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Lunedì, 4 Marzo 2024
Le sanzioni in arrivo

Il countdown al petrolio russo che garantisce 10mila stipendi e un quarto della produzione nazionale

Il futuro della raffineria di Priolo, la seconda più grande d'Italia e la quinta in Europa, al momento è senza garanzie

"L'azienda non è sottoposta a sanzioni e quindi può sin da ora operare acquisendo petrolio anche da altri mercati con le coperture finanziarie e assicurative necessarie". Lo ha affermato il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso a proposito dell'impianto di raffinazione Isab Lukoil di Priolo al 'Caffè della domenica' di Maria Latella su Radio 24. "Ci auguriamo che l'impresa continui la sua attività o se lo ritiene di cedere l'attività ad un investitore italiano o estero. In questo caso, essendo un settore in cui esiste la Golden power, qualunque sia un eventuale passaggio di proprietà potrebbe essere condizionato da quello che noi riteniamo fondamentale, vale a dire soprattutto il mantenimento della produzione e dei livelli occupazionali", ha aggiunto.

Il ministro per le imprese e il made in Italy Adolfo Urso ribadisce la volontà del Governo di salvare l'impianto di raffinazione della Isab Lukoil di Priolo, nel Siracusano, che secondo il ministro siciliano "deve continuare a produrre", salvaguardando "il lavoro di quasi 10mila famiglie". Le raffinerie garantiscono il 26 per cento della produzione italiana, con mille dipendenti diretti, oltre ai tremila dell'indotto.

Nella raffineria di Priolo, la seconda più grande d'Italia e la quinta in Europa, al momento arriva solo petrolio russo perché le banche creditrici hanno smesso di fornire le garanzie di cui la raffineria ha bisogno per acquistare petrolio da fornitori alternativi. Venerdì scorso è arrivata la cosiddetta "comfort letter" del Comitato per la sicurezza finanziaria del Mef, nella quale viene chiarito che Isab, Lukoil Italia, Litasco e Oao Lukoil, non sono oggetto di sanzioni da parte dell'Unione europea. Ma l'unico intervento concreto potrebbe avvenire estendendo le garanzie prestate ex lege dalla Sace, società controllata dal ministero dell'Economia attiva nell'assicurazione dei crediti anche all'Isab per garantire le banche.

Roberto Alosi, segretario provinciale Cgil contesta le dichiarazioni di Urso: "Perché la Lukoil possa approvvigionarsi di greggio da altri Paesi che non siano la Russia è necessario che si riaprano le linee di credito bancario ad oggi bloccate nonostante la lettera di rassicurazione di una settimana fa alle banche". "Fino a quel momento la Lukoil non può acquisire greggio dal libero mercato - aggiunge - Questo l'ultimo carico di greggio è stato commissionato lunedì 7 e arriva dalla Russia. Ci vogliono 15 giorni prima che arrivi il carico in Sicilia. Senza materia prima l'impianto non potrà essere in marcia. Il ministro Urso, che è consapevole della scadenza del 5 dicembre e dei 10mila lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, deve trovare una soluzione strutturale che nel giro di qualche giorno consenta alla Lukoil di acquisire greggio, magari con un istituto garantito dal Governo che possa rassicurare le banche".

Il Financial Times scrive che la Lukoil ha respinto un'offerta di acquisto della raffineria di Priolo da parte di un fondo di private equity Usa, la Crossbridge Energy Partners. Il trader Vitol si era offerto di finanziare l'operazione di Crossbridge che eviterebbe "la nazionalizzazione dello stabilimento siciliano" su cui incombe l'avvio delle sanzioni sul petrolio russo dal 5 dicembre. La cessione a un proprietario non russo, scrive il quotidiano, permetterebbe allo stabilimento di cercare fonti alternative di greggio. E il presidente della regione, Renato Schifani, dopo aver incontrato a Palazzo d'Orléans il direttore generale della Lukoil Eugene Maniakhine e il vice presidente Isab-Lukoil Claudio Geraci, martedì prossimo dovrebbe incontrare a Roma il ministro Urso.

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