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Domenica, 27 Novembre 2022
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Reddito di cittadinanza e governo Meloni: "ritocchino" in vista, cosa può cambiare subito (in concreto)

Il sussidio potrebbe essere modificato già nella prima manovra firmata Fdi. Non cambiando la platea dei beneficiari, ma intervenendo sul numero delle offerte di lavoro che è possibile rifiutare prima di perdere il sostegno economico

Il reddito di cittadinanza potrebbe essere modificato già nella prima manovra del nuovo governo. Se ne parla da tempo, peraltro. Tra Palazzo Chigi e ministero dell'Economia si lavora alla Nadef, la Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza attesa in Consiglio dei ministri giovedì. Conterrà solo il quadro tendenziale, la programmazione verrà lasciata all'esecutivo, guidato da Giorgia Meloni, che potrebbe giurare entro il 23 ottobre. Ma nella Nadef, dove sono contenute le previsioni, la crescita - spiegano fonti del Mef - sarà inchiodata sotto la soglia psicologica dell'1%. Tradotto: oltre 20 miliardi di spesa in meno, una grana non da poco per l'esecutivo che deve ancora nascere. E che, su questo Giorgia Meloni è stata chiara, non intende produrre più debito, ma tenere salda la linea Draghi sul no allo scostamento di bilancio. E questo nonostante vadano prorogate le misure di sostegno varate finora per fronteggiare la crisi energetica, dal taglio del cuneo agli interventi per alleggerire le bollette, tutte misure in scadenza a fine anno.

A farne le spese, rivelano fonti beninformate dal Mef riportate dall'agenzia di stampa Adnkronos, potrebbe essere sin da subito il reddito di cittadinanza, che potrebbe essere ritoccato già nella prima manovra varata dal governo a guida Fdi. Non toccando la platea dei beneficiari, ma intervenendo sul numero delle offerte di lavoro che è possibile rifiutare pena la decadenza del sussidio. Inizialmente, quando il rdc venne varato dal primo governo Conte, la legge prevedeva che il reddito di cittadinanza decadesse al rifiuto di ben tre proposte di lavoro. Draghi ha portato a due le proposte rifiutabili, dopo un duro braccio di ferro sul 'decalage' (la decurtazione del sussidio, ndr), con tanto di telefonata chiarificatrice tra il premier e Giuseppe Conte. Da FdI, il responsabile economico Maurizio Leo spiega che "non vogliamo abolire il reddito di cittadinanza come misura di sostegno per chi non può lavorare, ma intendiamo separare l’assistenza dalle politiche attive del lavoro, incentivando le assunzioni con il meccanismo chi più assume meno paga".

Via il reddito di cittadinanza già al primo rifiuto di un'offerta di lavoro?

L'idea che si fa spazio nel centrodestra, per recuperare risorse, sarebbe quella di portare ancor più giù l'asticella, togliendo il reddito di cittadinanza già al primo rifiuto di un'offerta di lavoro. Il 20% dei percettori di Rdc lavora con impieghi precari e poco retribuiti. Due terzi sono disabili, minori, persone che non hanno mai lavorato. Non è una sorpresa che si vada verso un ripensamento del sistema di proposte di lavoro da accettare entro un determinato lasso di tempo, con requisiti più stringenti rispetto a ora: lo scrivevamo già a luglio.

La revisione del reddito di cittadinanza è uno di quei temi su cui Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi a grandi linee sono d'accordo: sono fortemente critici. "Chi recepisce indebitamente il reddito di cittadinanza non lo riceverà più. I soldi che noi cittadini diamo per solidarietà nei confronti dei nostri concittadini in difficoltà devono essere dati a chi è veramente in difficoltà". Così, conversando con i cronisti fuori Montecitorio, il vicepresidente di Fi e coordinatore del partito, Antonio Tajani.

Va però evidenziato che anche in caso di futura sostituzione del reddito di cittadinanza con sussidi di altro tipo (impensabile lasciare anche solo per un mese senza un sostegno milioni di famiglie in povertà assoluta), la transizione sarebbe complessa e delicata, e non immediata.  "Uno Stato serio si occupa dei deboli, il reddito di cittadinanza nasceva tra le politiche attive del lavoro, doveva creare un sostegno e mettere in contatto domanda offerta e ha fallito. Va cancellato sotto questo aspetto ma questo non vuol dire lasciare i deboli senza aiuto" dice il capogruppo alla Camera di Fdi Francesco Lollobrigida. Nessuna abolizione totale del sussidio dunque, slogan a parte. L’importo medio erogato a livello nazionale è di 549 euro. Ad agosto sono state 1 milione e 180mila le famiglie beneficiarie, per 2 milioni e mezzo di persone coinvolte. Il 64,2% delle famiglie beneficiarie sono al Sud e nelle isole maggiori.

Per "abolirlo" ci vorrà più tempo

"Noi vogliamo abolire il reddito di cittadinanza, ma nel momento in cui lo aboliamo facciamo un’altra legge. Anzi, due leggi". Ignazio La Russa, esponente di Fratelli d'Italia, a Cartabianca esprime la linea del partito guidato da Giorgia Meloni in relazione al sussidio. Tra le due leggi prospettate da La Russa, una punterebbe a "garantire al 50% degli attuali percettori qualcosa di più rispetto a quello che prendono ora". Si parla di "famiglie numerose, disabili, pensionati. L'altro 50% per metà è costituito da gente che non aveva alcun diritto, che ha truffato lo stato. C’è una marea di gente… Ad un altro 25% che ha diritto, noi speriamo di dare un lavoro. Noi immaginiamo di abolire questa legge e di ricostruire in forma diversa il rapporto con chi ha bisogno. Siamo convinti che offrendo ai datori di lavoro la possibilità di assumere e avere meno tasse si possano avere molte assunzioni". Un piano articolato che, è evidente, non può essere realizzato in poche settimane.

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