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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Le ipotesi

Reddito di cittadinanza: cosa cambia se si torna al reddito di inclusione

Come sostituire il sussidio al termine del décalage previsto dal governo? Il tema al centro dell'incontro di ieri tra Meloni e Calenda: sulla misura simbolo molte convergenze. Le proposte, le ipotesi e gli scenari

La riforma del reddito di cittadinanza "è una misura di buon senso che intendiamo difendere da ogni attacco strumentale", ha detto di recente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La manovra bollinata è arrivata ieri in Parlamento (8 giorni dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri) e la maggioranza cerca di "blindarne" il percorso nelle prossime settimane. C'è infatti solo un mese per portare a termine il doppio passaggio ed evitare l'esercizio provvisorio, mentre i partiti di governo (soprattutto Forza Italia) chiedono modifiche. Meloni difende una legge di bilancio con cui "abbiamo scelto di sostenere i più fragili e rafforzare la classe media" Meloni assicura che "terremo in debita considerazione le proposte", ma esclude "che venga stravolta". Del resto, fa notare, "in Cdm siedono tanto il segretario della Lega quanto il coordinatore di Forza Italia. Stravolgere la manovra significherebbe delegittimarli". Sul reddito di cittadinanza si procede su due piani: per il 2023 la strada è segnata, per il 2024 le interlocuzioni sono solo all'inizio. 

Cosa succederà al reddito di cittadinanza? Serpeggia irritazione in Forza Italia per la mossa di Carlo Calenda, che ieri è rimasto a colloquio per più di un'ora con Meloni e con il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti per illustrare le proposte del Terzo polo sulla finanziaria. Alla fine il segretario di Azione ha definito l'incontro "molto positivo" e "costruttivo", con "persone che mi sono parse preparate". Da parte sua, si fa notare, la premier ha semplicemente raccolto una richiesta di incontro, ma ha certamente "apprezzato" il fatto che si sia discusso del merito delle proposte. Si è parlato anche del sussidio, come vedremo tra poco. L'ex ministro ha ribadito che non vuol essere la "stampella" del governo e che non c'è "nessuna disponibilità a essere parte di questa coalizione" ma non ha risparmiato una stoccata (oltre che al Pd) a Forza Italia che "invece di sabotare Meloni" dovrebbe contribuire "a fare la manovra". "Calenda - la replica secca di Ronzulli - mi pare un po' confuso, dimentica che è seduto dalla parte dell'opposizione. Il centro siamo noi e Fi è totalmente insostituibile". Tuttavia la palese disponibilità di Meloni nell’incontrare Calenda per un'ora e mezza e intrattenersi sulle misure proposte da Azione è un'apertura, che vale anche come un altolà ai vertici di Forza Italia per il primo vero test parlamentare dell'esecutivo.

Reddito di cittadinanza: cosa cambierà 

Tra Meloni e Calenda si è affrontato anche il tema di come sostituire il reddito di cittadinanza al termine del décalage previsto dal governo, da gennaio 2024. 

Nel 2023 il reddito di cittadinanza è riconosciuto nel limite massimo di 8 mensilità (non più 12) per le persone "occupabili". La novità, è scritto nel testo in bozza della manovra, non si applica "in caso di nuclei al cui interno vi siano persone con disabilità, minorenni o persone con almeno sessant’anni di età". Per quest'ultime al momento non cambia nulla. Tutto ciò in attesa dell'annunciata riforma organica delle misure di sostegno alla povertà e di inclusione attiva. Sempre dal 1° gennaio tutti i soggetti "attivabili" devono essere inseriti, per un periodo di sei mesi, in un corso di formazione e/o di riqualificazione professionale. In caso di mancata frequenza del corso si decade dal sussidio, così come nel caso del primo rifiuto a una offerta di lavoro congrua. Le regioni devono tassativamente trasmettere all'Anpal gli elenchi dei soggetti che non rispettano l'obbligo di frequenza dei percorsi di formazione. Tutti i componenti del nucleo devono risiedere nel territorio italiano. Una stretta. Altra novità è che dal 2023 i percettori potranno accumulare i redditi che derivano da lavori legati a contratti stagionali o intermittenti fino a un limite di 3mila euro lordi. La misura riguarda dunque quei beneficiari che accettano un lavoro a tempo determinato. In questo caso, in buona sostanza, il maggior reddito da lavoro non concorrerà alla determinazione dell'importo spettante per il reddito di cittadinanza. Si tratta dunque di un provvedimento mirato a garantire più flessibilità per chi si impegna a cercare un lavoro. 

Si torna al Rei?

La premier si sarebbe mostrata molto interessata alla proposta di Calenda: far gestire il reddito dai comuni in linea con quanto già previsto dal vecchio reddito di inclusione (Rei) assumendo a tal fine nuovi assistenti sociali, spostando la componente del reddito relativa ai figli sull'assegno unico, togliere il sussidio agli under 40 senza figli, coinvolgere le agenzie private del lavoro. Per Calenda l’intervento in legge di bilancio dell'esecutivo con la promessa di eliminarlo nel 2024 però non è abbastanza: "Avevano detto 'aboliamo il Rdc' e poi non sanno come farlo. Allora io chiedo a Meloni, se è così, che hai fatto all'opposizione?", diceva Calenda solo qualche giorno fa. L'ipotesi calendiana, in sintesi, è di creare un reddito di inclusione, con molti esclusi. Per il terzo polo bisogna togliere del tutto il sussidio agli under 40 senza figli. Le proposte per tutti i percettori sono di far gestire il Rdc dai comuni in linea con quanto previsto dal Rei (inclusa la fase di accesso al beneficio). Oggi il reddito di cittadinanza non è un reddito universale, non è sussidio di disoccupazione, non è individuale non è familiare. Il governo per il futuro dovrà decidere se è un reddito familiare di sostegno come lo era il Rei (quindi non personale ma familiare, slegato dalle offerte di lavoro), oppure se è un reddito da disoccupazione e che quindi va anche a chi non ha mai trovato il lavoro o è uscito dalla "protezione" degli aiuti dopo due anni di Naspi. Ma in questo caso è necessario che la persona sia pagata per fare corsi di formazione e/o lavori socialmente utili, non si tratta più di rifiutare o meno offerte di lavoro.

Altro punto: la differenza sostanziale tra Rdc e Rei, numeri alla mano, è l'importo. Se per il reddito di cittadinanza si attesta intorno ai 500 euro, per il Rei non fu così: l'importo medio mensile distribuito andava da un range tra 225 e 328 euro e l'aiuto raggiunse, prima di essere sostituito dal reddito di cittadinanza, solo 506 mila nuclei familiari. Difficile pensare dunque a un "ritorno" al Rei senza che ciò sia accompagnato da un adeguamento degli importi: molte famiglie che si ritroverebbero in povertà. La povertà tocca aspetti economici, familiari, lavorativi, di salute, psicologici, abitativi, di istruzione, cura di bambini e anziani e altri: nel piano di un ritorno al Rei c'è la convinzione, diffusa, che solo i servizi sociali comunali abbiano le competenze per affrontarne la multidimensionalità. Proprio sul riconoscimento di tale caratteristica era basato il reddito di inclusione, introdotto dal centro-sinistra. La misura assegnava una posizione importante ai comuni, al fianco dei centri per l’impiego, mai però dotati all'epoca del finanziamento necessario. Le differenze Rdc e Rei sono rilevanti, con riferimento ai requisiti di accesso e ai percorsi di condizionalità. Il primo spetta se il richiedente è residente in Italia da almeno dieci anni, per il Rei ne erano sufficienti due. Il Rdc ha un’architettura più complessa per quanto riguarda la condizionalità, che non prevede, come nel Rei, un unico punto di accesso dei nuclei familiari beneficiari presso i servizi sociali comunali, ma due diversi percorsi, individuati sulla base del grado di occupabilità dei membri delle famiglie, da realizzare attraverso il patto per il lavoro, presso i centri per l'impiego, e il patto per l'inclusione sociale, presso i Comuni.

Il piano proposto dal Terzo polo al governo, e su cui le convergenze sarebbero importanti, prevede anche di abilitare le agenzie private per il lavoro a formare e trovare lavoro ai percettori. Ma ci sono anche incentivi non economici per cercare lavoro (come la riduzione dell'importo dopo 1,5 anni senza lavoro) e adeguare il sussidio alle diverse soglie di povertà territoriali.

La mozione della maggioranza su Rdc e salario minimo

"I governi degli ultimi anni, hanno privilegiato misure assistenziali come il reddito di cittadinanza che hanno comportato l'impegno di ingenti risorse per le casse dello Stato e che oltre a non portare l'Italia fuori dalla crisi economica, si sono dimostrate inadeguate per i criteri con i quali sono state introdotte". Lo si legge nel testo della mozione sul salario minimo presentata dalla maggioranza alla Camera, in cui si invita il governo a proseguire con l'intenzione di tagliarlo "facilitando l'ingresso nel mercato del lavoro di tutti gli attuali percettori 'occupabili'" e destinando le somme risparmiate alla "detassazione delle imprese mirata anche all'assunzione di giovani lavoratori". La misura, ha tenuto a ribadire la maggioranza, si è tradotta "esclusivamente" in un "sussidio statale, vista la totale assenza di un sistema funzionante per la ricerca di lavoro ai beneficiari; per tale provvedimento sono stati stanziati 7,1 miliardi per l'anno 2019, 8 miliardi per il 2020 e 8,3 miliardi per il 2021, che non hanno dato alcun impulso alla nostra economia".

Le critiche alla forma attuale del reddito di cittadinanza arrivano anche dal centrosinistra: per il Pd "la prima battaglia dovrebbe essere sempre quella per il lavoro" e quanto al reddito di cittadinanza "penso che non possa essere abolito, ma allo stesso momento vada riformato radicalmente perchè l'obiettivo di ridare lavoro o farlo trovare ha davvero fallito. Conciliando queste due cose si può dare allo strumento qualcosa in più del semplice sussidio", dice il governatore dell'Emilia Romagna e candidato alla segreteria del Pd Stefano Bonaccini.

Il dibattito sul reddito di cittadinanza proseguirà a lungo, dentro e fuori la maggioranza. La misura simbolo del primo esecutivo Conte ha vari limiti e costa molto, ma l'Italia avrà sempre bisogno di efficaci politiche contro la povertà, in ogni caso e con qualsiasi governo. "Per milioni di persone, senza il Rdc rimarrebbe solo la Caritas... Esiste la Naspi per chi perde il lavoro, per un massimo di 2 anni. Ma ricordiamoci sempre che il Rdc oggi per i due terzi viene dato a persone che non possono lavorare o non hanno mai lavorato, o non hanno una storia contributiva recente", ha ricordato di recente il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico.

Anche a Berlino si discute (male) del reddito di cittadinanza

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