Sabato, 25 Settembre 2021
Il punto

Reddito di cittadinanza: cosa è andato storto (e cosa invece ha funzionato)

Dal punto di vista delle politiche attive del lavoro lo strumento ha mostrato più di qualche limite. Ma nell'anno del Covid ha dato una grossa mano alle famiglie in difficoltà. Conte ammette: "Dobbiamo lavorarci"

Un flop o una misura indispensabile per fronteggiare la povertà? Probabilmente il reddito di cittadinanza è entrambe le cose insieme. Se da una parte la misura bandiera dei 5 Stelle ha forse fallito (lo suggeriscono i numeri) come politica attiva del lavoro, dall'altra è pur vero che ha dato contributo importante nel sostenere chi è rimasto ai margini gli indigenti e chi un'occupazione, pur volendo, non potrebbe neppure trovarla. 

Quante persone hanno trovato lavoro grazie al reddito di cittadinanza?

I numeri, dicevamo. Secondo l'ultimo rapporto di Anpal (l'agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), a fronte di oltre 1 milione e 800mila di beneficiari richiedenti i soggetti tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro, al 30 giugno 2021, erano poco più di 1 milione e 150mila. Di questi però solo il poco più di un terzo (il 34,1%) aveva effettivamente dato la disponibilità al lavoro . Si tratta di poco più di 392mila persone effettivamente seguite dai navigator nella ricerca di un impiego, a cui - precisa Anpal - andrebbero aggiunti 3.727 individui impegnati in tirocinio.

Molte delle persone che ricevono il reddito di disponibilità al lavoro, non sono dunque tenute a sottoscrivere il patto per il lavoro per vari motivi stabiliti dalla legge votata ai tempi da Lega e M5s: sono ad esempio esonerati gli occupati a basso reddito, coloro che frequentano corsi di formazione e chi "ha carichi di cura legati alla presenza di soggetti minori di tre anni di età o di componenti del nucleo familiare con disabilità grave o non autosufficienti".

Resta il fatto che ad essere seguiti dai navigator sono una parte piuttosto esigua dei beneficiari totali. E le assunzioni? Ad oggi non è chiaro quante persone abbiano trovato lavoro grazie al rdc. Lo scorso autunno Anpal ha reso noto che al 31 ottobre 2020 352.068 beneficiari (pari a un quarto di quelli tenuti a sottoscrivere un patto per il lavoro) erano effettivamente stati assunti dopo aver presentato la domanda. Non si sa però quanti di questi abbiano trovato lavoro grazie ai centri per l'impiego e quanti autonomamente. Certo è che solo un paio di mesi prima la stessa Anpal aveva spiegato che le persone seguite dai navigator "sulla base delle specifiche direttive regionali" erano state 144.424. Ammesso che il percorso di ricerca sia sempre andato a buon fine, si tratta certamente di un numero inferiore rispetto ai 352mila nuovi occupati di cui abbiamo parlato poco fa.

Conte: "Il rdc va affinato"

Certo, il Covid non ha certamente aiutato il lavoro dei navigator, ma è ormai opinione diffusa che dal punto di vista delle politiche attive del lavoro l'introduzione del rdc non abbia costituito una svolta nel contrasto alla disoccupazione. E del resto lo stesso leader del M5s Giuseppe Conte ha ammesso ieri che il reddito di cittadinanza va "affinato" e che i 5 Stelle hanno già "presentato delle proposte perché vogliamo contrastare gli abusi e favorire le politiche attive".

"L'Italia - ha ricordato l'ex premier- è uno degli ultimi paesi ad aver introdotto, secondo i dati Ocse, un sistema di protezione sociale. Non possiamo dimenticare che ci sono persone che vivono nella povertà più assoluta, e questo non ci può lasciare indifferenti. Si chiama inclusione sociale, e non mi pare che questo sia nell'orizzonte concettuale o valoriale di altri che hanno parlato prima di me".

Il rdc come strumento di lotta alla povertà

E in effetti sul versante della lotta alla povertà il rdc non è stato certo inutile. Prima che venisse introdotto, l'unico strumento universale di sostegno alle classi meno abbienti era il reddito di inclusione (Rei) che però aveva una dotazione del tutto insufficente. Per ottenere il beneficio era infatti necessario avere un Isee inferiore ai 6mila euro, per un importo dell'assegno che per un nucleo familiare di due persone era di appena 294 euro e saliva fino a 539 in presenza di 6 componenti. Anche su questo fronte tuttavia sono state segnalate delle criticità. L'ultimo rapporto della Caritas ha ad esempio evidenziato che oltre un terzo dei beneficiari, mentre  solo il 44% delle famiglie in difficoltà riceve il contributo. Certo è che nell'anno del Covid  il rdc sembra aver dato una grossa mano alle famiglie in difficoltà: nel corso del 2020 l'aumento di nuclei percettori della misura è stato pari al 43%. 

L'importo medio e i numeri dell'Inps

Il reddito viene accusato spesso da destra di essere un disincentivo al lavoro, ma i dati dicono che la tesi non è proprio solida se pensiamo che l'importo medio è pari a meno di 550 euro al mese. 

Secondo gli ultimi dati Inps nel mese di luglio 2021, i nuclei percettori sono stati 1,24 milioni, a cui vanno aggiunti 133mila beneficiari  di Pensione di Cittadinanza, per un totale di 1,37 milioni di nuclei e oltre 3 milioni di persone coinvolte. La distribuzione per aree geografiche vede 595mila beneficiari al Nord e 431mila al Centro, mentre nell'area Sud e Isole supera i 2 milioni di percettori. L'importo medio varia sensibilmente con il numero dei componenti il nucleo familiare, passando da un minimo di 447 euro per i monocomponenti a un massimo di 702 euro per le famiglie con quattro componenti.  Sono 573mila nuclei a cui è stata pagata almeno una mensilità nel 2021, delle tre previste, con un importo medio mensile pari a 543 euro. 
 

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