Lunedì, 8 Marzo 2021

Prelievi sulle pensioni, c'è il sì della Cassazione: "Ma per non più di 3 anni"

Respinta la tesi che il 'taglio' alle rendite che superano i 100mila euro l'anno sia una 'tassa mascherata" come sostenuto dai benestanti pensionati 'ribelli'

Il governo è legittimato a imporre a carico delle pensioni "un prelievo di solidarietà" e può "raffreddare" la rivalutazione automatica. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 234 depositata oggi che ha risolto le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Milano e da alcune sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti riguardo alle misure di contenimento della spesa previdenziale disposte dalla legge di bilancio 2019 a carico delle cosiddette pensioni d'oro.

Gli ermellini hanno dichiarato non fondate le questioni a proposito del "raffreddamento" triennale della rivalutazione automatica e, viceversa, le ha accolte limitatamente alla durata quinquennale del contributo di solidarietà.

Secondo la Corte, la misura limitativa della rivalutazione automatica che era stata posta in essere dal governo per finanziare quota 100 "non viola i principi di ragionevolezza e proporzionalità, poiché comunque garantisce un - seppur parziale, ma non simbolico - recupero dell'inflazione anche alle pensioni di maggiore consistenza". Riguardo al contributo di solidarietà, la Corte ha osservato che questa misura, diretta al perseguimento dei già menzionati obiettivi triennali interni al sistema pensionistico, non viola i principi di ragionevolezza e proporzionalità e risulta costituzionalmente tollerabile in quanto opera secondo un criterio di progressività e fa comunque salvo il trattamento minimo di 100.000 euro lordi annui.

La Corte ha ritenuto tuttavia irragionevole per sproporzione la durata quinquennale del prelievo. Tale durata è eccessiva rispetto all'ordinaria proiezione triennale del bilancio di previsione dello Stato e all'estensione nel tempo degli obiettivi perseguiti dalla misura, oltre che disallineata rispetto al limite temporale dell'intervento limitativo della perequazione, pur disposto nella medesima legge di bilancio.

Pensioni, che cosa cambia

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'art. 1 comma 261 della legge di bilancio per il 2019 - approvata alla fine del 2018 dall'allora governo gialloverde (Lega e M5s) - nella parte in cui ha stabilito la riduzione dei trattamenti pensionistici "per la durata di cinque anni" anzichè "per la durata di tre anni".

Respinta pertanto la tesi che il 'taglio' alle rendite che superano i 100mila euro l'anno sia una 'tassa mascherata" come sostenuto dai benestanti pensionati 'ribelli'. Sarà pertato possibile anche in futuro picconare le pensioni d'oro in considerazione della disastrosa situazione previdenziale

Come scrive la Consulta la sostenibilità del sistema previdenziale è tuttora affidata in un'ottica di solidarietà a una gestione 'a ripartizione', particolarmente esposta alla negatività dell'andamento demografico: un numero sempre minore di lavoratori attivi, per di più spesso con percorsi lavorativi discontinui, è chiamato a sostenere tramite i versamenti contributivi il peso di un numero sempre maggiore di pensioni in erogazione".

"Il progressivo invecchiamento della popolazione e l'erosione della base produttiva rende via via più fragile il patto tra le generazioni, sul quale il sistema previdenziale si fonda"

Pertanto la Consulta prevede che "chi ha avuto di più dal mercato del lavoro" possa subire "un taglio degli importi e forme di prelievo finalizzato alla solidarietà intergenerazionale". Il tutto però deve avvenire con misura: ovvero lo stato non potrà far tirare la cinghia per intervalli maggiori di tre anni par all'orizzonte del bilancio previsionale.

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