Venerdì, 22 Ottobre 2021
Economia

Reddito di cittadinanza all'ex brigatista, l'Inps si arrende: la legge parla chiaro

L'Istituto previdenziale fa sapere che l'ex terrorista Federica Saraceni ha tutte le carte in regola per ottenere il beneficio. Il padre della donna: "Che diciamo a chi è stato condannato, vai a fare le rapine?"

La legge è uguale per tutti. Anche per gli ex brigatisti. E la legge sul reddito di cittadinanza in merito è piuttosto chiara. Parliamo del caso sollevato dall'erogazione del sussidio (un assegno mensile di 623 euro) all'ex terrorista Federica Saraceni, condannata a 21 anni per l'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona e ai domiciliari dallo scorso agosto. Secondo l’Inps infatti l’ex Br ha tutte le carte in regola per ottenere il beneficio. "La norma prevede che se una persona ha avuto una condanna nei 10 anni precedenti c'è il blocco; lei l'ha avuta 12 anni fa. Basta leggere la legge" ha detto ieri il presidente dell’Istituto Previdenziale Tridico. La sentenza definitiva della Saraceni risale infatti al 28 giugno 2007. L’Inps sta comunque facendo accertamenti sui requisiti reddituali, occupazionali e patrimoniali dell’ex Br ma per ora non è emerso nulla di anomalo.

Tridico: "Un caso ripugnante"

"Metterei una norma assoluta per cui chi ha commesso atti di questo tipo non dovrebbe avere diritto a nessun tipo di sostegno" ha aggiunto Tridico in un'intervista alla Verità. "Questo dovrebbe prevedere la legge. Io sono d'accordo con lei che questo è un caso effettivamente ripugnante". Il presidente dell'Inps ha però invitato il giornalista a "scrivere anche degli altri eventuali strumenti di sostegno al reddito che questa signora può ricevere". "Perché non va a vedere se abbia incassato il bonus bebè oppure se riceva il sostegno alla mensa per i figli, oppure se abbia avuto l'assegno di maternità o il sostegno all'asilo nido''. Insomma, per il presidente dell'Inps il problema non è (solo) il reddito. 

Il padre della Saraceni: "Che diciamo a chi è stato condannato, vai a fare le rapine?"

Il padre dell'ex brigatista rossa, Luigi Saraceni, non è però d'accordo con il sentire comune. "Secondo l’opinione diffusa si tratta di una norma ingiusta - ha spiegato a Radio Capital Saraceni, magistrato di lungo corso ed ex deputato dei Ds - io vorrei prescindere dal caso particolare di mia figlia e fare questa domanda in via generale: di una persona che è stata condannata ad una lunga pena che l’ha scontata quasi tutta, che non ha un reddito, che ne facciamo la buttiamo in una discarica? Le diciamo fai la prostituta? Vai a fare le rapine? Oppure ce ne prendiamo carico? Questa è la domanda a cui dovrebbe rispondere non la destra becera e reazionaria di cui è espressione il giornale da cui è partita questa tempesta… no io mi rivolgo alla sinistra" dice Saraceni.

"Mia figlia prendeva anche il reddito di inclusione"

"Leggo con sconcerto che l’onorevole Madia (ex ministro nel governo Renzi) dice che la legge è sbagliata e vuole cambiarla. Dimentica che lei (la figlia, ndr) percepiva prima il reddito di inclusione che è un provvedimento del governo Renzi, quindi la Madia dovrebbe mettersi d’accordo con se stessa". Lei aiuta economicamente sua figlia? "Ma certamente, in questi 15 anni l’abbiamo aiutata noi familiari, ora è arrivato un piccolo contributo che è veramente poco rispetto alle esigenze… ma mia figlia dice una cosa: 'levatemelo ma datemi un lavoro'. Che facciamo, ci comportiamo come facevano i nazisti con gli ebrei, che li infornavano?".

Reddito di cittadinanza all'ex Br, Madia: "Ora modificare la legge"

Il caso dunque continua a far discutere. Come ha ricordato il padre della Saraceni, ieri seri sulla vicenda è intervenuta anche la deputata del Pd Marianna Madia che su Twitter ha chiesto di rivedere la legge. "Il caso della brigatista Saraceni che attualmente può percepire il reddito di cittadinanza, rende chiaro che la norma è sbagliata e su questo punto bisogna intervenire. Ho presentato una interrogazione sul caso" ha fatto sapere la parlamentare dem. Viste le polemiche dunque non è escluso che la norma possa essere modificata dal Parlamento.

Meloni: "Anche terroristi, pedofili e stupratori possono prendere il reddito"

"Lo scandalo del reddito di cittadinanza all'ex brigatista Federica Saraceni, condannata per l'omicidio di Massimo D'Antona, è causato anche della bocciatura in Parlamento dell'emendamento di Fratelli d'Italia per escludere dai beneficiari del reddito di cittadinanza chi è stato condannato per gravi reati penali" scrive invece su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia. "Con l'attuale norma -aggiunge - anche ladri, pedofili e stupratori, oltre ad assassini e terroristi, percepiscono l'assegno da parte dello Stato. Una follia che Fratelli d'Italia aveva segnalato in totale solitudine. Ora il governo vari urgentemente una norma per fermare questo scempio".

Il sindacato di Polizia: "Lo Stato deve pensare alle vittime, non ai carnefici"

Per Stefano Paoloni, segretario generale del sindacato di polizia Sap, si tratta di "un problema etico-morale. Come abbiamo protestato in piazza quando Sergio D'Elia è stato nominato alla Camera dei Deputati, raccogliendo migliaia di firme, così dissentiamo oggi con il reddito di cittadinanza a una ex brigatista. Un terrorista deve rispondere dei suoi delitti, che uno Stato gli debba riconoscenza è assurdo.L'attenzione deve esser rivolta ai familiari non ai carnefici".

"Soldi ai terroristi, ma non ai servitori dello Stato"

Sulla stessa linea anche Valter Mazzetti, Segretario Generale dell'Fsp Polizia di Stato. Che scrive: "Lo Stato trova i soldi per sostenere una terrorista condannata per omicidio che non ha ancora pagato il suo debito con la società e non si è ravveduta, e non sta neanche in carcere ma ben protetta a casa sua ai domiciliari, e non trova i soldi per pagare l’onesto e sacrificato lavoro dei suoi servitori più fedeli?"

"A ben vedere - scrive il sindacato - la polemica sorta a proposito della brigatista Saraceni che percepisce il reddito di cittadinanza mette immediatamente in evidenza una realtà che, in effetti, è davvero spiacevole. E cioè che lo Stato attribuisce in qualche modo un beneficio, un sostegno particolare, una considerazione e una preoccupazione a chi ne ha calpestato le leggi e violentato la società, macchiandosi di un delitto gravissimo qual è l’omicidio, senza che questi abbia ancora scontato la propria condanna e senza che si sia mai pentito, a fronte di un impegno nei confronti di chi quello stesso Stato lo serve ogni giorno, come il personale in divisa, talmente carente che non vengono neppure pagate migliaia di ore di straordinario arretrato, né gli si garantisce un contratto di lavoro ormai scaduto da un anno".

Per ora dal M5s non c’è stato nessun commento ufficiale. 

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