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Venerdì, 19 Aprile 2024
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Salari da fame e soldi "fuori busta": perché non combattiamo il lavoro nero e sottopagato

I dati dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro: irregolarità nel 67% delle imprese controllate. Il personale dell'ente oggi è insufficiente per affrontare adeguatamente il problema, ma qualcosa potrebbe cambiare a breve

Paghe da fame e soldi "fuori busta". Turni che rasentano lo sfruttamento e giorni liberi che vengono "concessi" per grazia ricevuta. Neanche fossero un'elemosina. Le inchieste con cui Today ha documentato le condizioni di lavoro nel mondo della ristorazione - l'ultima, di Charlotte Matteini, potete leggerla qui - tratteggiano uno scenario drammatico (no, l'aggettivo non è esagerato), ma di fatto per nulla inedito. Perché quello del "lavoro nero", irregolare o sottopagato è un problema noto anche ai sassi e che però, strano a dirsi, quasi mai è in cima alle priorità della nostra classe politica. Una realtà, diciamolo chiaramente, che si tende spesso a rimuovere o nel migliore dei casi ad affrontare con interventi insufficienti, vuoi per calcolo elettorale, vuoi per mancanza di visione o semplicemente di coraggio.

I dati dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro (Inl) sono eloquenti. L'ultimo rapporto, uscito giovedì 11 maggio, ci dice che su oltre 62mila ispezioni effettuate sui luoghi di lavoro (senza contare gli accertamenti in materia previdenziale e assicurativa), nel 67% dei casi sono state riscontrate irregolarità. Il tasso di illeciti più elevato si osserva proprio nelle "attività dei servizi di alloggio e di ristorazione" (76,61%), a seguire c'è il settore immobiliare (72,48%) e quello che ingloba l'intrattenimento e le attività sportive (71,20%). 

Anche tra i professionisti l'indice di irregolarità è molto alto (70,89%). Va leggermente meglio nel settore delle costruzioni (66,50%) e nell'agricoltura (56,32%). Per quanto riguarda il lavoro in nero, sono stati accertati 14.906 casi di lavoratori senza contratto, di cui 4.000 in hotel e ristoranti, 2.712 nei cantieri edili, più di duemila nelle attività agricole e 1.969 in quelle manifatturiere. Altre irregolarità molto comuni riguardano gli orari di lavoro e il rispetto degli obblighi in materia di sicurezza e salute. In un anno, poi, sono stati scoperti più di mille lavoratori vittime di caporalato. 

Numero di ispezioni e indice irregolarità per categoria Ateco

Gli ispettori hanno le armi spuntate

Quello che abbiamo tracciato è solo un bilancio, molto parziale, di quanto emerso. Poi c'è il sommerso. Costituito da quelle imprese che sfuggono alle maglie dei controlli. Al 31 dicembre scorso l'organico coordinato dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro era di 3.983 unità, solo 135 in più dell'anno precedente. Nel report si fa presente che "una consistente percentuale di unità ispettive, pari a circa il 38% del totale" è stata destinata "allo svolgimento di attività diverse da quella di vigilanza", (conciliazioni, certificazioni etc) per "la carenza di personale amministrativo". Insomma, le risorse sono quelle che sono. Dall'altra parte ci sono le aziende, che invece sono parecchie. Nel 2020 (dati Istat) in Italia risultavano attive più di 4 milioni di attività, per quanto quelle con più di un dipendente sarebbero meno della metà. Senza contare il fatto che con il superbonus c'è stata una vera e propria esplosione delle imprese edili.

Per farla breve, l'Ispettorato ha le armi spuntate perché gli ispettori non bastano per fare i controlli che servirebbero. Un esempio arriva dalla provincia di Torino dove su 200mila aziende a dicembre si contavano quattro ispettori per controllare la sicurezza e altri 35 per vigilare sulla regolarità dei rapporti di lavoro. In pratica un ispettore ogni 4mila imprese. Anzi, la metà perché va considerato che gli ispettori solitamente si muovono in coppia. "I quattro ispettori tecnici devono vigilare nei cantieri e in tutti i settori", spiegava una lavoratrice, "c'è carenza di personale che stiamo cercando di colmare grazie ai nuovi concorsi. Il problema è che molti addetti che vengono a lavorare per noi poi se ne vanno perché economicamente non siamo attrattivi. Siamo tra i meno pagati in assoluto". 

Le nuove assunzioni e l'organizzazione dell'ente

Qualcosa potrebbe a breve grazie all'assunzione, annunciata già da tempo, di 2.580 persone in più che serviranno a colmare le lacune di personale soprattutto negli uffici territoriali. L'organico dovrebbe arrivare a superare le 6.500 unità, ma a quanto pare il reclutamento del personale va a rilento. Come emerge anche dal rapporto citato sopra, fino a oggi non c'è stato un aumento consistente degli ispettori che anzi restano sotto i 4mila. Troppo pochi per combattere una piaga che ci portiamo dietro da decenni. E che finora abbiamo deciso di nascondere sotto al tappeto.

Resta poi da vedere se le nuove risorse saranno davvero sufficienti a cambiare passo. Nato nel 2015 con il decreto legislativo 149 del governo Renzi, l'Ispettorato del Lavoro ha riunito in un solo organismo gli addetti alle ispezioni di Inps, Inail e ministero del Lavoro. In capo all'Ispettorato oggi ci sono diversi i compiti: vigilare sulla regolarità dei contratti di lavoro e sulla sicurezza dei dipendenti. Ma anche sul pagamento dei contributi e sulle coperture assicurative. Secondo varie inchieste la fusione degli enti preposti alle ispezioni non ha però portato a miglioramenti effettivi nella quantità e qualità dei controlli, anzi ha finito per aumentare la burocrazia. Certo è che per ora il piatto piange e il numero delle aziende ispezionate è in calo: siamo passati dalle oltre 160mila imprese controllate nel 2017 alle circa 100mila degli ultimi tre anni. 

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