Reddito di cittadinanza: tutti (o quasi) lo detestano, ma nessuno lo tocca

Renzi si schiera ("è una misura sbagliata") ma non affonda il colpo. Abolire il sussidio è un'utopia per almeno due motivi

Foto di repertorio

Il reddito di cittadinanza è "una misura sbagliata". Lo dice Matteo Renzi a Mattino 5 aggiungendo che la ricetta di Italia Viva è quella di dare più soldi "a chi crea posti di lavoro" e a chi "entra nel mondo del lavoro". "Io in Parlamento ho votato contro” il reddito di cittadinanza, ma "guai a considerare di seconda fascia quelli che non arrivano alla fine del mese, vanno aiutati. Con il mio governo - ha aggiunto Renzi - siamo passati da 20 milioni di euro di spese per la povertà a 2,7 miliardi, quindi i soldi li abbiamo messi". Però, ha puntualizzato l’ex premier, "dare 80 euro a un metalmeccanico mi sembra molto più giusto che non dare un sussidio a chi sta a casa".

La battaglia di Renzi contro le micro-tasse

Renzi tuttavia sembra consapevole che l’abolizione del reddito di cittadinanza è un obiettivo impossibile da raggiungere in questa legislatura. Per questo la battaglia di Italia Viva è volta soprattutto ad evitare l’introduzione delle così dette microtasse e l’eliminazione del regime forfettario sulle partite iva. Come? Tagliando di almeno due miliardi la spesa pubblica.

"Dal mio governo al governo Conte siamo passati da 139 miliardi a 150 miliardi di spese, non di sanità, di spese" ha spiegato il senatore a 'Che tempo che fa'. "Hanno aperto i rubinetti. Si chiamano spese intermedie, spese per beni e servizi, un capitolo che è in ogni ministero". La proposta di Italia Viva? Assumere cinque professionisti per dare una sforbiciata a eventuali sprechi. E quota 100? "Se il presidente del consiglio dice che la legge fatta con Salvini è un pilastro della manovra a naso credo che verrà tenuta".

Reddito di cittadinanza: perché abolirlo è un'utopia (per ora)

Quanto al reddito di cittadinanza non c’è nessuna possibilità che la misura bandiera dei 5 Stelle possa essere abolita o essere oggetto di modifiche sostanziali. Per due motivi molto banali. Il primo è che i parlamentari del M5s staccherebbero la spina al governo, stroncando sul nascere ogni ipotesi di revisione (o abolizione) della legge. Il secondo è sul tema della tutela ai ceti più deboli (e non solo) da qualche tempo il Pd ha iniziato a inseguire i 5 Stelle. "Il reddito di cittadinanza è molto simile al nostro reddito di inclusione, quindi verrà mantenuto anche se poteva essere fatto meglio" ha detto di recente Dario Franceschini, dimenticando però che il provvedimento targato M5s costa allo Stato più del doppio del REI.

Senza i voti di Pd e 5 Stelle in Parlamento (specie alla Camera) non ci sono materialmente i numeri per intervenire. Italia Viva, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia non avrebbero infatti la maggioranza per rovesciare il tavolo. Se ne riparlerà, forse, nella prossima legislatura. Ma se anche i 5 Stelle uscissero sconfitti dalla urne il destino del sussidio non sarebbe affatto segnato: parliamo infatti di un provvedimento che interessa circa 1 milione di persone (e relative famiglie). In termini di consenso il contraccolpo potrebbe essere pesante. E forse non è un caso che finora non ci sia stata nessuna battaglia seria condotta dentro e fuori il Parlamento per arrivare all'abolizione del sussidio. 

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