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Domenica, 22 Maggio 2022
Economia

Pubblica amministrazione, nel 2021 ci saranno più pensionati che dipendenti

Lo scenario delineato nella ricerca presentata al Forum Pa 2020 - Resilienza digitale: nonostante lo sblocco del turnover, l'equilibrio tra uscite ed entrate non è ancora stato raggiunto. Così il prossimo anno ci potrebbe essere il sorpasso

Entro la fine del prossimo anno nella pubblica amministrazione italiana ci saranno più pensionati che dipendenti. L'ennesimo record negativo della Pa, evidenziato dalla ricerca sul lavoro pubblico presentata all'apertura del 'Forum Pa 2020 - Resilienza digitale', la manifestazione che si apre oggi fino all’11 luglio in un’edizione totalmente online. 

A determinare questo possibile scenario sarebbe il continuo calo del personale: infatti, nonostante lo sblocco del turnover, l'equilibrio tra entrate ed uscite fatica ad essere raggiunto. A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni.

Pubblica amministrazione, nel 2021 più pensionati che dipendenti

Una cifra destinata a crescere ancora, visto che ci sono almeno 540mila dipendenti pensionabili, ossia che hanno raggiunto i 62 anni di età. Si tratta del 16,9% del totale, mentre altri 198mila hanno maturato i 38 anni di anzianità lavorativa. Un'uscita dal lavoro in anticipo accelerata anche dal Quota 100, lo scivolo pensionistico che permette di uscire dal lavoro con almeno 62 anni di età anagrafica e 38 anni di lavoro. Nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla Pa 90mila persone, ma è comunque prassi comune: il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato, solo il 13,7% per raggiunti limiti di età (mentre questa percentuale è il 20% nel privato e il 28% negli autonomi).

Risultato: solo dal 2018 a oggi sono andati in pensione 300mila dipendenti pubblici a fronte di circa 112mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari nel solo 2018. C’è lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal Covid 19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.

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