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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Le ipotesi

Dal reddito di cittadinanza al reddito di inclusione? Cosa può succedere nel 2023

L'allarme dell'Ufficio parlamentare di bilancio: "Tolto un miliardo su otto dal Rdc per usarlo come copertura alla manovra, ma sarebbe stato più opportuno eliminarlo contestualmente all'introduzione di una nuova sostitutiva". L'ipotesi per il futuro è quella di un ritorno (parziale) al passato, ma gli scogli e le contraddizioni non mancano

Cosa ne sarà del reddito di cittadinanza? Si torna al reddito di inclusione? L'orizzonte è fumoso per i percettori del sussidio simbolo del primo governo Conte. "È stato tolto un miliardo su otto dal reddito di cittadinanza per usarlo come copertura alla manovra", ma "in questo modo si lascia scoperta tutta una fascia di individui difficilmente occupabili e working poor", avverte la presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio Lilia Cavallari, intervistata da Repubblica: "Significa - spiega - che in futuro potrebbero essere necessarie nuove risorse a favore di queste persone. Ecco perché come Upb noi diciamo che sarebbe stato più opportuno eliminare il reddito, la cui revisione era necessaria, contestualmente all'introduzione di una nuova misura".

Sul reddito di cittadinanza il governo ha voluto dare un forte segnale di discontinuità rispetto agli esecutivi precedenti. Dal 1° gennaio 2023 alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano nel nucleo disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d’età) è riconosciuto il reddito nel limite massimo di 7/8 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. Nei piani dell'esecutivo, il beneficio decade già alla prima offerta di lavoro rifiutata e sarà obbligatorio frequentare un corso di formazione o riqualificazione professionale (pena la decadenza del sussidio). Se per il 2023 la strada è segnata, per il 2024 le interlocuzioni sono solo all'inizio. 

"Credo che questa manovra non sia sufficiente ad aiutare chi è in difficoltà, anzi attacca chi è in difficoltà" con le modifiche al reddito di cittadinanza. "Noi cercheremo di fare tutto il possibile, nelle commissioni e in parlamento, perché pensiamo che il reddito di cittadinanza sia una misura di civiltà. Andremo nelle piazze per parlare con i percettori di reddito, per far capire agli italiani chi sono queste persone che non vedono l'ora di lavorare in modo stabile. Ma prima troviamo il lavoro e poi togliamo il reddito". Lo afferma Roberto Fico, del M5s, ad Agorà su Raitre. Ma quindi si rischia il conflitto sociale? "No - afferma l'ex presidente della Camera - non dobbiamo gridare al conflitto sociale. Dobbiamo far sì che l'Italia sia pacifica ma sapendo cosa fa il governo".

Reddito di cittadinanza e reddito di inclusione

Cosa farà il governo, dunque? L'ipotesi, su cui c'è stato un confronto anche in un incontro Meloni-Calenda, è quella di un ritorno parziale al vecchio reddito di inclusione, "l'antenato" del reddito di cittadinanza, ma con molti esclusi. Il sussidio non andrebbe più agli under 40 senza figli, per intenderci. Oggi il reddito di cittadinanza non è un reddito universale, non è sussidio di disoccupazione, non è individuale non è familiare. Il governo per il futuro dovrà decidere se l'obiettivo è istituire un reddito familiare di sostegno come lo era il Rei (quindi non personale ma familiare, slegato dalle offerte di lavoro), oppure se è un reddito da disoccupazione e che quindi va anche a chi non ha mai trovato il lavoro o è uscito dalla "protezione" degli aiuti dopo due anni di Naspi. Ma in questo caso è necessario che la persona sia pagata per fare corsi di formazione e/o lavori socialmente utili, non si tratta più di rifiutare o meno offerte di lavoro.

Altro punto critico: la differenza sostanziale tra Rdc e Rei, numeri alla mano, è l'importo. Se per il reddito di cittadinanza si attesta intorno ai 500 euro, per il Rei non fu così: l'importo medio mensile distribuito andava da un range tra 225 e 328 euro e l'aiuto raggiunse, prima di essere sostituito dal reddito di cittadinanza, solo 506 mila nuclei familiari. Difficile pensare dunque a un "ritorno" al reddito di inclusione senza che ciò sia accompagnato da un adeguamento degli importi: molte famiglie che si ritroverebbero in povertà.

Il reddito di inclusione inoltre assegnava una posizione importante ai comuni, al fianco dei centri per l’impiego, mai però dotati all'epoca del finanziamento necessario. Le differenze tra Rdc e Rei sono rilevanti: il primo spetta se il richiedente è residente in Italia da almeno dieci anni, per il Rei ne erano sufficienti due. Il Rdc ha un'architettura più complessa per quanto riguarda la condizionalità, che non prevede, come nel Rei, un unico punto di accesso dei nuclei familiari beneficiari presso i servizi sociali comunali, ma due diversi percorsi, individuati sulla base del grado di occupabilità dei membri delle famiglie, da realizzare attraverso il patto per il lavoro, presso i centri per l'impiego, e il patto per l'inclusione sociale, presso i Comuni.

Meloni ha "l'esigenza" politica di abolire il Rdc per cambiare il nome alle misura del M5s (dopo averlo promesso per anni) e renderla più orientata al solo inserimento lavorativo, ma un aiuto a chi è in povertà resterà, ovviamente. I dettagli sono tutti da definire e il confronto all'interno e all'esterno della maggioranza proseguirà per tutto il 2023. Le dinamiche complesse e articolate dell’attuale mercato del lavoro in Italia rendono la definizione di "occupabile" molto sfumata. Il piano generale è mantenere il Rdc solo per chi non sia in grado di lavorare, tendenzialmente persone con disabilità e anziani le cui pensioni siano evidentemente sotto la soglia di povertà. Per tutti gli altri, le prime stime dicono quasi 700mila persone sul totale di 2,5 milioni di percettori, si rischia un salto nel vuoto praticamente da un mese all'altro, che per molti sarebbe difficilmente sostenibile.

Ma è difficile credere che Meloni avallerà un ritorno al reddito di inclusione. Basta andare a leggere cosa scriveva lei stessa su Facebook l'11 dicembre 2017: "Secondo le stime dell'Inps il reddito di inclusione, ultima trovata di fine legislatura del Pd per fingere di occuparsi dei poveri italiani, costerà ai contribuenti circa 2 miliardi. A leggere bene il provvedimento però scopriamo che l'obiettivo non è proprio sostenere le famiglie indigenti: il Rei infatti può essere ottenuto anche da chi ha un permesso umanitario o risiede in Italia da due anni. Questo spiega perché ad esempio a Trento a farne richiesta sono stati quasi tutti arabi e nigeriani. Dopo l'accoglienza lo Stato Italiano si fa carico anche del mantenimento degli immigrati che da richiedenti asilo diventano richiedenti di reddito. Quando tra pochi mesi saremo al governo metteremo in pratica un principio semplice e chiaro: prima gli italiani". Non ci sono voluti mesi ma anni perché Fdi andasse al governo, ma se questi sono i presupposti, un ritorno al reddito di inclusione come lo conosciamo è altamente improbabile. 

Il post di Meloni

I controlli sul reddito di cittadinanza

L'Inps ha individuato su circa 1.290.000 domande di reddito di cittadinanza pervenute nei primi dieci mesi del 2022 oltre 240.000 tentate truffe per mancanza del requisito della residenza in Italia oppure per false o omesse dichiarazioni relativamente alla posizione lavorativa dei componenti il nucleo familiare.

Ormai in ogni caso i controlli che smascherano chi percepisce indebitamente il Rdc spesso finiscono nelle brevi di cronaca. Ad esempio, negli ultimi giorni controlli dei carabinieri della compagnia di Giugliano in Campania insieme ai colleghi del nucleo ispettorato del lavoro di Napoli nei locali della movida della zona hanno portato alla scoperta di altri percettori di reddito di cittadinanza che lavoravano in nero. Focus del servizio il contrasto al lavoro sommerso e la verifica del rispetto delle norme sulla sicurezza e igiene. Durante le operazioni i carabinieri hanno denunciato il socio di una società che detiene un lounge bar a via Prolungamento Pigna. Dagli accertamenti sono emersi la mancata visita medica dei lavoratori e la loro omessa formazione. Tre i lavoratori in nero trovati nel locale e tra questi 2 sono percettori del reddito di cittadinanza per cui saranno segnalati all'Inps. Denunciato anche l'amministratore unico di un altro locale notturno a via San Francesco a Patria. Le inosservanze emerse sono state le stesse del Lounge bar. Anche in questo caso i Carabinieri hanno trovato 3 lavoratori in nero e 1 di questi - segnalato all'Inps - percepiva il reddito di cittadinanza.

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