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Giovedì, 29 Febbraio 2024
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Pensioni: cosa cambia in concreto e chi lascia il lavoro prima con Quota 41 "per tutti"

I sindacati chiedono di superare la legge Fornero e garantire la flessibilità in uscita a partire da 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età: cosa può cambiare già nel 2023

Ci sono anche le pensioni da riformare tra le dieci priorità per lo sviluppo del Paese presentate dalla Cgil, in occasione dell'assemblea nazionale dei delegati a Bologna. Tra le proposte del sindacato, in primis, l'aumento del potere d'acquisto di salari e pensioni, la riforma del fisco, con un secco no a flat tax e condoni, ma anche lo stop alla precarietà attraverso una riduzione e redistribuzione degli orari di lavoro. Sul fronte delle pensioni la richiesta è di superare la legge Fornero e garantire la flessibilità in uscita a partire da 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età, e non è "un'esclusiva" della Cgil. In tanti pensano per il futuro a Quota 41, dalla Lega ad altre realtà del mondo sindacale. Occorre, secondo il sindacato di Corso Italia, modificare radicalmente il sistema previdenziale superando la riforma Fornero e ricostruendo un sistema previdenziale pubblico, solidaristico ed equo che unifichi le generazioni - pensione contributiva di garanzia - e le diverse condizioni lavorative - gravosi, lavoro di cura e delle donne - e garantisca una flessibilità in uscita diversa da quella attualmente in essere.

Cosa significa Quota 41 per tutti

Quota 41 è una parte della proposta complessiva anche della Cisl, che include poi tra le altre cose: pensione contributiva di garanzia per i giovani; sconti contributivi per le madri; sostegno pubblico all'adesione alla previdenza complementare; maggiore supporto ai lavoratori precoci, estensione della platea dei lavori usuranti e dell'Ape sociale per quelli gravosi; possibilità di andare in pensione a partire dai 62 anni di età ed un nuovo adeguamento dell'assegno pensionistico al costo della vita. Ma si può fare, realisticamente? Procediamo con ordine. Il termine "Quota 41" in questa campagna elettorale viene utilizzato in modo scorretto. Infatti nel dibattito pubblico sull'argomento i meccanismi di pensionamento ribattezzati con il termine "Quota" hanno fatto storicamente riferimento a  un meccanismo che sommava l'età anagrafica agli anni di contribuzione (come fatto, ad esempio, per Quota 100).

Oggi come oggi è prevista una via d'uscita anticipata "ordinaria" (quindi non a tempo come Quota 102 che scade tra tre mesi) basata esclusivamente sulla contribuzione maturata. Che consente il pensionamento per i lavoratori in possesso di almeno 42 anni e 10 mesi di versamenti e per le lavoratrici con non meno di 41 anni e 10 mesi di contributi. Tutti i lavoratori iscritti all’Inps (dipendenti anche del pubblico impiego, autonomi e parasubordinati) possono andare in pensione anticipata con questi requisiti, unitamente a una finestra mobile di tre mesi dalla maturazione dei requisiti. Quota 41 significa, pertanto, ridurre l’attesa rispettivamente di un anno e 10 mesi (10 mesi per le donne).

Annamaria Furlan, ex segretaria generale della Cisl e candidata dem al Senato in Sicilia e nel Lazio, la scorsa settimana spiegava che "Quota 41 può essere utile, ma solo a poche generazioni. Lascerebbe scoperti i giovani, per i quali proponiamo una pensione di garanzia proprio perché l'instabilità del lavoro li candiderebbe a diventare futuri anziani poveri". Si torna alla Fornero dal prossimo 1 gennaio, a meno di interventi in materia del nuovo governo: "Bisogna definire nuove ipotesi di flessibilità in uscita, soprattutto per i lavori usuranti - ha detto Furlan - L'età pensionabile non deve superare i 62-63 anni". 

"Quota 41 permetterà di andare oltre la Fornero - ha detto il deputato della Lega e responsabile del dipartimento Lavoro del partito, Claudio Durigon, punto di riferimento del Carroccio in tema di pensioni - porteremo a termine una riforma vera del sistema previdenziale italiano che trova favore anche nei sindacati". Fratelli d'Italia si mantiene prudente e nel suo programma parla solo di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso facilitato alla pensione, favorendo al contempo il ricambio generazionale. Nel programma comune del centrodestra è citata la flessibilità in uscita ma non si fa specifico riferimento a Quota 41.

Per chi c'è già Quota 41

Quota 41 esiste già, ma è per pochi. Da qualche anno è "dedicata" soltanto ai lavoratori in possesso, al 31 dicembre 1995, di contribuzione che possono far valere almeno 12 mesi di versamenti antecedenti al compimento del diciannovesimo anno d'età (i cosiddetti “precoci”) e che si trovano in una di queste condizioni: chi è disoccupato e non percepisce da almeno tre mesi l'indennità di disoccupazione; chi presta cure da non meno di sei mesi a un familiare entro il secondo grado, convivente con handicap grave; gli invalidi civili con oltre il 74% di invalidità; coloro che hanno svolto attività usurante o mansioni gravose per almeno sette anni negli ultimi dieci non meno di sei anni negli ultimi sette di attività lavorativa.

A livello meramente teorico nessuno può essere "contrario per principio" a Quota 41, e infatti nessuno dei partiti principali lo è. Tuttavia costerebbe tantissimo, secondo alcune stime Inps, da sola più di 4 miliardi nel primo anno per poi arrivare a 9 miliardi nell'ultima annualità di un percorso decennale. La proposta sembra insostenibile dal punto di vista economico.

Secondo stime ufficiose, fatte partendo dalle ultime previsioni della Ragioneria generale dello Stato, prevedere contemporaneamente il ricorso a Quota 41, lo stop ai meccanismi automatici di adeguamento all’aspettativa di vita, la proroga (considerata poco più che una formalità) di Opzione donna e Ape sociale e l’avvio di un percorso per far salire, anche gradualmente, tutti gli assegni ad almeno mille euro, appesantirebbe la spesa pensionistica di oltre un punto di Pil. E la spesa per le pensioni nel 2023 sarà già gravata da un conto vicino ai 24 miliardi legato soprattutto all’aumento dell’inflazione.

Secondo Lega e sindacati sarebbero però sufficienti, tanto per iniziare, 1,4 miliardi, e non 4, per lanciare Quota 41, perché l’adesione non sarebbe superiore al 40% della platea potenziale. "La proposta di quota 41 costa per il 2023 secondo le stime della Cgil, quindi non mie, 1 miliardo e 300milioni. Se consideriamo che solo il reddito di cittadinanza ne costa 9, sistemando il reddito di cittadinanza e togliendolo ai furbetti che ne stanno approfittando, ce ne paghi due di quota 41. Quindi diritto alla pensione, diritto al lavoro per i giovani, diritto al reddito di cittadinanza per chi non può lavorare ma se rifiuti offerte di lavoro non puoi continuare a percepire denaro pubblico" ha detto il leader della Lega Matteo Salvini intervenendo ad Agorà. Ma il reddito di cittadinanza non è in discussione, almeno per il 2023.

I vantaggi

Quota 41 (come tutti i sistemi che si basano esclusivamente sugli anni di contribuzione) ha un grande "pro", innegabilmente. Slega l'addio al posto di lavoro dall'età anagrafica. Quindi chi ha iniziato da giovanissimo a lavorare andrà in pensione a un'età più che accettabile. Facciamo qualche esempio: una persona che ha cominciato a lavorare a 16 anni potrà andare in pensione a 57 (41+ 16). Resterebbero comunque anche dei parametri di pensione di anzianità, età (si ipotizza fra i 67 e i 70) alle quali anche senza i 41 anni di contributi si avrebbe diritto al pensionamento. Staremo a vedere. Il programma comune del centrodestra, che si avvia secondo tutti i sondaggi a vincere le elezioni contiene una formula abbastanza prudente sul fronte pensioni: "Flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e accesso alla pensione, favorendo il ricambio generazionale". 

Cosa succede nel 2023

L'orizzonte sembra definito: tra tre mesi e mezzo, dal primo gennaio 2023, a meno di nuovi interventi (e visti i tempi tiratissimi potrebbero non essercene), non ci saranno più le Quote (100 e 102). I soli canali di uscita dal lavoro saranno quelli ordinari della legge Fornero: 67 anni e 20 di contributi per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi per la pensione anticipata, a prescindere dall’età anagrafica (un anno in meno per le donne). Il tempo per un confronto e magari una riforma sulle pensioni è molto risicato.  Per le pensioni "c'è solo un piano, il piano A: arrivare entro la fine dell'anno con un accordo che indichi un percorso. Apriamo il confronto con il nuovo Governo, meglio se a Palazzo Chigi perchè lì convergono poteri di piu ministeri, come Lavoro ed Economia", chiede il leader della Cisl, Luigi Sbarra. "Il nostro obiettivo - ha spiegato - è aprire la discussione sulla nostra piattaforma e cominciare una possibile intesa, magari anche con forme di gradualità" perchè "non può essere accettato in maniera supina lo scalone di cinque anni". Al momento sembra solo un auspicio improbabile. Il tempo stringe. Sono molto limitati gli spazi utilizzabili all’interno di un bilancio pubblico, che, con la crisi energetica e la corsa dell’inflazione, rischia di essere sempre più in sofferenza. Così si spiega la prudenza in campagna elettorale sul delicato capitolo della previdenza. Ieri Carlo Calenda nel corso di un Forum Ansa ha voluto ricordare che la spesa per questo settore vale la spesa per istruzione e sanità messe insieme. Secondo il leader del Terzo polo, l’unica via percorribile per creare un sistema più equo sarebbe quella di una ridistribuzione della spesa pensionistica prevedendo uscite anticipate per i lavori usuranti. No a nuovi canali d’uscita anticipata di massa, quindi.

Postilla: nessun partito ha parlato, in questa campagna elettorale, di una riduzione eventuale del requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia. Ovvero 67 anni. Con una Quota 41 "per tutti", chi ha iniziato a lavorare a 19 anni potrebbe andare in pensione già a 60 anni, chi invece ha iniziato a versare contributi a 30 anni d'età dovrebbe comunque attendere i 67 anni.

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