Sabato, 31 Luglio 2021
Economia

Vino, è record export: l'Italia è il primo esportatore al mondo

Una bottiglia su cinque, tra quelle esportate, è made in Italy. Il mercato ha raggiunto il valore di 5,4 miliardi: +575% rispetto a 30 anni fa secondo i dati Coldiretti-Symbola

E' record esportazioni per il vino italiano: nel 2015 il settore vale 5,4 miliardi e segna un aumento del 575% rispetto a 30 anni fa. E' quanto affermano la Coldiretti e la Fondazione Symbola sulla base del dossier 'Accadde domani. A 30 anni dal metanolo il vino e il made in Italy verso la qualità' presentato ieri a Roma. Il risultato è che nel mondo una bottiglia di vino esportata su 5 è fatta in Italia, paese maggior esportatore mondiale di vino.

Il vino italiano piace agli Stati Uniti, in termini di fatturato il primo mercato del vino nostrano con il valore record delle esportazioni di 1,3 miliardi di euro, che hanno sorpassato la Germania che rimane sotto il miliardo davanti al Regno Unito con oltre 700 milioni di euro. Ma negli ultimi anni si sono aperti nuovi mercati prima inesistenti come quello della Cina dove le esportazioni di vino hanno superato gli 80 milioni di euro nel 2015. 

In Oriente le esportazioni sono cresciute sia in Giappone sia in Cina rispettivamente in valore del 2% e del 18%. Negli Stati Uniti sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all'Amarone della Valpolicella e al Collio.

Tutto questo mentre la produzione di vino italiano negli ultimi trent'anni è scesa del 45%, passando da 76,8 a 47 milioni di ettolitri.

Ecco perchè la rinascita del vino made in Italy è stata possibile dopo la crisi del metanolo. Nel 1986 una sofisticazione criminale, il vino al metanolo, colpì l'Italia causando 23 vittime, provocando cecità e lesioni gravi a decine di persone e anche un incredibile danno per il settore e per l'immagine del Paese. Da allora, come evidenziato nel rapporto, il mondo del vino è cambiato puntando sulla qualità legata al territorio, anziché sulla quantità a basso prezzo. E la ricetta della qualità si dimostra valida non solo per il vino ma per l'economia tutta, risultando vincente in molti settori: dall'agroalimentare alla meccanica, dall'abbigliamento al legno arredo, dalle calzature agli occhiali solo per citarne alcuni.

"Quello che è accaduto dopo lo scandalo metanolo nel vino italiano - spiega il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci - rappresenta una straordinaria metafora della missione del nostro Paese. La domanda di Italia nel mondo è legata alla qualità, alla bellezza, alla cultura. Per intercettarla l'Italia deve fare l'Italia, andare avanti nel cammino intrapreso verso la qualità e puntare sull'innovazione senza perdere la sua identità. Questa parabola produttiva e culturale che ha nel vino il suo campione riguarda una parte rilevante della nostra economia. Questa tensione costante alla qualità rivela il cuore e il motore del made in Italy".

Per il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo "ora la nuova sfida è rafforzare e difendere le posizioni acquisite combattendo la concorrenza sleale forte e agguerrita dei produttori internazionali che si concretizza nella vinopirateria con le contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori piu' prestigiosi che complessivamente provocano perdite stimabili in oltre un miliardo di euro sui mercati mondiali".

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