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Giovedì, 20 Giugno 2024
Economia

C'è un settore con 2.200 posti di lavoro a rischio (ma la politica non se ne interessa)

Porti turistici, è polemica: tremano i 2.200 addetti delle strutture interessate. "Fortissima delusione per la mancata risposta del governo nella manovra" dicono da Ucina Confindustria Nautica: "Ottiene ascolto solo chi blocca servizi pubblici essenziali". Che cosa è successo

Speravano in maggiore attenzione. In fondo, ci sono 2200 posti di lavoro a rischio (a rischio per davvero). "Fortissima delusione per la mancata risposta del governo al tema dell'applicazione retroattiva, a contratti già in corso, dell'aumento fino al 400% dei canoni demaniali dei porti turistici". Lo scrive Ucina Confindustria Nautica in una nota.

"Nonostante l’intensa attività di confronto con diversi ministri (il ministro Centinaio su tutti, ndr), l’emendamento parlamentare volto a chiudere a stralcio i contenziosi di 25 porti turistici con lo Stato non è stato inserito nel maxi emendamento del governo, votato al Senato, che ha interamente sostituito la manovra. Il contenzioso riguarda l'applicazione retroattiva - ricorda Ucina - dell'aumento fino al 400% dei canoni demaniali fissato dal governo Prodi nel 2006. In continuità con il passato, si è scelto di rinviare ancora una volta una decisione, necessaria, ora più che mai, a evitare il 'fallimento di Stato' delle imprese che travolgerebbe i 2.200 addetti delle strutture portuali interessate".

"In assenza di una specifica norma - continua la nota - a nulla sono valse le sentenze del Consiglio di Stato e quella della Corte Costituzionale, che ha sancito che i canoni possono essere aumentati, ma non retroattivamente, dovendosi distinguere fra i contratti di concessione in corso e quelli stipulati successivamente all’entrata in vigore degli aumenti. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha cominciato recentemente a esigere le somme non dovute e il primo dei 25 porti in contenzioso si è già visto bloccare i conti correnti. In Italia le infrastrutture della nautica da diporto sono state costruite interamente con capitali privati e, a conclusione dei contratti di concessione delle superfici libere, saranno gratuitamente devolute al patrimonio pubblico dello Stato".

La protesta: "Cultura anti-impresa che si diffonde nel Paese"

"Tutto ciò - spiega Ucina - non rappresenta solo una indebita pretesa dello Stato, a ulteriore dimostrazione di una cultura anti impresa che si diffonde nel Paese, anche a livello di classe dirigente, ma il non aver affrontato il problema rappresenta anche una sottrazione ai danni per tutti i cittadini italiani. Operando in questo modo, infatti, il messaggio che arriva forte e chiaro a tutti gli investitori, nazionali ed esteri è evidente: l'Italia è un Paese dove non ci sono certezze e di cui non ci si può fidare".

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"Il secondo messaggio di questa legge di bilancio, fortemente negativo - continua l'associazione di categoria - è quello per cui, ancora una volta, ottiene ascolto solo chi blocca servizi pubblici essenziali. E anche in questo è difficile cogliere grandi cambiamenti con il passato. In questo scenario, Ucina Confindustria Nautica conferma il suo impegno e la prosecuzione dell’azione di rappresentanza e di difesa di tutta la filiera della nautica da diporto italiana, per il necessario prosieguo di un confronto con le istituzioni su questo e sugli altri temi sensibili del settore", conclude l'Ucina.

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Porti turistici: i nodi del contendere

L’estensione della normativa sulle concessioni turistico-ricreative (spiagge) anche alle concessioni della portualità turistica – approvata dal Governo Prodi con la Finanziaria 2007 – ha comportato una modifica unilaterale delle concessioni-contratto di queste ultime da parte dello Stato, con aumenti dei canoni demaniali fino al 400%. Da dieci anni le imprese sono in contenzioso contro la disposizione che applica retroattivamente gli aumenti, facendo saltare i piani economico-finanziari approvati dallo stesso Stato al momento del rilascio della concessione. UCINA Confindustria Nautica si è battuta invano perché in sede di Legge di bilancio venisse accolto normativamente il pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha riconosciuto che devono tenersi ben distinti i casi in cui il privato abbia realizzato a sue spese le infrastrutture, che al termine della concessione entrano nel patrimonio dello Stato, da quelli in cui tali infrastrutture siano già pubbliche e siano solo date in gestione.

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