Mercoledì, 17 Luglio 2024
imbuto burocratico

Perché l'Italia non riesce a spendere i soldi del Pnrr

Diversi fattori stanno mettendo a rischio la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e le ultime scelte del governo Meloni potrebbero persino peggiorare la situazione. Ma ci sono anche altri fondi in arrivo che storicamente l'Italia ha gestito male: cosa succederà al progetto finanziario più ambizioso dai tempi del Piano Marshall?

C'è confusione intorno al Pnrr in Italia. La spesa dei fondi va a rilento e il governo Meloni vuole mettere le mani avanti proponendo alla Commissione europea una revisione del piano. A quasi due anni dalla sua approvazione, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che doveva cambiare il volto dell'Italia sta facendo emergere alcuni dei suoi problemi più noti, specie nella Pubblica amministrazione: come confermato dalla Corte dei Conti, diversi fattori stanno rallentando lo sviluppo dei progetti e le scelte del governo potrebbero addirittura peggiorare la situazione. In più, ci sono anche altri fondi in arrivo da dover gestire. Che cosa sta succedendo al più ambizioso intervento finanziario dai tempi del Piano Marshall post seconda guerra mondiale?

Il governo vuole mettere più debito pubblico nelle tasche degli italiani: c'entrano anche i ritardi del Pnrr

I Piani non tornano

Il ministro per gli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto lo ha detto senza giri di parole: "Alcuni interventi da qui a giugno del 2026 non possono essere realizzati: è matematico, è scientifico, dobbiamo dirlo con chiarezza". Fitto ha ammesso i problemi sull'attuazione del Piano. L'Italia rischia infatti di bucare i traguardi sui progetti del Pnrr necessari per sbloccare i fondi della Commissione europea: niente obbiettivi raggiunti, niente soldi. 

Perché i progetti del Pnrr sono in ritardo

La Corte dei Conti ha confermato queste difficoltà. In quasi 900 pagine di relazione, i giudici contabili hanno fatto un bilancio di cosa è stato fatto fin ora col Pnrr. La prima notizia: l'Italia ha speso meno risorse del Pnrr rispetto a quando previsto. Dai dati estratti dal sistema ReGis - la banca dati della Ragioneria generale dello Stato - i magistrati contabili calcolano circa 23 miliardi di euro spesi, il 12 per cento dei fondi a disposizione da qui al 2026. Ma questi dati vanno depurati da misure "automatiche" e confluite nel Pnrr come i crediti d'imposta di Transizione 4.0 e quelli dei bonus edilizi come il Superbonus.

Perché ci sono ritardi col Pnrr

Senza questi costi i numeri cambiano, drasticamente: come si vede dal grafico, i miliardi che l'Italia è riuscita a spendere scendono a 10, appena il 6 per cento del totale, a distanza di quasi due anni dall'approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel dettaglio, la spesa della Missione 6 dedicata alla Salute è decisamente bassa, 79 milioni su 15.626, lo 0,5 per cento. Nella Missione 5 di Inclusione e coesione si arriva a 239 milioni - 1,2 per cento su 19,8 miliardi di budget -, mentre su Istruzione e ricerca sono stati stanziati 1,2 miliardi su 30,8. Il 16,4 per cento di completamento della Missione 3, "Infrastrutture per la mobilità sostenibile", è in controtendenza ma è solo un'illusione ottica: sono appalti delle ferrovie realizzati negli anni precedenti e ora "smaltiti".

Pnrr, i progetti di cui abbiamo più bisogno rischiano di saltare

Come rilevato dalla Corte dei Conti in un'altra relazione e dallo stesso governo Meloni, nei primi cinque mesi del 2023 è stato speso poco più di un miliardo, portando la spesa complessiva a 25,7 miliardi di euro, appena il 13,8 di tutti i fondi da spendere entro il 2026. Per questo motivo, mentre sono ancora in corso le trattative per sbloccare la terza rata di pagamento da 19 miliardi di euro, si guarda già con preoccupazione alla quarta da 16 miliardi e che vale sugli obiettivi conseguiti entro il 30 giugno 2023.

Piano, con ritardo

Fin qui l'Unione europea ha dato all'Italia solo una parte dei fondi, quasi 67 miliardi di euro, grazie al prefinanziamento e a prima e seconda rata. Il governo Draghi aveva previsto di spendere più di 40 miliardi di euro entro il 2022, stima poi ribassata a 33 miliardi di euro. Alcune misure sono state spostate più in avanti nel tempo forse in maniera ottimistica, alla luce delle lentezze viste sin qui. Come si vede dal grafico la nuova programmazione spalma sugli anni successivi quello che non è stato fatto fin ora.

Entro quando si spende il Pnrr

Come spiega la Corte dei Conti, alla fine del 2023 il livello di spesa dei fondi del Pnrr resterà inferiore di quasi 15 miliardi rispetto a quanto previsto, mentre nel biennio 2024-2025 dovrebbe arrivare il picco di spesa, con valori annuali che dovrebbero superare i 45 miliardi per poter restare in linea con le scadenze. Al momento però la Corte sottolinea che "oltre la metà delle misure interessate dai flussi mostra ritardi o è ancora in una fase sostanzialmente iniziale dei progetti". Gli alberi da piantare con i fondi Pnrr ancora fermi alla fase embrionale di attuazione sono un buon esempio.

I 6 milioni di alberi del Pnrr? Molti sono già morti

Per questi motivi, il governo Meloni sta rinegoziando alcune parti del Piano con la Commissione Europea, con cui sta anche dialogando in merito a specifici progetti, come la riqualificazione dello Stadio Franchi di Firenze e il Bosco dello Sport di Venezia: i due interventi non saranno finanziati con fondi del Pnrr. 

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La Commissione ha invitato però a presentare le modifiche "il prima possibile". In più, l'Italia si è mostrata interessata a chiedere nuovi fondi, ma sotto forma di prestiti. E mentre lavora a una revisione del Piano, il governo si è riorganizzato.

La nuova governance del Pnrr e i vecchi dubbi

Il governo Meloni si è dato una nuova organizzazione e ha accentrato il controllo sul Pnrr istituendo un nuovo organo presso la presidenza del Consiglio, la struttura di missione del Pnrr, che agirà sotto la supervisione del ministro Fitto. Ma anche ministeri e dipartimenti della presidenza potranno cambiare la loro struttura per gestire i fondi.

L'Italia è riuscita a sbloccare i fondi per la terza rata del Pnrr

Nomine, cambi di uffici e riorganizzazioni generali di questo tipo richiedono tempo, cosa che il governo sul Pnrr non ha considerati i ritardi accumulati finora. Anche la Corte dei Conti ha espresso preoccupazione sulla nuova governance, sottolineando che le modifiche vanno adottate "senza soluzione di continuità" per evitare "rischi di rallentamenti nell’azione amministrativa proprio nel momento centrale della messa in opera di investimenti e riforme".

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La mossa del governo, che mira a semplificare la gestione del Piano accentrandola su Palazzo Chigi, rischia dunque di causare l'effetto opposto e potrebbe alimentare i ritardi del Pnrr che invece avrebbe dovuto diminuire. In più, queste scelte potrebbero anche rallentare la gestione di altri fondi.

Se troppi soldi sono un problema

La burocrazia italiana non gestisce soltanto i 191,5 miliardi del Pnrr. In arrivo dall'Unione europea ci sono infatti i 13 miliardi del React Eu e gli oltre 30 miliardi del Fondo nazionale complementare al Pnrr, su cui la Corte dei Conti ha evidenziato "criticità e ritardi". 

I fondi europei in Italia: non solo Pnrr ma anche fondi di coesione

A questi, dobbiamo poi aggiungere i fondi strutturali europei della programmazione 2021-2027, circa 83 miliardi di dotazione. Se poi sommiamo anche i 28,7 miliardi dell’attuale periodo di programmazione da spendere e certificare entro la scadenza di fine 2023 si arriva a quasi 400 miliardi di euro da dover in prima battuta gestire, prima di poterli spendere.

L'Italia non sa usare neppure i soldi che prende dall'Europa

Storicamente, l'Italia ha avuto problemi nella gestione dei fondi europei ma tra le modifiche apportate dal governo rientra anche la soppressione dell'Agenzia per la coesione territoriale che fin qui ha affiancato le Regioni nella programmazione e spesa di queste risorse finanziare sul territorio. Se ne occuperà Palazzo Chigi. Il tutto avviene proprio mentre, ancora una volta, snon siamo messi bene sull'avanzamento della spesa: come si vede dal grafico, l'Italia si trova al penultimo posto in Europa per l'utilizzo dei fondi strutturali, davanti alla Spagna.

A quanto ammontano i fondi di coesione e del Pnrr in Italia

Alla fine dell'ultimo anno, l'Italia ha speso il 60 per cento dei fondi che le erano stati assegnati dal 2014 al 2020. Negli ultimi mesi c'è stato un miglioramento ma la media europea del 76 per cento di spesa è lontana. E ora mancherà anche l'Agenzia della coesione territoriale.

I perché dei ritardi sul Pnrr

A due anni dalla sua approvazione, l'Italia ha speso solo il 6 per cento dei fondi totali del Pnrr. I motivi di questi ritardi sono simili a quelli già visti negli anni passati per la gestione di altri soldi arrivati dall'Unione Europea. In più, la Corte dei Conti ha espresso timori su nuovi potenziali rallentamenti dopo la recente decisione del governo di accentrare la gestione Pnrr e di eliminare l'Agenzia della coesione territoriale, che finora ha avuto un ruolo di rilievo nell'affiancare le Regioni sulla spesa dei fondi.

In più, reperire personale tecnico qualificato che gestisca i progetti del Pnrr sta diventando difficile, soprattutto a livello locale: i contratti sono a termine - con possibilità di rinnovo, ma non assicurata -, e gli stipendi non sono attrattivi. Chi può preferisce lavorare nel privato o rifiuta semplicemente di spostarsi dal luogo di origine. Ad esempio, l'Emilia-Romagna lamenta carenze di forza lavoro per mettere a terra i progetti, come segnalato da BolognaToday.

Allarme Pnrr, anche l'Emilia-Romagna soffre: "Servono più tecnici, così rischiamo di perdere i fondi"

A Roma invece, come riporta RomaToday, i dipendenti del comune preferiscono passare ai ministeri per le migliori condizioni economiche, e nel frattempo su oltre 4 miliardi di euro disponibili per Roma sono stati messi a gara soltanto 110 milioni di euro e appena il 9 per cento delle opere è stato cantierizzato.

 A queste criticità organizzative se ne aggiungono altre di natura tecnica: la piattaforma informatica Regis della Ragioneria generale dello Stato non funziona come dovrebbe. Questa infrastruttura è importante perché censisce e monitora le fasi di avanzamento dei progetti e, sulla base di questi dati, permette poi di riconoscere erogazioni e finanziamenti per realizzarli. L'Associazione nazionale dei Comuni Italiani (Anci), ha scritto al governo per denunciare i malfunzionamenti di Regis.

I problemi della piattaforma sono rilevanti perché i comuni sono i soggetti attuatori dei progetti sul territorio: come riporta Dossier di MilanoToday, il comune di Milano ha da solo una dotazione di spesa di circa 878 milioni di euro ed è difficile farlo senza i manuali operativi - che le amministrazioni centrali non hanno ancora messo a disposizione - e soprattutto senza tutti i codici di progetto non ancora registrati interamente da parte dei ministeri competenti. 

Nessuno sa come sta andando il Pnrr, nemmeno il governo (e per i Comuni è un bel problema)

La macchina che gestisce il Pnrr non va come dovrebbe e il più ambizioso piano finanziario dai tempi della seconda guerra mondiale è a rischio. Tutto è nelle mani del governo.

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