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Giovedì, 26 Maggio 2022
Le difficoltà degli autonomi / Asti

"Le rapine, l'incendio e poi la pandemia: ora io e mia moglie non abbiamo più una casa"

La storia di Giancarlo Borgognone, 54 anni, titolare di una tabaccheria di Asti. "Il reddito di cittadinanza? Molti commercianti sono in una zona grigia, troppo ricchi per i sussidi e troppo poveri per sopravvivere"

"Chiedo solo di poter vivere una vita normale, mi trovo in una terra di nessuno. Non posso vendere, ma non riesco neanche ad andare avanti". Giancarlo Borgognone, 54 anni, titolare di una tabaccheria ad Asti, ha subito due furti e due rapine in cinque anni. È sempre ripartito. Finché un incendio, scatenato da un corto circuito, ha mandato tutto in fumo. La pandemia ha fatto il resto. Oggi non ha una casa. Lui e la moglie, che soffre di una malattia autoimmune, si arrangiano come possono grazie all'aiuto del cognato e della figlia. Vivono in una "zona grigia", così la chiama lui, quella dei commercianti che sono "troppo ricchi" per sopravvivere di sussidi, ma troppo poveri per farcela con le proprie forze. "Non ho più la macchina, non ho più niente", racconta a Today. "Ho venduto tutto, anche le fedi".

La tabaccheria però resta sua. "Quando l'ho rilevata, nel 2007, valeva 400mila euro". Poi è arrivata la recessione. "Già allora i tempi d'oro delle tabaccherie stavano per finire, ma l'attività andava ancora bene. Aprivo di mattina presto e chiudevo alle 8 di sera. Per sei anni ho lavorato tutti i giorni, compresa la domenica. Quando è arrivato il momento di raccogliere i frutti sono arrivate le difficoltà". Prima i furti, le rapine. E tre anni fa l'incendio. "Quello è stato il momento più brutto, ho dovuto bloccare l'attività per 4 o 5 mesi, il tempo di rimetterla a posto, di permettere ai periti di fare i calcoli e all'assicurazione di ripagarmi le perdite, ma solo in parte". Di fatto però da quella botta Giancarlo non è riuscito a rialzarsi. La sua tabaccheria è rimasta sfornita. I clienti sono andati altrove. "Per ripartire ci vogliono soldi, e quei soldi son venuti meno" dice il commerciante. Le banche? "Una volta che vieni segnalato finisci in una lista nera, non esisti più".

Il Covid ha peggiorato le cose. Non ha colpito tutti allo stesso modo, anzi, "ha fatto selezione tra le attività in difficoltà" racconta Giancarlo. "Per me è stato micidiale". Con gli incassi che si sono via via ridotti, comprare la merce è diventato sempre più difficile. "Così sono entrato in un buco nero. Quando viene fuori la nomea che sei poco equipaggiato il cliente tira dritto e va da un'altra parte. Per ripartire dovrei avere una liquidità che faccia girare il lavoro". Quanto? "Diciamo 35-40mila euro, sembrano tanti, ma non è così".

Quei soldi Giancarlo non li ha. E nessuno è disposto a prestaglieli. Vendere? "Oggi dovrei svendere, regalando la tabaccheria per 15-20mila euro. E poi che lavoro potrei fare a 54 anni?". Per lui e sua moglie la prima emergenza però è quella della casa. L'affitto? "Potremmo pagarlo con la pensione di invalidità (di appena 294 euro, ndr) che l'Inps dovrebbe riconoscere a mia moglie". Per ora però la ricerca di un alloggio non ha dato risultati. "Chiedono 2,3 o 4 caparre. Soldi che non abbiamo. Il Comune? Con l'affitto una mano te la dà, ma noi dovremmo prima trovare un locale. La città è piccola, nessuno vuole rischiare, li capisco". Il problema è di sistema. "Non è possibile che in una società in cui una casa è un diritto, io da quattro mesi non riesco a trovare una stanza, un buco per poter vivere con mia moglie malata".

Mi perdoni: ma il reddito di cittadinanza? "È un meccanismo un po' contorto. Faccio parte di quella categoria di italiani che sono in quella che chiamo la 'zona grigia': non abbiamo così poco da avere diritto alle agevolazioni e non abbiamo così tanto da riuscire a sopravvivere. È una zona grigia in cui vivono molti commercianti e partite Iva che poi sono tartassati dallo Stato. Tanti colleghi oggi sono in difficoltà, magari i vecchi colleghi no, ma quelli nuovi tribolano tanto" dice. "Poi a volte è anche difficile far emergere le difficoltà di una categoria, perché magari ad esporsi si prova un po' di vergogna". 

In questi anni, racconta, "l'aiuto dei colleghi c'è stato, ma quando vai in difficoltà economica e le banche ti chiudono i rubinetti poi diventa tutto molto difficile". Oggi Giancarlo chiede solo di poter ricominciare. Avere una casa sarebbe già un punto di partenza. Anzi molto più di un punto di partenza. "Non è possibile che non si possa dare un aiuto umano a due persone che stanno passando da anni una sofferenza insostenibile. Lo chiedo non tanto per me ma per mia moglie che non può accettare una situazione così difficile".

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