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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Infrastrutture / Messina

Ponte sullo Stretto di Messina: il grande bluff

Il ministero guidato da Giovannini avvia un nuovo studio di fattibilità, ma allo stesso tempo riporta in campo la cosiddetta "opzione zero" cioè non farlo proprio. Nuova casella di un gioco dell'oca iniziato quando c'era ancora la lira e alla radio passava Modugno

"Opzione zero" in queste due parole c'è, con ogni probabilità, il destino del Ponte sullo Stretto di Messina. Cosa significa? Non farlo. A prendere in considerazione questa ipotesi è il ministro delle infrastrutture Enrico Giovannini. E, per assurdo, lo palesa nel giorno in cui annuncia un nuovo studio di fattibilità. "Lo studio - recita una nota ufficiale del ministero diramata nelle scorse settimane - dovrà prendere in esame la soluzione progettuale del 'ponte aereo a più campate', in relazione ai molteplici profili evidenziati nella relazione presentata il 30 aprile 2021 dall’apposito Gruppo di Lavoro istituito nel 2020 presso il Mims, valutandone la intrinseca sostenibilità sotto tutti i profili indicati, mettendola a confronto con quella del ponte 'a campata unica' e con la cosiddetta 'opzione zero'. Inoltre, lo studio deve fornire gli elementi, di natura tecnica e conoscitiva, occorrenti per valutare la realizzabilità del sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina, anche sotto il profilo economico-finanziario".​

Quindi cosa si dice? Che si dovrà verificare se c'è un'alternativa migliore alle idee già presentate e frutto a loro volta dell'impegno di un apposito gruppo di lavoro. Che si dovrà verificare se economicamente conviene andare avanti. O se, invece, valga la pena di tornare all'opzione zero. Cioè fermare tutto.

Un gioco dell'oca insomma. Ponte "sì": e via di progetti. Poi "no": si ferma tutto. Ponte "forse": nuovi studi. Da decenni fior fior di esperti si confrontano con i possibili modi per collegare in modo stabile la Sicilia e la Calabria, da altrettanto tempo il fronte del "sì, è utile" e quello del "no, pensate piuttosto a strade e ferrovie decenti al Sud" si battono per far valere le proprie ragioni. Dei progetti si è perso il conto. E invece ecco che si torna al punto di partenza.

Nella nota il ministero precisa che "nei mesi scorsi il Governo ha provveduto a potenziare l’attraversamento dinamico dello Stretto di Messina, anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e del Piano complementare, destinando a tale scopo 510 milioni di euro. Gli interventi messi in atto vanno nella direzione di migliorare e velocizzare l’attraversamento dello Stretto, favorendo la transizione ecologica della mobilità marittima e la riduzione dell’inquinamento. Tra le iniziative adottate figurano, tra le altre, la riqualificazione del naviglio per il trasbordo ferroviario con la messa in esercizio di due nuove navi e l’ibridizzazione di tutta la flotta, il rinnovo del materiale rotabile ferroviario per velocizzare le manovre di carico/scarico dei treni, la riqualificazione del naviglio veloce per i passeggeri e delle stazioni ferroviarie di Messina, Reggio Calabria e Villa San Giovanni. Sono previsti anche interventi per migliorare l’accessibilità stradale ai porti".

Tutto lodevole. Ma quel che emerge è che manca ancora una volta una parola definitiva su un tema sul tavolo di decine di governi, di qualsivoglia colore. Se ne parla per intenderci da quando c'era la lira e l'euro era ancora un vagheggiamento. Da quando le radio passavano La lontananza di Modugno e La prima cosa bella di Nicola Di Bari come hit. 

E di "dibattito pubblico" parla il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri, che dice:"Apriremo un grande dibattito pubblico perché penso che questa sia la più grande opera di questo secolo se si dovesse realizzare e lo faremo non solo con le autorità, ma con tutti i cittadini e le associazioni che vorranno iscriversi".

Nel frattempo i territori pressano. Uno su tutti il governatore siciliano Musumeci che anche nel suo discorso di fine anno è tornano a pungolare il Governo chiedendo la pianificazione delle "grandi infrastrutture: il ponte sullo Stretto, i porti, le strade, le ferrovie possono e devono diventare concreti... Cosa aspetta a Roma a fare i progetti e a finanziarli visto che si tratta di opere di competenza romana?" .

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