Domenica, 17 Ottobre 2021
Economia Alessandria

Pernigotti, tutto da rifare: i turchi recedono dall'acquisto. Coldiretti: "Risultato delocalizzazione"

Scricchiolano i due pilastri del piano di salvataggio della storica fabbrica piemontese annunciato a inizio agosto dall'allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Tutto da rifare, come con Whirlpool ed Embraco

Futuro (nuovamente) incerto per la Pernigotti: la proprietà turca Toksoz dello storico marco dolciario ha comunicato alla cooperativa torinese Spes il recesso dal preliminare stipulato a inizio agosto.  Una doccia fredda a tre giorni dalla firma del contratto per la cessione del comparto cioccolato-torrone, prevista per Il 30 settembre, che avrebbe dovuto rilanciare la produzione dello stabilimento di Novi Ligure (Alessandria). 

Che le cose non si stavano mettendo bene per la storica fabbrica del gianduiotto si era capito con la rottura delle trattative con il gruppo emiliano Emendatori che avrebbe dovuto rilevare il ramo dell'azienda che produce gelati.

"Avevamo capito, pur non ricevendo nessuna informazione ufficiale, che l’accordo tra Emendatori e Pernigotti fosse gravemente compromesso - racconta all'agenzia ANSA il presidente della cooperativa Spes, Antonio Di Donna - ma speravamo che si trovasse una soluzione e che comunque l’accordo tra Pernigotti e Spes, non avendo evidenziato criticità, si potesse chiudere nel rispetto degli impegni sottoscritti".

Scricchiolano dunque i due pilastri su cui si basava il piano di salvataggio della fabbrica, annunciato a inizio agosto dall'allora ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

Pernigotti, salta il rilancio della fabbrica del gianduiotto

Venerdì sera dopo settimane di trattative per la stesura del contratto, è arrivata la comunicazione del recesso del preliminare: ora per i 150 lavoratori dello stabilimento di Novi Ligure il futuro è quanto mai incerto. L'assunzione di tutto il personale e la valorizzazione del territorio novese erano alla base del progetto della cooperativa Spes per il rilancio del sito produttivo. 

Prossimo appuntamento la riunione al ministero dello sviluppo economico, il 2 ottobre a Roma. Avrebbe dovuto essere un giorno di strette di mano, invece sarà l'ennesima crisi industriale che va a riaprirsi sulla scia di quanto già successo con Embraco e Whirlpool.

Whirlpool, la rabbia in piazza: "La cessione è un 'pacco', una chiusura mascherata" 

Pernigotti, Coldiretti: "Crisi risultato delocalizzazione"

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini spiega come la crisi di Pernigotti sia il risultato del circolo vizioso della delocalizzazione. 

"Inizia con l'acquisizione di marchi storici del Made in Italy, continua con lo spostamento all'estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e si conclude con la chiusura degli stabilimenti con effetti sull'occupazione e sull'economia nazionale dal campo alla tavola" 

Il gruppo turco Toksoz è il maggior produttore mondiale di nocciole e dal 2013 ha acquisito il marchio Pernigotti. "Ma dall'olio allo zucchero fino al formaggio è lunga la lista delle etichette storiche italiane svendute all'estero ed utilizzate per veicolare sotto la bandiera tricolore produzioni ottenute fuori dai confini nazionali", denuncia Prandini nel sottolineare che "l'Italia deve difendere il proprio patrimonio agroalimentare che ha portato in mani straniere tre marchi storici del Made in Italy alimentare su quattro". 

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