Giovedì, 26 Novembre 2020

Fondo per la ripresa, fumata nera a Bruxelles: fallito il primo round di trattative

I leader degli Stati membri non sono riusciti a trovare un compromesso sullo strumento messo in campo dall'Ue per arginare la crisi. Pesano i veti dei Paesi "frugali". Conte esclude compromessi al ribasso: "C'è ancora da lavorare"

Incontro tra il premier Giuseppe Conte e il presidente francese Emmanuel Macron, alla vigilia del Consiglio europeo straordinario su Recovery fund e Bilancio pluriennale, Bruxelles 16 luglio 2020. ANSA/FILIPPO ATTILI - uff. stampa Presidenza Consiglio dei Ministri

Fumata nera sul recovery fund. Nessun accordo tra i capi di Stato e di governo dell'Ue riuniti a Bruxelles per trovare un compromesso sul Fondo per la ripresa, lo strumento messo in campo dall'Ue per arginare la crisi causata dalla pandemia, ma anche - questo almeno è l'auspicio - per intervenire sulle debolezze strutturali di alcuni Paesi membri. Oggetto dell'incontro il bilancio Ue 2021-2027 che comprende appunto anche il piano da 750 miliardi di euro chiesto dai Paesi mediterranei (Italia, Francia e Spagna in testa), ovvero i più colpiti dalla crisi del coronavirus.

Come spiega EuropaToday, Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, nella sua proposta di mediazione, ha incluso anche importanti concessioni all’altra fazione di Stati Ue, quella dei Paesi così detti frugali, ovvero più attenti alle esigenze di bilancio.

Olanda, Austria, Danimarca e Svezia si sono infatti aggiudicate - per altri sette anni - i tanto vituperati rebate, i rimborsi per i contributi al bilancio Ue a vantaggio dei Paesi che partecipano maggiormente alle finanze di Bruxelles senza ricevere in cambio abbastanza fondi Ue. 
La vera partita si gioca sul piano di sussidi e prestiti, meglio noto come Recovery Fund. I frugali, nelle ultime ore, avrebbero chiesto di ridimensionare il piano, probabilmente per preoccupazione di risentirne in termini di politica interna.

Le richieste dei Paesi 'frugali'

I 500 miliardi di sussidi, già mal digeriti per il carattere di sovvenzione a fondo perduto, dovrebbero essere al massimo 400 o ancora meno secondo i Governi nordici più intransigenti. Se i soldi sul piatto sono ritenuti eccessivi, le condizionalità ad essi legati vengono giudicate insufficienti dagli esecutivi Ue meno solidali e più preoccupati di vedere dissipate le risorse europee, e dunque dei contribuenti dei loro stessi Paesi.  

Recovery fund, Conte: "C'è ancora da lavorare"

"In molti interventi il clima è quello della consapevolezza che dobbiamo assolutamente raggiungere un risultato. Purtroppo è fumata nera, ma c'è ancora da lavorare domani (oggi, ndr)". Queste le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine della prima giornata di lavori a Bruxelles. 

Per il premier, "la Germania ha avuto un grande ruolo. Nel dibattito interno tedesco c'era molta contrarietà" a uno strumento fondato sul debito come il Recovery Plan. "La leadership di Angela Merkel - ricorda - ha avuto un grande ruolo per orientare il suo Paese verso questa soluzione. E Germania e Francia hanno proposto per primi, ufficialmente, i 500 mld di sussidi. La Germania sta giocando un ruolo importante, ma adesso abbiamo ancora dei dettagli sui quali metterci d'accordo", ha sottolineato. Insomma, tutto rimandato. Tra i capi di Stato e di governo dell'Ue, ha ammesso Conte, "le divergenze ancora ci sono. Stiamo parlando del Quadro finanziario pluriennale dei prossimi sette anni e di uno strumento innovativo come Next Generation Eu. Ci sono tanti aspetti tecnici da approfondire e delle divergenze che obiettivamente non siamo ancora riusciti a superare". 

Conte esclude compromessi al ribasso

Il premier si è detto disponibile ad "entrare nella logica della revisione di qualche dettaglio, ma non ad accettare una soluzione di compromesso che alteri non solo l'equilibrio tra le istituzioni europee, che per noi è una linea rossa, ma anche l'ambizione, per quanto l'ammontare dell'intervento con il Recovery e anche il bilanciamento interno tra sussidi e prestiti. Dobbiamo essere chiari: serve un programma che favorisca la ripresa europea. Deve avere caratteristiche di adeguatezza, proporzionalità ed effettività. Se manca uno di questi aspetti, vuol dire che non è ben strutturato né funzionale. Il programma deve essere effettivamente perseguibile: se frapponiamo ostacoli operativi lo rendiamo inefficace - ribadisce - e non serve a nessuno".

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