Recovery fund, c'è già il primo problema: bocciato dall'europarlamento, l'accordo rischia di slittare

Le conclusioni del Consiglio Europeo trovano l'opposizione del co-legislatore comunitario: per il recovery fund sono infatti stati sacrificati i fondi originariamente destinati a molti progetti europei, smontando di fatto l'agenda della Commissione Ue

Il Parlamento Europeo "non metterà il suo timbro sul fatto compiuto" ed è "pronto a non dare il suo accordo all'Mff 2021-27 (il bilancio Ue, parte dell'accordo sul recovery fund) finché non verrà raggiunto un accordo soddisfacente nei negoziati tra Parlamento e Consiglio". Lo prevede la risoluzione sulle conclusioni del Consiglio Europeo approvata dall'Aula nella plenaria di oggi a Bruxelles, con 465 voti a favore, 150 contrari e 67 astenuti.

Il parlamento di Bruxelles ricorda che "tutti i 40 programmi Ue finanziati dall'Mff devono avere il consenso del Parlamento, come colegislatore". Un accordo dev'essere raggiunto "al più tardi entro fine ottobre", per assicurare l'avvio dei programmi dal primo gennaio 2021. Nel caso in cui Consiglio e Parlamento non dovessero trovare l'accordo, occorrerà una soluzione ponte per assicurare la continuazione dei programmi finanziati dal bilancio.

Che cosa ha votato l'europarlamento

Pur compiacendosi dell'accettazione di un Recovery Fund per aiutare la ripresa economica, gli europarlamentari deplorano il taglio dei trasferimenti destinati al bilancio comune: per l'Aula, "i tagli proposti sulla ricerca e sulla salute sono pericolosi, nel contesto della pandemia globale", mentre quelli "all'educazione, alla trasformazione digitale e all'innovazione mettono a rischio il futuro della nuova generazione di europei". Inoltre, i tagli "ai programmi che sostengono la transizione delle regioni dipendenti" da settori ad alte emissioni "vanno contro il Green Deal". Poi, i tagli "all'asilo, alla gestione delle migrazioni e alla gestione delle frontiere mettono a rischio la posizione dell'Ue in un mondo sempre più volatile ed incerto".

Il Parlamento sottolinea la necessità di lavorare per istituire un meccanismo "che protegga il bilancio Ue" quando viene minacciato lo Stato di diritto e sottolinea che questo meccanismo, "per essere efficace, deve essere attivato per maggioranza qualificata inversa". Per avere un ok dal Parlamento è anche necessario un accordo sulle nuove risorse proprie (riforma dell'Ets, Carbon Border Adjustment Mechanism, Financial Transaction Tax, Digital Tax e Common Consolidated Corporate Tax Base), sottolinea ancora la risoluzione, che "coprano almeno i costi legati a Next Generation Eu". Il Parlamento ribadisce poi la sua "ferma posizione" per "mettere fine a tutti i rebates", gli sconti al contributo al bilancio Ue confermati ai Paesi Frugali e alla Germania; e per quanto riguarda i costi di raccolta delle risorse proprie tradizionali, alzati al 25%, dovrebbero essere "riportati al tasso originario, il 10%).

Il testo approvato, servirà da mandato per i prossimi negoziati: tra gli eurodeputati italiani, Pd, M5S, Fi hanno votato a favore, Fdi e Lega si sono astenuti. Nel corso del dibattito di oggi è stato bocciato un emendamento sul Mes, che prevedeva il divieto di usare il fondo salva Stati per rilanciare l'economia in seguito all'epidemia di coronavirus: è stato votato soltanto da M5S e Lega.

Più soldi, meno diritti: luci e molte ombre dell'accordo europeo nato col freno tirato

L'opposizione del parlamento europeo era per certi versi scontata: l'accordo per il recovery fund ha infatti portato al sacrificio dei fondi originariamente destinati a molti progetti europei, fondi spostati sul nuovo strumento, il Next Generation Eu, smontando di fatto l'agenda green della Commissione Ue. 

Sono infatti stati ridotti i fondi destinati alla Ricerca e alla Coesione Europea, alla gestione delle frontiere (-20 mld) e alla sicurezza e difesa (-10 mld). La presidente Ursula von der Leyen si troverà molti meno soldi per il suo Green new deal e l'obiettivo della neutralità climatica da raggiungere entro il 2050 rischia di diventare carta straccia.

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Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli aveva minacciato più volte il veto se dalla trattativa tra i capi di Stato fosse emerso un accordo meno incisivo di quello elaborato da Bruxelles. Ora gli europarlamenteri potrebbero far saltare un compromesso che da più parti era stato definito storico.

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