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Venerdì, 12 Aprile 2024
Economia Italia

Reddito di cittadinanza, chi riceverà la chiamata e chi resta "non occupabile"

Il lavoro? Sarà obbligatorio appena per il 30% dei percettori del reddito di cittadinanza. La maggior parte dei beneficiari rischiano nei fatti di restare "a carico" della collettività perché ritenuti "troppo lontani da un percorso di lavoro"

Una chiamata che "potrebbe" voler dire lavoro: per i beneficiari del reddito di cittadinanza si apre la seconda fase con le convocazioni da parte dei centri per l’impiego. Una chiamata che arriverà tuttavia solo ai cosiddetti "occupabili", ovvero coloro che per continuare a ricevere il sussidio dovranno firmare il patto per il lavoro per essere inseriti in un programma di ricerca di un impiego.

Ma chi sono gli occupabili e quanti sono? Ad oggi risultano pervenute all’Inps oltre 1,4 milioni di domande per il reddito o la pensione di cittadinanza. Delle 905mila domande che erano state accolte a Luglio, 112mila riguardano nuclei percettori di Pensione di Cittadinanza e per questo esentati dall'obbligo di lavoro. 

Dal 2 settembre i centri per l'impiego inizieranno a chiamare le famiglie in cui tra Aprile e Luglio è arrivato il reddito di cittadinanza. Attenzione, famiglie e non "singolo percettore" perché in base alla legge sarà convocabile non solo l’intestatario del reddito, ma anche tutti i maggiorenni della famiglia che risultano "non occupati" o che non frequentano un regolare corso di studi. Attenzione: sono considerati disoccupati i lavoratori a basso reddito, ovvero i dipendenti con redditi da lavoro inferiori a € 8.000 e i lavoratori autonomi con redditi inferiori €4.800.

Reddito di cittadinanza, perché rischia di "slittare tutto" 

Secondo le stime si parla di oltre 700mila persone appartenenti a circa 350mila nuclei familiari. Si tratta di famiglie cui già da mesi viene riconosciuto l'assegno nonostante il ritardo di attivazione delle politiche attive di lavoro. (la fase due doveva scattare entro i 30 giorni dal ricevimento della card).

La convocazione per la firma del patto di lavoro - obbligatorio per continuare a ricevere il reddito di cittadinanza - potrà avvenire anche per sms o email. Mentre resteranno esentati - oltre ai già citati beneficiari della pensioni di cittadinanza - tutti gli over65 e i disabili, ma anche i componenti della famiglia che devono prendersi cura di bambini al di sotto dei 3 anni o di persone non autosufficienti.

Esentati anche chi ha sottoscritto negli ultimi due anni un Patto di servizio in corso di validità presso i Centri per l’Impiego.

Una volta avvenuta la convocazione, il beneficiario deve collaborare con l’operatore del centro per l'impiego e accettare almeno una tra le tre offerte di lavoro congura che viene offerta al beneficiario del Rdc. Un'offerta di lavoro viene congrua in base alle "esperienze e competenze maturare", alla durata dello stato di disoccupazione e alla distanza dal domicilio (100 km la prima offerta, 250 la seconda, ovunque per la terza).

Per molti si potrebbe assistere ad una vera e propria "emigrazione" visto che nelle quattro regioni meridionali (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) si concentra il 64,7% dei soggetti occupabili.

Per capire la portata della seconda fase del reddito di cittadinanza è bene tenere presente altri due argomenti, in realtà già sollevati in passato

Come già stimava l'ufficio parlamentare di bilancio, delle circa 1,3 milioni di famiglie che potrebbero richiedere il reddito di cittadinanza, ben il 29% risulterebbe senza obblighi di alcun genere, mentre solo il 26% verrebbe almeno inizialmente inserito nel percorso lavorativo. Inoltre solo meno della metà (47%) di chi riceverà la convocazione dai centri per l'impiego è ritenuto "prontamente attivabili", ovvero in grado di rispondere alla chiamata del mercato del lavoro.

La maggior parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza rischiano nei fatti di restare "a carico" della collettività perché ritenuti "troppo lontani da un percorso di lavoro".

Rdc, beneficiari ma senza lavoro: il patto di inclusione sociale

Se come dicevamo il 29% dei beneficiari del Rdc risulterebbe senza obblighi di alcun genere, e solo il 26% verrebbe almeno inizialmente inserito nel percorso lavorativo, il restante 45% entrerebbe a far parte del patto di inclusione gestito dai Comuni.

Sono infatti tanti i nuclei beneficiari del Reddito di Cittadinanza che sono stimati come non immediatamente attivabili per un percorso lavorativo e che verranno contattati dal Comune di residenza per attivare un percorso di uscita dalla povertà con l'aiuto dell'assistente sociale.

Inoltre tra le famiglie assegnate al percorso di inclusione (45%) sarebbero appena il 14% i soggetti "prontamente attivabili" ovvero capaci di essere reimpiegati (e inviati ai Centri per l’impiego). Infatti il 38 per cento è composto da individui "non immediatamente attivabili" e per quasi la metà (48%) da persone esenti.

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