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Martedì, 21 Maggio 2024
Un problema inaspettato

Il pasticcio di Giorgia Meloni sul reddito di cittadinanza

Il governo ha deciso di abolire il sussidio dal 1°gennaio 2024. Ma con la legge di bilancio sono state abrogate pure le norme che definiscono il reato di indebita appropriazione del Rdc, con tutte le pene del caso: abolitio criminis, in gergo. Colpo di spugna, insomma, per tutti i furbetti passati e presenti

Tempo per risolvere il problema c'è, ma è un vero pasticcio, come altro definirlo? Il governo Meloni ha deciso di abolire il reddito di cittadinanza dal 1°gennaio 2024. Ma con la legge di bilancio sono state abrogate pure le norme che definiscono il reato di indebita appropriazione del Rdc, con tutte le pene del caso: abolitio criminis, in gergo. Colpo di spugna, insomma, per tutti i furbetti passati e presenti. La maggioranza, con un po' d'imbarazzo, dovrà forse addirittura predisporre un decreto d'urgenza per risolvere la faccenda.

Ma procediamo con ordine. Non è una novità di oggi che dal 1°gennaio 2024 il reddito di cittadinanza, varato dal trio Conte-Di Maio-Salvini nella primavera del 2019, sarà solo un ricordo. Nel 2023 hanno diritto a 12 mensilità i nuclei familiari con minorenni disabili o persone con più di 60 anni di età. Viene riconosciuto per 7 mensilità agli "occupabili". Dall'anno prossimo un altro sussidio sostituirà il Rdc, ma dettagli in merito al momento non ce ne sono.

Il pasticcio

C'è, però, un piccolo problema. La strategia messa in atto dal governo salverebbe di fatto i furbetti, quelli che hanno incassato migliaia di euro senza averne alcun diritto e chi è stato condannato per questo reato finanche con una sentenza ormai diventata definitiva. Un vero e proprio colpo di spugna. Il Pd ha presentato un’interpellanza firmata da undici deputati al ministro della Giustizia, Carlo Nordio. In sintesi: con la legge di Bilancio sono state abrogate le norme che regolano il sussidio. Dall'anno prossimo sono stati fatti sparire i primi 13 articoli del decreto legge numero 4 del 2019. Ma tra quei 13 articoli abrogati, c’è anche l'articolo 7 che definisce il reato di indebita appropriazione del Reddito, con tutte le pene del caso. Chi per ottenere il reddito di cittadinanza presenta dichiarazioni o documenti falsi può essere condannato da due a sei anni; chi non segnala l'aumento di redditi o patrimoni, rischia il carcere da uno a tre anni. L'articolo 7 è quello che stabilisce la restituzione delle somme indebitamente percepite.

Secondo l'interpretazione del Pd (e confermata da alcuni giuristi) l'abolizione del Reddito di cittadinanza (incluso l'articolo 7) crea una cosiddetta abolitio criminis: se una legge successiva abroga un reato che era considerato tale dalla legge vigente al tempo il cui fu commesso, si applica il principio del favor rei. Ovvero, se è tutto abrogato, i reati di indebita appropriazione scompaiono nel nulla, non ci sono più, come se non fossero mai esistiti. Se uno ha truffato lo Stato, non è punibile perché non c'è più quel reato secondo la legge. Se c'è stato un processo, la pena non può più essere eseguita. La condanna va revocata. Chi è stato condannato potrà chiedere la revoca della sentenza, anche definitiva, e lo stesso potrà fare chi verrà condannato nel 2023. Insomma, una leggerezza spaventosa che - pare - nessuno aveva notato fino a poche ore fa.

La segnalazione è arrivata dal Pd

"Nella furia di eliminare una misura che aiuta i più deboli il Governo Meloni ha cancellato anche le sanzioni per chi abusa del reddito di cittadinanza. Abbiamo presentato un'interpellanza per correggere il pasticcio della destra che premia chi deve punire". Così su Twitter il deputato democratico Andrea Casu.

"Nella fretta di abolire una misura che aveva aiutato milioni di persone in difficoltà, il governo ha fatto il condono che, fra i tanti varati in manovra, forse era l'unico al quale non pensava - dice la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani a Repubblica - Pasticcio, certo, ma di una notevole gravità. Eliminando l'intera disciplina, e dunque anche le norme incriminatrici, si è ottenuto un risultato assurdo. Fatti salvi i reati più gravi come l'associazione a delinquere, vengono abolite le pene per tutti coloro che, per ottenere il reddito di cittadinanza, hanno fatto dichiarazioni mendaci, hanno utilizzato documenti falsi o hanno omesso informazioni dovute. E vengono meno anche le sanzioni per chi omette di comunicare le variazioni di reddito e di patrimonio".

La toppa

Che fare, dunque? L'esecutivo dovrà per forza di cose ripristinare il reato di appropriazione indebita del sussidio e le pene per chi ha truffato lo Stato. C'è spazio e tempo per un decreto legge, ma dovrà essere concordato in partenza con il Quirinale, dove c'è quel Sergio Mattarella che solo tre giorni fa, nei richiami relativi al Milleproroghe, ha invitato proprio a non abusare della decretazione d’urgenza. La possibilità per i cosiddetti "furbetti" di chiedere la revoca delle sentenze dal 2019 in poi sarebbe uno smacco inaccettabile per la maggioranza.

In teoria, il governo potrebbe anche attendere il primo gennaio, contando sul fatto che l'introduzione del nuovo sussidio ripristini i reati. Ma è una via rischiosa, per via del buco temporale, e in ogni caso il testo sarà molto complicato da mettere neo su bianco. Dovrà infatti bilanciare il principio costituzionale della retroattività della legge penale più favorevole. L'art. 2 comma 1 del codice penale e l'art. 25 c. 2 della Costituzione sanciscono il principio di irretroattività della legge penale sfavorevole al reo, ovvero che nessuno può essere punito per un fatto, che secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato. Evitare il rischio di moltiplicare i contenziosi sarà la parola d'ordine dei prossimi mesi. Un bel ginepraio.

Quello che il governo Meloni non dice sul reddito di cittadinanza

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