi) o per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, uno in meno per le donne) decidono di restare a lavoro per un massimo di 3 anni passando però da un orario di lavoro full-time ad uno part-time

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