Domenica, 11 Aprile 2021

Reddito di cittadinanza, solo 70mila beneficiari hanno firmato il "patto per il lavoro"

La macchina si è messa in moto in ritardo ma dal 2 settembre ad oggi i percettori già convocati dai centri per l'impiego sono circa 250mila. I colloqui svolti però sono ancora pochi (e secondo "Il Sole 24 Ore" più di qualcuno diserta la chiamata). A che punto siamo con la fase due

Foto di repertorio

Sono circa 250mila i percettori di reddito di cittadinanza già convocati dai centri per l’impiego. Di questi, secondo l’ultimo monitoraggio delle Regioni, circa 70mila, pari a un decimo degli "occupabili", hanno firmato il così detto 'patto per il lavoro'. La fase due è partita in ritardo? "In realtà - spiega a Today Cristina Grieco, Assessore della Regione Toscana e coordinatrice della Commissione Lavoro e Istruzione della Conferenza delle Regioni - in accordo con Anpal abbiamo iniziato a convocare dal 2 settembre e cioè dal momento in cui è stato disponibile il sistema informativo in cooperazione applicata, quindi dal 2 settembre a livello nazionale in un mese e mezzo sono stati convocati circa 250.000 percettori". 

Reddito di cittadinanza,  a che punto siamo col "patto per il lavoro"

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Inps le domande di reddito di cittadinanza accolte sono poco meno di un milione, per un totale di circa 2,1 milioni individui coinvolti. Le Regioni stimano tuttavia che di questi "più o meno un terzo siano occupabili", ovvero ritenuti ideonei al lavoro. "Quindi - spiega Grieco - a livello nazionale i percettori convocati in un mese e mezzo sono stati poco più di un terzo del totale".

Il Sole 24 Ore scrive però che circa un beneficiario su tre "non non si è presentato, talvolta anche per 'motivi giustificati' (malattia, bambini piccoli, familiari in cura)". Insomma, finora i colloqui svolti sono pochi e restano da firmare almeno seicentomila patti per il lavoro.

La macchina del reddito si è messa in moto, ma qualche ingranaggio va ancora oliato a dovere. Nelle prossime settimane il quadro della situazione dovrebbe essere più chiaro. E si potranno tirare le prime somme. Quanti sono ad esempio coloro che disertano la chiamata dei centri per l’impiego senza una valida giustificazione? E quanti, tra i beneficiari, riceveranno almeno un’offerta di lavoro? 

Il caso degli "occupabili": chi (e perché) viene esonerato dagli obblighi

Gli obblighi connessi al rdc - lo accennavamo sopra – riguarderanno circa un terzo degli individui coinvolti, ma va ricordato che i nuclei familiari beneficiari sono finora circa 980mila. Oltre ai disabili e agli over 65, la legge stabilisce che sono esclusi dalla ricerca di lavoro coloro che si prendono cura di un minore con meno di tre anni o di un componente del nucleo familiare "con disabilità grave". Non solo: anche chi frequenta un corso di studi o di formazione può chiedere l’esonero. Fatte salve queste eccezioni, che però sono tutt’altro che insignificanti dal punto di vista numerico, "tutti i componenti il nucleo familiare che siano maggiorenni" sono tenuti agli obblighi connessi all’erogazione del rdc. 

Reddito di cittadinanza: lavori di pubblica utilità, ma non per tutti

Qualcosa si muove anche sul fronte dei lavori di pubblica utilità. Il decreto che ne definisce le modalità di svolgimento, scritto di concerto con i Comuni, è stato firmato l’altro ieri dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo, che su facebook lo ha definito "un atto importante nel percorso di costruzione di un moderno sistema di welfare state che rinsalda il patto tra Stato e cittadino". 

Secondo la legge di conversione del rdc i beneficiari sono tenuti ad un impegno di almeno otto ore settimanali, "aumentabili fino ad un numero massimo di sedici ore complessive" in progetti "utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il medesimo comune di residenza". La partecipazione ai progetti è però "facoltativa per le persone non tenute agli obblighi connessi al Rdc". Anche in questo caso dunque l’obbligo scatterà solo per i 700mila "occupabili". Quanto ai tempi si sa ancora poco. La macchina si è messa in moto, ma per ora procede a singhiozzo. 

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