Reddito di cittadinanza, ultime ore per aggiornare la domanda. Chi deve farlo (e perché)

Il tempo è quasi scaduto: chi ha fatto richiesta a marzo deve integrare la propria documentazione entro il 21 ottobre. In caso contrario "la prestazione resterà sospesa sino all'acquisizione della dichiarazione"

Foto di repertorio

Ultime ore disponibili per l’integrazione delle domande relative al reddito di cittadinanza. Come spiega l’INPS sono chiamati ad aggiornare la certificazione quei beneficiari che hanno presentato la domanda a marzo 2019 "utilizzando un modello successivamente cambiato, il 2 aprile, a seguito delle modifiche apportate dalla legge di conversione" del decreto legge. Per questo a partire dai primi di ottobre l’istituto previdenziale ha inviato un sms o un’email agli interessati. Per mettersi "in regola" ci sono ancora poche ore: l’INPS spiega infatti che "per chi effettuerà l’aggiornamento dopo il 21 ottobre, la prestazione resterà sospesa sino all'acquisizione della dichiarazione". 

Come aggiornare la domanda del reddito di cittadinanza

Per integrare la propria documentazione i beneficiari non devono fare altro che collegarsi al sito indicato sulla pagina dell’INPS (qui il link) e “prendere atto delle informative aggiornate". Per farlo è sufficiente inserire il protocollo della pratica RdC/PdC (esempio: INPS-RDC-2019-xxxxx), il codice fiscale e il codice alfanumerico ricevuto via email o sms. L’aggiornamento della pratica dunque è piuttosto semplice. 

Lo scorso 8 ottobre l’ente previdenziale ha comunicato che nei primi 2 giorni lavorativi utili per aggiornare le domande, le autocertificazioni integrative inviate erano state poco meno della metà, 264.637 su  519.586. Non sono disponibili dati più recenti, ma a giudicare da questi numeri i beneficiari che rischiano di restare senza assegno sono una sparuta minoranza. 

Reddito di cittadinanza, perché le domande vanno aggiornate

Come accennavamo sopra solo chi ha presentato la domanda a marzo è chiamato ad aggiornare la documentazione. Il motivo è semplice: a marzo il decreto non era stato ancora convertito in legge dal Parlamento e i beneficiari che hanno fatto richiesta di reddito hanno usato un modello che nel frattempo era stato modificato. "La legge di conversione - spiega l’INPS - ha previsto un regime transitorio di salvaguardia delle richieste presentate prima della sua entrata in vigore, stabilendo che il beneficio potesse essere erogato per un periodo non superiore a sei mesi anche in assenza della nuova documentazione richiesta".

Il reddito di cittadinanza è stato dunque regolarmente erogato fino a settembre, ma per continuare a riceverlo è necessario (non facoltativo, lo ribadiamo, ma necessario) aggiornare la documentazione. 

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