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Domenica, 22 Maggio 2022
Le cause degli aumenti

Perché la rata per i nuovi mutui a tasso fisso è più cara

L'effetto concreto dell'aumento dei prezzi dei finanziamenti per acquistare un'abitazione è iniziato da qualche mese, e ora è stato certificato dalla Banca d'Italia

Mutuo, quanto mi costi? I tassi fissi salgono sopra il 2%, segno che la guerra in Ucraina, con l'inflazione alle stelle per i maxi rincari del greggio e dei prodotti alimentari, sta già inasprendo le condizioni finanziarie prima ancora che la Bce alzi i tassi. E nonostante i segnali di stabilizzazione, dall'industria alla fiducia di imprese e famiglie, dopo il dato negativo del primo trimestre sul Pil, anche sul secondo c'è "incertezza elevata". I dati Istat e Bankitalia fotografano un quadro della dinamica dell'economia italiana in un contesto internazionale che vede la crescita ovunque in rallentamento, l'inflazione europea a livelli record nel mese di aprile (7,5%), e i mercati in una fase di decisa volatilità.

Mutui, il tasso fisso supera la soglia del 2%

Nel dettaglio, la Bce dà conto di un rialzo medio all'1,47% dei tassi sui nuovi mutui a marzo, con l'aumento più forte, su base mensile, dal 2011. L'Italia, con lo spread che nel frattempo negli oltre due mesi di conflitto è volato a oltre 200 punti base, sempre a marzo supera il 2% (2,01%) contro l'1,85 di febbraio, portandosi ai massimi da agosto 2019 in base ai dati forniti dalla Banca d'Italia. In concreto, se un anno fa il signor Mario Rossi avesse acceso un mutuo a tasso fisso da 100mila euro per comprare casa, avrebbe speso circa 50 euro in meno al mese rispetto a oggi. Seicento euro in meno all'anno. È finita l'era dei mutui facili.

Il ritorno dell'inflazione e le stime sul Pil

Con la fiammata dei prezzi innescata dall'invasione russa, i mercati anticipano le mosse della Bce (che nonostante il rallentamento della crescita dovrà riportare al centro la barra della politica monetaria per non alimentare ulteriormente l'inflazione). Ma l'addio alle condizioni finanziarie ultra favorevoli dell'ultimo decennio, di pari passo con il ritorno dell'inflazione, è solo uno dei fattori che frenano la crescita: pesano la guerra, l'inflazione che intacca il potere d'acquisto e quindi i consumi, i timori sugli approvvigionamenti energetici, il rallentamento globale esacerbato dai lockdown per covid in Cina che creano nuove strozzature al commercio.

E il Pil? Dopo un calo dello 0,2% del prodotto interno lordo a gennaio-marzo sui tre mesi precedenti, Istat non si sbilancia sul secondo trimestre: "L'incertezza sull'evoluzione dell'economia italiana rimane elevata". C'è, a marzo, "una stabilizzazione della produzione industriale che ha segnato nel primo trimestre un calo congiunturale dello 0,9%", anche se il dato fa seguito a un rimbalzo a febbraio (+4,0%) dopo la caduta di gennaio (-3,4%) e dicembre (-1%), e Confindustria stimava la scora settimana, per il mese di aprile, un -2,5%. In questo clima di incertezza, c'è anche qualche indicatore che fa ben sperare: il mercato del lavoro, che a marzo continua a vedere un aumento su base mensile dell'occupazione (+0,4%), trainato dalla componente femminile (+0,9%, pari a +85mila unità). E ad aprile l'inflazione ha segnato una prima decelerazione, interrompendo la fase di progressivi aumenti in corso da nove mesi.
 

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