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Domenica, 29 Gennaio 2023
Economia Italia

L'Italia si ferma: economia al palo, traballa il piano del governo su pensioni e tasse

L'Italia in controtendenza rispetto alle principali economie dell'area euro: l'agenzia Moody's ha tagliato le previsioni di crescita dall'1,5% all'1,2%. Una batosta per la riforma delle pensioni, calo delle tasse e reddito di cittadinanza

Alla luce di "uno slancio più debole del previsto", l'agenzia Moody's ha tagliato le previsioni di crescita per l'Italia dall'1,5% all'1,2% nel 2018, e dall'1,2% all'1,1% nel 2019". Lo annuncia l'agenzia nell'aggiornamento del Global Macro Outlook in cui si sottolinea come l'Italia sia in controtendenza rispetto alle principiali economie dell'area euro "che stanno crescendo a un ritmo sostenuto, nonostante un rallentamento rispetto al 2017"

Moody's ha anche rivisto al ribasso le previsioni di crescita della Francia per il 2018 all'1,8% dal precedente 2% alla luce del rallentamento registrato nel primo semestre di quest'anno (+1,8% nel 2019); invariate anche le stime sulla Germania, vista in crescita del 2,2% quest'anno e dell'1,7% nel 2019.

Se il Pil non cresce il piano del governo va a rotoli

Senza crescita a rischio le promesse del governo? Sì, perchè la maggior parte delle manovre previste nel programma del governo legastellato sono molto onerose per le casse pubbliche e il finanziamento di interventi come il redditto di cittadinanza e riforma delle pensioni e flat tax sono essenzialmente legate all'aumento del Prodotto interno lordo dell'Italia, ovvero la capacità della nostra economia di crescere e produrre risorse. Altrimenti il rischio è quello di manovre totalmente a deficit che porterebbero ad una crescita abnorme del debito pubblico. 

Già lo avevamo analizzato dopo il successo elettorale, ora appare evidente che in vista della legge di bilancio da Settembre il governo si troverà a dover fare i conti con un'economia che cresce meno del previsto, e quindi ad una indisponibilità di cassa

Un vero e proprio stress test per l'intero sistema paese. L'allarme è già sotto traccia e prende la forma dei mercati: vari esponenti del Governo hanno già messo le mani avanti "prevedendo" per i primi giorni di settembre un vero e proprio "attacco dei mercati". In verità un paese che non cresce diventa meno appetibile per gli investitori, se in questo contesto si attuano misure di spesa pubblica, senza adeguate coperture "di fiducia" sarà sempre più difficile ottenere soldi in prestito sui mercati. 

Lo stesso ministro degli affari europei, l'economista Paolo Savona (già indicato per il dicastero di via XX settembre) in una intervista all'Unione Sarda aveva messo le mani avanti: "L'idea è di avviare investimenti privati e pubblici per 50 miliardi". Un neo statalismo che ha già visto prendere forma dopo il crollo di Genova con l'idea di nazionalizzare le autostrade, o con l'annuncio dell'assunzione di quasi mezzo milione di Statali nel solo 2019. 

Tasse più alte per tutti? Rischio stangata dal taglio delle agevolazioni fiscali

In un sondaggio condotto da AnalisiPolitica per La Verità emerge come sia crescente la richiesta di un'impronta statalista nell'economia, in un trend crescente negli ultimi anni

Per un buon funzionamento della Nazione, lei ritiene che ci voglia più o meno Stato, nell’impresa e nell’economia?

% 2011 2014 2018
Più Stato 43 49 72
Meno Stato 36 46 23
Non so 21 5 5

Assunzioni e neo statalismo, più che cambiamento un'occasione persa 

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