Mercoledì, 14 Aprile 2021

Plexiglass, il nuovo oro introvabile: scorte in esaurimento e produzione bloccata

Le misure per riaprire dopo il lockdown imporrebbero di introdurre barriere in plexiglass sui luoghi di lavoro o in bar e ristoranti, ma c'è un problema: il plexiglass non c'è. E il rischio, come per le mascherine, sono le speculazioni

Prove di separatori in un ristorante di Roma Foto ANSA FABIO FRUSTACI

L'Inail chiede di introdurre barriere in plexiglass sui luoghi di lavoro al ritorno dal lockdown, ma il plexiglass non c'è. O almeno, se ne trova sempre meno sul mercato e i Paesi che lo producono cominciano a tenerselo per sé. Chi di lavorare non ha mai smesso e chi ha appena riaperto adottando per l'aziende parafiati e paraventi, ammette che il polimetilmetacrilato - è questo il suo vero nome - comincia a scarseggiare.

In vista della fase 2 e dello scenario di negozi, uffici, bar e ristoranti pieni di barriere e pareti temporanee per proteggersi dal virus, le aziende ne hanno fatto incetta e le case produttrici non stanno dietro alle richieste. Difficile ottenerlo anche dalla tedesca Rohm, che lo commercia da quasi un secolo, nonostante l'aumento della produzione annunciato dalla società l'8 aprile proprio per far fronte alle richieste.

"Abbiamo la produzione di lastre impegnata fino ad agosto e non si può raddoppiare perché i procedimenti sono complessi" spiega all'Adnkronos Antonella Annunziata, amministratore delegato di Madreperla, il più grande produttore italiano di lastre in plexiglass, che ogni anno sforna 7mila tonnellate di materiale. "La situazione è tale che se potessimo produrne dieci volte tanto lo venderemmo".

Plexiglass costa fino a 60 euro al metro quadro

Il plexiglass, che costa circa dai 50 ai 60 euro al metro quadro, "è una plastica nobile, la più pregiata e la più costosa sul mercato. In più, ha delle caratteristiche eccezionali, come quella di essere riciclabile al 100%", spiegano dalla Temaplex di Legnano (Milano), che dai 'fogli' realizza pannelli e oggettistica da diverso tempo. "Noi compriamo 50 lastre alla volta, sono investimenti da milioni di euro all'anno". E oggi le scorte in magazzino cominciano a scarseggiare. "È l'oro del momento. Anche la Germania inizia a tenerselo per sé". Lo stesso scenario vale per le altre materie plastiche trasparenti da cui si possono ottenere parafiato: policarbonato e polistirolo compatto.

Ai più piccoli produttori di lastre e semilavorati dalla materia prima, come la piccola Stilform di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), dieci dipendenti, sono iniziate ad arrivare richieste anche dall'estero. "Riusciamo a produrre 500 fogli al giorno, non di più. Non ce n'è tanto in giro e la domanda è più che raddoppiata", spiega la sua titolare, Marilena Lorenzetti.

In Italia, non ci sono molti produttori di plexiglass. Quelle che vanno per la maggiore sono quelle sottili pochi millimetri, le producono in pochi, e anche per questo non c'è un'offerta che soddisfi la domanda. I 'giganti' del Plexiglass sono in Europa: la multinazionale Perspex, del gruppo 3A (ex Lucite) e la francese Arkema, che ha una sede nel milanese, a Rho, oltre alla già citata Rohm.

Il rischio, come per le mascherine, sono le speculazioni: "Sta già accadendo. Noi - spiegano sempre dalla Temaplex - teniamo un prezzo quasi politico. A seconda della grandezza, vendiamo parafiati dai 50 agli 80 euro. È questo il loro valore, chi lo vende a un prezzo più alto sta speculando".

Il problema è che è difficile mettersi a fare del plexiglass se finora si è lavorato il legno o materiali diversi dalle plastiche. Servono macchine specifiche, procedimenti costosi e rigorosi. Chi preferirebbe il vetro si scontra contro una dura realtà: il vetro è più caro, più pesante, più difficile da lavorare e, non un dettaglio da nulla, non è infrangibile.

Continua a leggere su Today.it

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Plexiglass, il nuovo oro introvabile: scorte in esaurimento e produzione bloccata

Today è in caricamento