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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Promesse ponte

Ponte sullo Stretto, ma senza soldi: il governo Meloni scommette alla cieca

Meloni e Salvini ci puntano, ne parlano e lo pubblicizzano ma il ponte sullo Stretto di Messina ha ancora diversi punti oscuri: dai costi a chi lo pagherà, ne sappiamo poco

Il governo Meloni ci scommette: il ponte sullo Stretto di Messina si farà. Dopo la conversione in legge del "Decreto Ponte", il ministro delle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini vuole mettere la firma sull'opera e legarla a sé per sempre, nel bene, ma anche nel male. Al momento, infatti, quello del governo sembra più un azzardo elettorale che la programmazione di un'opera definita "strategica" sostenuta da evidenze e coperture economiche, soprattutto: non è chiaro da dove si prenderanno i soldi, mentre è noto che i costi per la realizzazione dell'opera sono in aumento da anni e non ancora del tutto stimati. In più, mancano alcune parti fondamentali del progetto - che è sempre quello del 2011 -, tra cui la valutazione d'impatto ambientale. Dunque: di cosa stiamo parlando?

La scommessa sul Ponte: le tappe del governo Meloni 

Al paragrafo 2 del programma a punti presentato dalla coalizione di centrodestra prima delle elezioni si legge: "Rendere l'Italia competitiva con gli altri Stati europei attraverso l'ammodernamento della rete infrastrutturale e la realizzazione delle grandi opere. Potenziamento della rete dell'alta velocità per collegare tutto il territorio nazionale dal Nord alla Sicilia, realizzando il ponte sullo Stretto". 

Ponte sullo Stretto, rischi ambientali ma trasporti più veloci: pro e contro dell'opera

Il ponte è infatti un vecchio pallino del centrodestra, soprattutto per la parte berlusconiana. Il governo Meloni ha proseguito su questa strada e dopo aver vinto le elezioni ha subito inserito la questione in legge di bilancio, con diverse disposizioni che hanno riavviato la progettazione di un "collegamento stabile, viario e ferroviario tra la Sicilia e il continente", definendone la natura di "opera prioritaria". Il primo atto concreto verso la realizzazione del ponte è stata la "riattivazione" della Stretto di Messina S.p.a, società costituita nel 1981 con l'obiettivo di "progettare, realizzare e gestire il collegamento stabile tra Sicilia e Italia, con il Ponte sullo Stretto di Messina" che negli anni è ha superato i 300 milioni di euro di costi per le casse dello Stato. Il governo Monti l'aveva posta in liquidazione ma ora il governo Meloni l'ha revocata, mettendola nelle mani del Ministero dell'Economia e delle finanze che ora ne diventa principale azionista. 

L'avviso comparso sul sito della Società Stretto di Messina Spa: il governo Meloni ha revocato la liquidazione per riprendere la progettazione dell'opea

La Stretto di Messina Spa potrebbe far salire, ancora, i costi per lo Stato a causa dei contenziosi aperti: il consorzio Eurolink, incaricato per la costruzione del ponte, composto da Impregilo - oggi WeBuild -, e altri operatori del settore - come le aziende italiane Condotte, Cmc e Aci, oltre alla spagnola Sacyr e la giapponese Ishikawaijma-Harima -, ha chiesto danni per 700 milioni di euro. Altri 90 li ha richiesti Parsons, azienda statunitense tra le più importanti dell'ingegneria civile, per i progetti prodotti. In più, la società ha un contenzioso aperto anche con lo Stato, per 325 milioni di euro, per la revoca della concessione e dei lavori già effettuati.

Tutti gli uomini del Ponte di Messina

Nel 2018, la Corte dei Conti inquadrava la situazione così: "La rapida chiusura della società si impone come necessaria anche per l’estinzione del contenzioso avanzato dalla società nei confronti delle amministrazioni statali, contrario ai principi di proporzionalità, razionalità e buon andamento dell’agire amministrativo e per porre fine ai gravosi oneri finanziari per il mantenimento della struttura, considerata l'assenza di attività, se non quella di resistenza in giudizio, affidata, peraltro, ad avvocati esterni. In tal senso, l’abbattimento dei costi di un ulteriore 20 per cento previsto per l’esercizio in corso appare misura doverosa ma del tutto insufficiente".

Il governo Meloni considera il ponte sullo Stretto di Messina come un'opera di "straordinaria necessità e urgenza" per 3 generali ordini di motivi:

  • Per contribuire alla programmazione europea dei "corridoi plurimodali", promuovendo gli obiettivi di coesione e sviluppo e integrando la rete europea dei trasporti e della logistica nel cosìdetto Corridio Scandinavo-Mediterraneo;
  • Favorire la crescita e lo sviluppo e a dare impulso al sistema produttivo dell'Italia Paese
  • Per costruire un "asset fondamentale" rispetto alla mobilità militare, tenuto conto della presenza nel Sud Italia di importanti basi Nato.

Alcuni passi in avanti sono stati fatti e il governo è convinto di poter approvare il progetto definitivo entro luglio 2024 per poi costruire il ponte in 5 anni: ma la strada è ancora lunga. 

Come sarà il ponte sullo Stretto di Messina: il progetto

Il progetto di riferimento è stato realizzato nel 2011 dal consorzio Eurolink. Le principali caratteristiche del progetto per il ponte sullo Stretto di Messina sono queste: 

  • Una lunghezza della campata centrale di 3.300 metri, a fronte di 3.666 metri di lunghezza complessiva - comprese le campate laterali, 60,4 metri larghezza dell'impalcato, 399 metri di altezza delle torri, a cui sono agganciate 2 coppie di cavi per il sistema di sospensione per 5.320 metri di lunghezza complessiva dei cavi. Sarebbe il ponte sospeso più lungo al mondo;
  • Il canale centrale navigabile fino a 65 metri di altezza per il transito di grandi navi;
  • 6 corsie stradali, 3 per ciascun senso di marcia (veloce, normale, emergenza) e 2 binari ferroviari, in grado di far transitare 6mila veicoli l'ora e 200 treni al giorno.
  • Resistenza ai terremoti fino a una magnitudo di 7,1 della scala Richter, con un impalcato aerodinamico di "terza generazione" stabile fino a velocità del vento di 270 km/h.
  • Diverse opere di collegamento del ponte con la viabilità esistente, con la realizzazione di 20,3 km di collegamenti stradali e 20,2 km di collegamenti ferroviari.

Il progetto definitivo dovrà però essere aggiornato e Matteo Salvini conta di farlo entro luglio 2024, per poi realizzare l'opera in cinque anni. Ma mancano ancora pezzi importanti, come l'adeguamento alle ultime norme tecniche di costruzione e progettazione e all'evoluzione tecnologica dei materiali da costruzione. In più, mancano diverse autorizzazioni, soprattutto sul lato ambientale e paesaggistico: nell'ultimo progetto manca infatti il parere del Ministero dell'Ambiente per la Valutazione di impatto ambientale (Via).

Quanto costa il ponte sullo Stretto e come si paga

Negli anni, i costi per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina sono sempre aumentati. Nel 2001 una delibera del Cipe li stimava in 5 miliardi, che sono poi saliti a 6,3 miliardi quantificati dalla Corte dei conti nel 2011 per arrivare fino agli 8,5 miliardi nel 2012. L'ultimo Documento di Economia e finanza (Def) approvato dal governo Meloni prevede che per l'opera ci vogliono 14,6 miliardi di euro, di cui 13,5 per il ponte e 1,1 per le opere ferroviarie. A queste si devono aggiungere le opere stradali a carico di Anas di cui però non si conosce l'ammontare.

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I costi è probabile aumenteranno ancora, per le stesse ragioni per cui sono saliti negli anni - adeguamento alla normativa, nuove tecnologie, aumento dei prezzi delle materie prime -. Bisogna anche considerare i fondi per la campagna pubblicitaria previsti dal decreto, 7 milioni di euro in sette anni, dal 2024 al 2030. Tuttavia, oltre a non essere chiaro l'ammontare dei costi per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, non si capisce da dove verranno i soldi.

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Intanto, nel Def il governo Meloni ha già ammesso che, a oggi, non esistono coperture finanziarie disponibili: il problema viene rinviato alla prossima legge di bilancio, ma è chiaro che la maggior parte dei fondi si cerca altrove, guardando all'Europa. Nell'allegato al Def dedicato alle infrastrutture si legge che: "Al finanziamento dell'opera si intende provvedere" tramite:

  • Le risorse messe a disposizione dalle Regioni "a valere, in particolare", sui Fondi per lo Sviluppo e la Coesione europei;
  • L'individuazione, in sede di definizione della legge di bilancio 2024, della copertura finanziaria "pluriennale a carico del bilancio dello Stato";
  • Finanziamenti contratti sul mercato nazionale e internazionale, con priorità a finanziatori istituzionali come la Banca europea degli investimenti e Cassa depositi e prestiti;
  • L'accesso alle sovvenzioni del programma europeo Connecting Europe Facility (Cef), con partecipazione al bando entro settembre 2023.

I tempi per sperare in un finanziamento europeo sono però stretti: per il Cef il bando scade a settembre 2023, e in ogni caso, per accedere ai fondi con cui Bruxelles sostiene economicamente i progetti ritenuti strategici bisognerebbe completare l'opera entro il 2030. Dopo aver ottenuto la conversione in legge del Decreto ponte, il governo ha parecchi altri passaggi da completare e poco tempo per farlo.

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