Venerdì, 23 Aprile 2021

Reddito di cittadinanza, la paura dei Caf (e il pagamento a maggio)

I Centri di assistenza fiscale si preparano a reggere l'urto delle domande che arriveranno ai loro uffici, ma sperano che la normativa non cambi in Parlamento. L'Istat: obbligo di patto per il lavoro per un terzo dei beneficiari

Dal 6 marzo si potrà richiedere il reddito di cittadinanza, ma il testo di legge non è ancora pronto al via libera della Camera. Dopo l'ok del Senato, infatti, il decreto legge si trova ora in fase di conversione nelle Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera. I Centri di assistenza fiscale - Caf - sono pronti a reggere l'urto delle domande che arriveranno ai loro uffici, ma sperano anche che il provvedimento sul reddito di cittadinanza all'esame del Parlamento non subisca stravolgimenti. E' quanto ha sottolineato il coordinatore della Consulta nazionale dei Caf Mauro Soldini al termine della Consulta dei Caf che ha ratificato l'intesa con l'Inps sull'assistenza da parte dei Caf.

La normativa sul reddito di cittadinanza e le possibili modifiche

"Riteniamo - ha aggiunto - che ci sarà una discussione nella maggioranza: contiamo sul buon senso nel non cambiare troppo la normativa perché poi ne dovremo rispondere". "Qualsiasi cambiamento comporterebbe modifiche alla modulistica", che è già stata diffusa dall'Inps. "Speriamo in ogni caso che le modifiche non siano rilevanti e siano di facile gestione. Non siamo negativi, pensiamo che si potranno risolvere".

Reddito di cittadinanza, c'è un problema di soldi

I Caf, ha assicurato Soldini, "forniranno assistenza tutto il mese". Raccoglieranno le domande per il reddito di cittadinanza dal 6 marzo, fino al 31: le domande saranno inviate dal 25 di marzo al 15 di aprile all'Inps. L'Inps verificherà i requisiti nel giro di dieci giorni e dal 26 comunicherà al cittadino, tramite email o sms, se la domanda è stata accolta o rigettata. Se accolta, seguirà un'altra email o un altro sms di Poste Italiane per il ritiro della card presso l'ufficio postale. Il pagamento del beneficio dovrebbe avvenire quindi ai primi di maggio.

L'obbligo di adesione al Patto per il lavoro per un beneficiario su 3

Solo un beneficiario su 3 del reddito di cittadinanza sarà obbligato ad aderire al Patto per il lavoro. Gli altri 2 potranno usufruire del sostegno economico senza alcun vincolo lavorativo. E' quanto emerge dalle simulazioni dell'Istat sul decretone, presentate in occasione dell'audizione nelle commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera. In numeri, la platea delle persone che potrà accedere al beneficio è composta da 2,7 milioni; di queste, sono circa 900.000 coloro che hanno un'età compresa tra 18 e 64 anni, che saranno obbligate a sottoscrivere il patto per il lavoro. Rispetto alle 900.000 persone che per beneficiare del reddito di cittadinanza dovranno aderire al patto per il lavoro, circa 600.000 ha la licenza media o nessun titolo di studio. Si tratta prevalentemente di disoccupati (492.000) e casalinghe (373.000). In gran parte si tratta di cittadini italiani (circa 760.000), mentre sono circa 100.000 gli extra comunitari.

Che cos'è il Patto per il lavoro

Il Patto per il lavoro è un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e che prevede la redazione del bilancio delle competenze e attività finalizzate alla ricerca attiva di lavoro e alla formazione o riqualificazione professionale. Il Patto prevede anche attività di servizio alla comunità e l’obbligo di accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue (una in caso di rinnovo). Il Patto, che va siglato con un Centro per l'impiego o un'Agenzia per il Lavoro, è condizione per ottenere il beneficio mensile. I componenti maggiorenni del nucleo familiare dovranno dichiarare la disponibilità al lavoro e all’adesione a un percorso personalizzato di accompagnamento all'inserimento lavorativo.

Rifiuta di tagliarsi la barba e perde il reddito di cittadinanza 

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