Domenica, 29 Novembre 2020
Italia

Recovery fund, tanti soldi ma per pochi

Gli aiuti dovrebbero essere disponibili già all’inizio del 2021 ma è già scontro sulle modalità in cui verranno spesi i finanziamenti. Il dossier dell'Istat sulle imprese da aiutare

In una foto fornita dall'ufficio stampa di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al lavoro a Palazzo Chigi, Roma, 31 agosto 2020.

Il recovery fund fa parte di un pacchetto di aiuti varato dall'Europa per stimolare la ripresa economica: in particolare il fondo da 750 miliardi di euro - finanziati con l'emissione di titoli comuni sui mercati finanziari da parte delle commissione europea - dovrebbe portare all'Italia 81 miliardi in sovvenzioni a fondo perduto e 127 miliardi in crediti. Una vera e propria vagonata di soldi che ora governo e Parlamento si trovano a dover gestire anche perché i finanziamenti hanno delle condizionalità.

L’idea alla base del pacchetto non è solo quella di favorire il ritorno alla crescita economica dopo la crisi dovuta all’impatto della pandemia, ma anche quello di preparare i Paesi membri ad affrontare al meglio il futuro. A questo scopo i singoli Paesi Ue devono presentare dei piani di riforma in cui espongono come verranno utilizzati gli aiuti, dovendosi però orientare alle raccomandazioni date dalla Commissione. Infine i piani dovranno essere valutati dagli Stati che sono chiamati ad esprimersi a maggioranza qualificata. 

Gli aiuti dovrebbero essere disponibili già all’inizio del 2021 ma è già scontro sulle modalità in cui verranno spesi i finanziamenti. In Parlamento sono infatti iniziate le audizioni delle autorità economiche e sociali che dovranno contribuire alla creazione di un progetto di rinascita per il Paese. 

Uno dei dossier più corposi in fatto di dati è stato presentato nel corso dell'audizione del Direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istituto nazionale di statistica, Roberto Monducci che ha presentato una proposta che vorrebbe garantire stimoli economici per 45mila imprese rappresentative del 24% dell’occupazione e del valore aggiunto.

Tra i punti principali analizzati la necessià di una alfabetizzazione digitale e automazione avanzata, ma anche investimenti per l'istruzione: l'Italia ha attualmente una quota di laureati che in confronto agli altri Stati Europei è peggiore solo della Romania.

Recovery fund, il dossier dell'Istat

L'istituto nazionale di statistica evidenzia come le difficoltà economiche italiane affondino le radici di gran lunga nel passato: la fase di bassa produttività italiana inzia dagli anni novanta e oggi il divario di crescita rispetto ai principali paesi europei - misurato dal valore del Pil per ora lavorata - si è ulteriormente ampliato.

produttività italia-4

L'Istat annota come se la progressiva contrazione del peso degli investimenti pubblici è una caratteristica comune ai paesi europei, altrove è stata bilanciata da una forte espansione di quelli privati. È quindi importante agire presto e bene ma come? 

"Crisi esogene e improvvise quali quella che stiamo attraversando sollecitano - spiega l'Istat - la rapida adozione di due forme di intervento rivolte a salvaguardare o stimolare determinati settori di attività ritenuti centrali in un’ottica di sostegno al sistema produttivo e di recupero dei livelli produttivi e occupazionali". Ma occorre anche limitare le immediate conseguenze dello shock sulle imprese (come nel caso delle misure di agevolazione dell’accesso al credito) e promuovere l’adozione di comportamenti e/o investimenti funzionali alla ripresa e alla crescita di medio-lungo periodo.

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Come spiega l'Istat affinché l’opportunità fornita dalle risorse dei programmi europei sia colta pienamente ai fini di un riposizionamento strutturale delle imprese italiane su livelli più avanzati di dinamismo e competitività è necessario che le misure per le imprese abbiano almeno due caratteristiche fondamentali: siano in grado di individuare con precisione la platea dei destinatari dei provvedimenti di stimolo e producano i giusti incentivi per fare avanzare le imprese verso profili più competitivi e orientati alla crescita.

Occorre tenere presente tuttavia che complessivamente solo 4 imprese ogni 100 possono ad oggi essere definite digitalmente mature, ovvero caratterizzate da un utilizzo integrato delle tecnologie disponibili. 

In questo quadro, una possibile strategia di supporto potrebbe riguardare interventi estremamente mirati e con probabilità di successo elevate: "complessivamente, la platea di imprese da stimolare selettivamente sarebbe pari a 45mila unità su un totale di 204mila, rappresentative del 24% dell’occupazione e del valore aggiunto". 

Dossier Istat per gli investimenti del Recovery fund 

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