Mercoledì, 27 Ottobre 2021
ECONOMIA

La ricchezza mondiale nelle mani di 62 "paperoni"

L'un percento della popolazione possiede più del "restante" 99. E' quanto emerge dal nuovo rapporto di Oxfam: "Lo scarto tra i super-ricchi e il resto delle persone mai così ampio". Tutto grazie ai paradisi fiscali "dove hanno sede 188 delle 201 più grandi multinazionali"

I 62 paperoni mondiali possiedono, da soli, la stessa "ricchezza" di metà della popolazione più povera. E' quanto ha indicato l'Ong britannica Oxfam in vista del forum economico mondiale a Davos in Svizzera. "Il patrimonio accumulato dall'1% dei più ricchi al mondo ha superato lo scorso anno quello del 99% della popolazione mondiale, con un anno in anticipo rispetto alle previsioni". Lo scarto tra i super-ricchi e il resto della popolazione si è accresciuto "in modo spettacolare negli ultimi 12 mesi", constata il rapporto di Oxfam che si intitola "Un'economia al servizio dell'1%". 

IL NUOVO RAPPORTO - Nel suo studio, Oxfam descrive un mondo dove la crescente disuguaglianza economica "ha impatti devastanti sulle persone meno abbienti e rischia di vanificare la lotta alla povertà globale". 

Un mondo in cui 62 super-ricchi possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera, mentre solo 6 anni fa erano 388.

Dal 2010 ben 3,6 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale, ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa mille miliardi di dollari: una contrazione del 41%, "nonostante l'incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo". I 62 super-ricchi "hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari.

"COLPA" DEI PARADISI FISCALI - Uno scenario preoccupante, soprattutto considerando le dichiarazioni dei leader mondiali che, in più occasioni, ha annunciato la necessità di contrastare la disuguaglianza. "Per non vanificare i progressi nella lotta alla povertà conseguiti nell'ultimo quarto di secolo", Oxfam "chiede ai leader mondiali di agire con urgenza contro l'aumento vertiginoso della disuguaglianza, partendo da un primo passo: la messa al bando dei paradisi fiscali". Il continuo ricorrere da parte di super-ricchi e grandi multinazionali agli investimenti offshore "è infatti uno dei fattori che sottrae alle casse degli Stati risorse essenziali per la lotta alla povertà e alla disuguaglianza".

TUTTO INUTILE - "È inaccettabile - ha affermato Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International - che metà della popolazione più povera del mondo possieda meno ricchezza rispetto a poche decine di persone. Di fatto, i leader mondiali non hanno ancora intrapreso alcuna azione concreta per contrastare una disuguaglianza crescente e ormai fuori controllo. A Davos, quest'anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all'era dei paradisi fiscali, luoghi nei quali multinazionali ed élites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. 

Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà.

LA SITUAZIONE - La disuguaglianza economica estrema ha un grande impatto nella riduzione della povertà, che rimane una sfida prioritaria della comunità internazionale. Dal 1990 al 2010, anche se il numero di poveri assoluti si è ridotto, il reddito medio annuale del 10% più povero della popolazione mondiale è cresciuto di meno di 3 dollari all`anno negli ultimi 24 anni - vale a dire meno di un centesimo al giorno. 

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