Sabato, 24 Luglio 2021
Economia

Caporalato, c'è il piano di contrasto: un primo passo positivo (ma non basta)

Prevenzione, vigilanza e contrasto, protezione e assistenza e anche la necessaria reintegrazione socio-lavorativa: sono i quattro punti su cui verte il primo Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato

Caporalato, una piaga italiana (foto Ansa repertorio)

Il piano c'è. Prevenzione, vigilanza e contrasto, protezione e assistenza e anche la necessaria reintegrazione socio-lavorativa: sono i quattro punti su cui verte il primo Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato (2020-2022), approvato ieri a Roma presso il ministero del Lavoro con il ministro Nunzia Catalfo. Presenti anche il ministro dell'Agricoltura Teresa Bellanova e il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano.

Che cosa prevede il piano contro il caporalato? Partendo da una mappatura dei territori e dei fabbisogni di manodopera agricola, il Piano affianca interventi emergenziali e interventi di sistema o di lungo periodo, seguendo i quattro assi strategici, declinati in 10 azioni prioritarie. Innanzitutto, mettere in atto un sistema informativo con calendario delle colture, dei fabbisogni di manodopera e altri dati e informazioni sviluppato e utilizzato per la pianificazione, gestione e monitoraggio del mercato del lavoro agricolo.

Piano di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato

Secondo, varare interventi strutturali, investimenti in innovazione e valorizzazione dei prodotti migliorano il funzionamento e l'efficienza del mercato dei prodotti agricoli. Terzo, rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, l'espansione del numero delle imprese aderenti e l'introduzione di misure per la certificazione dei prodotti migliorano la trasparenza e le condizioni di lavoro del mercato del lavoro agricolo.

E ancora, quarto punto, pianificare dei flussi di manodopera e il miglioramento dell'efficacia e della gamma dei servizi per l'incontro tra la domanda e l'offerta (Cpi) di lavoro agricolo prevengono il ricorso al caporalato e ad altre forme d'intermediazione illecita. Tra le priorità, anche la pianificazione e attuazione di soluzioni alloggiative dignitose per i lavoratori del settore agricolo in alternativa a insediamenti spontanei e altri alloggi degradanti e la pianificazione e realizzazione, sesto punto, di soluzioni di trasporto per migliorare l'offerta di servizi adeguati ai bisogni dei lavoratori agricoli.

Il piano prevede anche di varare inoltre una campagna di comunicazione istituzionale e sociale per la prevenzione e sensibilizzazione sullo sfruttamento lavorativo e la promozione del lavoro dignitoso e rafforzamento delle attività di vigilanza e contrasto allo sfruttamento lavorativo. Infine, pianificazione e attuazione di un sistema di servizi integrati (referral) per la protezione e prima assistenza delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura e rafforzamento degli interventi per la loro reintegrazione socio-lavorativa e, ultimo punto, realizzazione di un sistema nazionale per il reinserimento socio-lavorativo delle vittime di sfruttamento lavorativo in agricoltura. Sarà la Direzione Generale dell'Immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a curare la segreteria del Tavolo. Proprio la medesima Direzione Generale ha già impegnato 88 milioni di euro (su fondi FNPM, FAMI, FSE - PON Inclusione) in interventi contro lo sfruttamento lavorativo.

Ovviamente tutto il piano è atteso dalla prova più difficile, quella della realtà dei fatti. Per ora le reazioni sono moderatamente positive.

Piano contro il caporalato, c'è l'ok dei sindacati

I sindacati promuovono il piano triennale del governo contro il caporalato. ''Guardiamo con soddisfazione al piano redatto anche con la partecipazione delle parti sociali", dicono in coro Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil al termine del tavolo con il governo giudicandolo un documento "corale" e "ambizioso" che affronta in modo organico le tante problematiche che si sovrappongono nelle azioni di prevenzione e contrasto del caporalato. "È stato avviato il percorso giusto, ora si può alzare l'asticella delle battaglie contro lo sfruttamento, nessuno ha più alibi per non agire'', proseguono sollecitando "tutte le istituzioni preposte ad attivarsi immediatamente per passare dalle parole si alle azioni concrete''. Insomma, il piano è un primo passo, non certo la soluzione definitiva. 

Secondo i sindacati "va affrontata in particolare la condizione di tanti migranti divenuti irregolari, che quando lavorano lo fanno in nero e non possono avvalersi degli strumenti offerti dallo Stato. Ne sono stimati 400 mila sfruttati e non si può continuare a fare finta di niente: a queste persone va riconosciuta dignità, va data la possibilità di emergere nella legalità''. Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno affrontato , ne,l corso dell'incontro, anche il tema della futura Pac e della gestione dei Psr: ''Siamo preoccupati, perché servirà un lavoro politico importante per includere nella futura politica agricola comune e nella gestione dei Psr criteri di condizionalità sociali, che penalizzino le imprese che non rispettano le regole e non applicano i contratti. E un lavoro che va fatto a monte e incide non poco sui fenomeni di lavoro nero e sulle speculazioni delle agromafie'', concludono.

Cia: "Il piano da solo non basta"

Cia-Agricoltori Italiani ha espresso le sue valutazioni sia sulle misure previste dal Piano stesso che, in via più generale, sul tema del caporalato. Rispetto alle azioni previste, Cia ritiene che il rafforzamento della Rete del Lavoro agricolo di qualità, presso l'Inps, non sia una misura strategica né per il contrasto al caporalato né tantomeno per incentivare le aziende virtuose. Dimostrazione della bassa efficacia della Rete sono le 3.800 iscrizioni complessive rispetto al totale delle aziende agricole. Con riferimento al decreto flussi, malgrado i miglioramenti proposti vadano nella direzione da sempre auspicata da Cia di creare un canale preferenziale e, dunque, tracciato, di gestione dei flussi da parte delle organizzazioni professionali agricole, non si può che rilevare il ritardo ormai cronico nella pubblicazione del decreto stesso.

Oltre a questo, serve però il senso della realtà rispetto agli scenari dei flussi migratori, profondamente cambiati, e all'obiettiva mancanza di centralità dello strumento rispetto al passato. In via generale, Cia ritiene che il caporalato vada contrastato con mezzi e risorse adeguati, soprattutto sul fronte dei controlli sostanziali da parte delle autorità competenti che ben conoscono il fenomeno sul territorio. Mentre il ruolo delle organizzazioni di impresa deve essere non tanto quello di promuovere iniziative propagandistiche o slogan d'effetto, ma di continuare nel loro impegno quotidiano a sostenere e tutelare le aziende agricole che contribuiscono in modo significativo alla tenuta economica e sociale del nostro paese.

Anche oltre all'impegno quotidiano, serve portare avanti azioni concrete secondo Cia. Da questo punto di vista, Cia vanta già un importante accreditamento, essendo l'unica associazione agricola nazionale ad aver ottenuto il finanziamento per il progetto Rural Social Act, che intende promuovere l'agricoltura sociale come modello di sviluppo territoriale sostenibile, inclusivo e di qualità, anche per arginare la piaga del caporalato.

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