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Sabato, 26 Novembre 2022
La rivoluzione che ha in mente Meloni

Quoziente familiare: come funziona e chi ci guadagna (esempi e cifre)

L'Italia potrebbe seguire il modello francese: a beneficiare del nuovo sistema saranno senza dubbio le famiglie numerose, ma le critiche non mancano

Rivoluzionare il sistema fiscale introducendo una tassazione su base familiare. È questo l'obiettivo del governo Meloni e in particolare di Fratelli d'Italia che non da oggi insiste sulla necessità di prevedere un "quoziente familiare" per ridisegnare l'Irpef. Il meccanismo di base è tutto sommato semplice: si tratta, in buona sostanza, di sommare i redditi dei coniugi e dividere tutto per i componenti del nucleo familiare. È proprio su questo importo finale che verrebbe applicata l'aliquota.

Va da sé che il meccanismo sarebbe vantaggioso per le coppie con figli e le famiglie numerose. Resta da capire se possa essere penalizzante per altre tipologie di contribuenti (specie se venisse introdotto a gettito invariato). C'è poi il timore (cercheremo di capire quanto sia fondato) che un sistema di questo tipo possa disincentivare il lavoro femminile.

Il quoziente familiare e la soglia di reddito del superbonus

Ovviamente ad oggi non sappiamo nei dettagli in che modo il quoziente familiare verrà declinato. Trattandosi di una rivoluzione "copernicana" del sistema fiscale è peraltro molto difficile che la riforma venga realizzata in tempi brevi e che possa debuttare prima del 2024. Finora Fdi non ha ancora presentato una proposta di legge organica sul provvedimento, ma il parametro del quoziente familiare è stato già introdotto, con il decreto Aiuti quater, per calcolare il limite di reddito che dà accesso al superbonus per le abitazioni unifamiliari. In questo caso il "reddito di riferimento" viene calcolato dividendo la somma dei redditi complessivi del contribuente (e dell'eventuale coniuge o soggetto legato da unione civile) per un numero di parti che sono determinate dai componenti del nucleo familiare.

Se siamo in presenza di un single il "coefficiente" sarà di 1; nel caso di una coppia senza figli sarà pari a 2; con un familiare a carico sarà di 2,5 (in questo caso si aggiunge lo 0,5); con due familiari sarà pari a 3 e con tre o più familiari sarà di 4.

Esempio. Nel caso di un contribuente con un reddito di 60mila euro, il "reddito di riferimento" sarà pari a 15mila euro se il coniuge non ha entrate e nel nucleo familiare ci sono almeno tre figli a carico; sarà invece di 20mila per una coppia con due figli (ipotizzando sempre che uno dei due coniugi non abbia redditi) e di 24mila euro nel caso di una coppia con un solo figlio. Va da sé che nel caso di un contribuente single, essendo il coefficiente pari a 1, il valore di riferimento non potrà che essere pari al totale dei redditi dichiarati, ovvero 50mila euro.

Un meccanismo che ora il governo vuole estendere anche al calcolo dell'Irpef, anche se Meloni ha fatto capire che la misura sarà introdotta gradualmente.

Come funziona il sistema francese (esempi e cifre) 

In Francia è in vigore da tempo un sistema analogo: la tassazione si basa sui componenti della famiglia e il calcolo del coefficiente è simile a quello che abbiamo illustrato sopra a proposito del superbonus: le parti sono infatti pari a 1 per i single e 2 per le coppie a cui si aggiunge lo 0,5 per i primi due figli e un'altra "quota" per ogni figlio a partire dal terzo. Prima di continuare riportiamo nello schema in basso il sistema di aliquote con cui viene tassato il reddito in Francia.   

Reddito

Aliquota

Fino a € 10.225

0%

Da € 10.226 a  € 26.070

11%

Da  € 26.071 a   € 74.545

30%

Da   € 74.546 a € 160.336

41%

Oltre € 160.336

45%

Per ottenere l'imposta sul reddito i calcoli da fare sono i seguenti (al netto di eventuali deduzioni o detrazioni): 

  • sommare i redditi imponibili dei due coniugi o conviventi con unione civile ottenendo così il reddito familiare;
  • dividere l'importo per il coefficiente determinato dal numero di componenti della famiglia;
  • applicare le relative aliquote;
  • moltiplicare tutto per il coefficiente familiare;

Nota bene: gli esempi che riportiamo di seguito, utili per capire il meccanismo del quoziente familiare, si basano sul sistema in vigore in Francia: le aliquote con cui viene determinata l'imposta sono diverse rispetto a quelle del sistema italiano. 

Come funziona dunque il meccanismo in vigore oltralpe? A spiegare tutto, con dovizia di esempi, è il sito dell'amministrazione pubblica "service-public". Prendiamo il caso di un cittadino single con un reddito imponibile di 30mila euro senza alcuna deduzione o detrazione. In questo caso non sono previsti sconti: essendo il coefficiente pari a 1, il quoziente familiare risulterà di 30mila euro e il totale da pagare (con aliquota marginale del 30%) sarà pari a 2.921,95 euro (il reddito, così come avviene in Italia, non viene tassato tutto sulla base di un'unica aliquota, ma con un calcolo un po' più complesso che viene riportato nel terzo esempio). 

Secondo caso: coppia senza figli con reddito imponibile di 60mila euro. Dividendo il reddito imponibile per il coefficiente determinato dai componenti del nucleo familiare (ovvero due) otterremo un quoziente familiare di 30mila euro. L'imposta da pagare per ciascun componente della coppia sarà dunque ancora una volta di 2.921,95 euro. Attenzione però: questo importo dovrà essere poi moltiplicato di nuovo per il coefficiente utilizzato per calcolare il quoziente familiare. L'imposta totale per l'intera famiglia sarà dunque di 5.843,90 euro.

Quanto risparmia una famiglia o un single con figli

Terzo esempio: coppia con due figli e reddito di 60mila euro. L'imponibile questa volta dovrà essere diviso per tre, di conseguenza il quoziente familiare sarà pari a 20mila euro.

Nel caso in esame il vantaggio fiscale diventa molto evidente. I due coniugi pagheranno lo 0% sul reddito fino a 10.225 euro (soglia della no tax area in Francia) e l'11% sulla differenza tra 20mila euro (ovvero il reddito calcolato sulla base del quoziente familiare) e 10.226 euro, la parte di reddito eccedente l'importo massimo dello scaglione precedente. In sostanza bisognerà calcolare l'11% di 9.775 pari a 1075,25 euro. Questo importo andrà poi moltiplicato di nuovo per tre, ovvero il coefficiente del quoziente familiare.

La famiglia presa in esame pagherà dunque 3.225,75 euro, ben 2.618 euro in meno rispetto a una famiglia senza figli con lo stesso reddito. In Italia, ipotizzando un reddito identico tra coniugi, le due famiglie avrebbero pagato lo stesso importo, ma il calcolo sarebbe avvenuto su base individuale. 

Infine un ultimo esempio: un genitore single con due figli e un reddito di 30mila euro. Il quoziente familiare sarà in questo caso di 12mila euro (ovvero 30mila diviso 2,5), per un'imposta di 195,25 euro che moltiplicata per il coefficiente di 2,5 darà un totale di 488,12 euro. Rispetto al lavoratore single del primo esempio, a parità di reddito il risparmio sarà addirittura di 2.433 euro. 

I limiti del quoziente familiare

Come abbiamo premesso al momento sappiamo ben poco delle intenzioni del governo, è lecito però suppore che il meccanismo non sarà troppo diverso da quello francese. Il vice capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi, ha detto che "l'introduzione del quoziente familiare per le imposte annunciato dal governo Meloni porterà un recupero medio di mille euro annuali per ogni famiglia, fatto assolutamente positivo per la nostra economia e per i nuclei più numerosi".

A questo punto si impone una domanda: se qualcuno pagherà di meno, ci sarà anche chi pagherà di più? Il quoziente familiare potrebbe in effetti rappresentare un risparmio per chi ha dei figli, ma scontentare altri contribuenti. Diversi economisti sostengono inoltre che con questo sistema, senza una contestuale revisione delle aliquote, verrebbero favorite le famiglie a reddito alto.

Secondo una stima realizzata nel 2018 da 'La Voce' ipotizzando un innalzamento proporzionale di tutte le aliquote per garantire l'invarianza di gettito, il quoziente familiare penalizzerebbe l'80% dei nuclei, "mentre il 20 per cento delle famiglie più abbienti ricaverebbe un guadagno di imposta" (nella stima per forza di cose non si tiene conto del taglio delle aliquote Irpef varato con la finanziaria del 2022). Altre simulazioni hanno dato risultati analoghi. 

Marattin: "Perché il quoziente familiare disincentiva il lavoro femminile"

Un'altra critica che si muove alla misura è che potrebbe disincentivare l'occupazione femminile. A pensarla così, tra gli altri, è il deputato di Italia Viva Luigi Marattin, ex presidente della commissione Finanze alla Camera.

Marattin fa l'esempio di una famiglia in cui lavora solo uno dei due componenti percependo un imponibile di 35mila euro. Con il sistema attuale l'aliquota da applicare sarebbe quella del terzo scaglione che in Italia è del 35%. Con il quoziente familiare (lo abbiamo visto prima) il reddito andrebbe invece diviso per due (17.500) e dunque verrebbe applicata l'aliquota del 25% seguendo lo stesso meccanismo che abbiamo esposto nei paragrafi precedenti. La famiglia indubbiamente ci guadagnerebbe. E tuttavia, si chiede Marattin, "il componente che non lavora (che di solito è la donna) ha incentivo a trovare un lavoro?". La risposta che si dà il deputato è un secco no. 

Viene evidenziato in particolare un punto: se un altro reddito venisse aggiunto al primo, "il primo euro" guadagnato avrebbe comunque "un'aliquota marginale del 25%, perché il meccanismo di somma col reddito del marito colloca quell'euro già al secondo scaglione".

C'è poi un'altra criticità: dal momento che generalmente le donne guadagnano meno degli uomini, il loro eventuale reddito - sommato a quello più alto del coniuge - verrebbe "tassato di più rispetto ad oggi". Insomma, se è vero che "il quoziente familiare favorisce maggiormente le famiglie con più figli", dice il deputato, in un sistema di questo tipo "i vantaggi sono massimizzati nel caso di una famiglia in cui solo uno lavora e - per la progressività delle aliquote Irpef - in cui il reddito di costui è particolarmente alto". Vero è che in Francia - dove pure questo sistema è in vigore - l'occupazione femminile è sopra il 60%, mentre in Italia di 10 punti più bassa. Ma le cause, al di là della tassazione, sono evidentemente anche economiche e culturali. 

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Luigi Marattin, il post su fb contro il quoziente familiare

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